"Non sfruculiare la mazzarella di San Giuseppe!": alle origini di un detto antichissimo

“Non sfruculiare la mazzarella di San Giuseppe!”: alle origini di un detto antichissimo

Nun sfruculià la mazzarella di San Giuseppe!”. E’ un detto napoletano antichissimo che si dice quando si invita a non abusare della pazienza di qualcuno.

Quando parliamo di mazzarella, davvero stiamo alludendo ad un bastone che esiste davvero e si trova proprio qui, nella chiesa di San Giuseppe dei Nudi. Si tratta di una storia che unisce l’Inghilterra, Venezia e Napoli e comincia con una giornata di pioggia di tre secoli fa.

Dal Sussex a Napoli grazie ad una “popstar”

Il bastone di San Giuseppe è una delle tantissime reliquie di santi che hanno fatto il giro d’Europa nel basso medioevo, esposte in chiese o in cappelle private di nobili. A Giuseppe è attribuito tradizionalmente un bastone fiorito. Secondo alcuni vangeli era infatti particolarmente vecchio quando nacque Gesù e camminava aiutandosi con un bastone. In alcune versioni pare che il bastone abbia cominciato a fiorire spontaneamente in prossimità di una chiesa, in altre invece pare che i fiori siano spuntati sulla nodosa mazzarella di San Giuseppe in occasione della gravidanza di Maria.

mazzarella di san giuseppe
San Giuseppe con il suo tradizionale bastone fiorito

1700 anni dopo gli eventi, i Padri Carmelitani del Sussex, regione inglese, affermavano di custodire la prestigiosissima reliquia originale del santo. Fu in questo momento che la storia prese una piega inaspettata: il napoletano Nicolino Lombardi, una delle voci bianche più amate del XVIII secolo, chiese di portare a Napoli la reliquia.
Aveva infatti un vecchio conto in sospeso con la famiglia Hampden, dato che qualche anno prima aveva salvato ad una condanna a morte Sir Richard Hampden grazie a delle conoscenze che aveva presso la corona britannica, dove era particolarmente amato.
Il suo desiderio fu esaudito e nel 1795 fu esposto nella Real Arciconfraternita e Monte di San Giuseppe dell’Opera del vestire i Nudi e i Vergognosi (abbreviato, appunto, in San Giuseppe dei Nudi).

La reliquia fu esposta l’anno seguente e portò davanti alla chiesa un’immensa folla di credenti e curiosi, tutti alla ricerca del bastone miracoloso. Alcuni cercarono di rubarlo, altri invece staccavano piccoli pezzettini di legno, altri ancora semplicemente la accarezzavano con le mani, inevitabilmente usurando il legno. Il servitore di Nicolino Lombardi, esasperato per la folla che ogni giorno invadeva la chiesa, perse la pazienza.
Non conosciamo il suo nome, ma sappiamo che era di Venezia. Ma soprattutto sappiamo che urlò una frase ai fedeli in perfetto napoletano misto ad accento veneto: “non sfruculiate la mazzarella di San Giuseppe!“.

Lombardi era in strettissimi rapporti con la Serenissima (che a Napoli aveva un’ambasciata dalle parti di Piazza del Gesù) e non sorprenderà sapere che il suo entourage era composto per lo più da veneti.

Guglielmo Sanfelice
Guglielmo Sanfelice con il simbolo di San Giuseppe dei Nudi

La nascita della confraternita di San Giuseppe dei Nudi

Andiamo ancora più indietro nel tempo. La mazzarella di San Giuseppe è strettamente legata alla nascita della Confraternita di San Giuseppe del Vestire i Nudi.
Questa chiesa nacque in un pomeriggio di pioggia del 1734, quando tre nobiluomini videro la propria giornata di caccia rovinata da un acquazzone. Si ripararono dalle parti del chiostro dei Padri Carmelitani Scalzi, che si trovava nel posto in cui oggi sorge il Museo Nazionale. Chiacchierando fra di loro, decisero di destinare i fondi destinati alla giornata per un’opera di beneficenza: proprio in quel momento videro passare un senzatetto coperto da stracci, seminudo, che cercava di ripararsi dalla pioggia. Gli offrirono dei vestiti.
Decisero quindi di aiutare inizialmente i Padri Carmelitani Scalzi, che furono entusiasti di abbracciare il progetto nato sotto la citazione biblica “nudus eram et coperuistis me” (ero nudo e mi avete coperto).
L’iniziativa fu votata a San Giuseppe e, dato il successo dell’iniziativa, che coinvolse altri nobili, fu richiesto nel 1740 al re Carlo di Borbone il permesso di edificare una nuova chiesa.

San Giuseppe dei Nudi
Interno San Giuseppe dei Nudi

Quarant’anni dopo sarebbe arrivata la famosa mazzarella di San Giuseppe proprio nella chiesa a lui intitolata. E, negli anni seguenti, l’arciconfraternita avrebbe ospitato alcuni dei più importanti uomini dell’epoca passata: a partire dagli stessi monarchi napoletani, che furono tutti confratelli, arrivando ai Papi e a gran parte della nobiltà napoletana fino alla fine del XIX secolo, tutta ricordata in una bellissima stanza dei dipinti. Ed oggi, per continuare il suo legame con la Storia, San Giuseppe dei Nudi è diventata anche cappella magistrale dell’Ordine Costantiniano di San Giorgio.

Oggi la mazzarella di San Giuseppe non rischia più di essere “sfruculiata“: è protetta da una teca di vetro ed è visibile solo in occasioni speciali.

-Federico Quagliuolo

"Non sfruculiare la mazzarella di San Giuseppe!": alle origini di un detto antichissimo
La mazzarella di San Giuseppe custodita nella chiesa di San Giuseppe dei Nudi

La storia è dedicata a Ugo de Flaviis e ai cavalieri del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio che, con Gionata Barbieri e Manuel de Goyzueta di Toverena, ci hanno mostrato questa chiesa meravigliosa.

Riferimenti:
Di Mauro, Ruotolo, Cautela, Napoli Sacra. Guida alle chiese della città, Napoli, 1997
https://www.sangiuseppedeinudi.org/cennistorici/
https://www.achyra.org/cruscate/viewtopic.php?t=4683

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