Le targhe di Napoli: quando i tribunali affiggevano le sentenze sui palazzi

Le targhe di Napoli: quando i tribunali affiggevano le sentenze sui palazzi

Le strade di Napoli sono una sorta di archivio di storie comuni di tribunale disseminato in tantissime targhe. L’intento di molte lapidi nelle strade era infatti quello di far ricordare per sempre la soluzione (o le punizioni!) di liti, beghe di quartiere o abitudini che caratterizzavano la vita in città nei secoli passati e che, ancora oggi, affollano il tribunale del Centro Direzionale .

Sono sparse in tutto il centro storico targhe del ‘600 che raccomandano ai ragazzi di non giocare a pallone, agli ambulanti di non mettere i propri carretti o agli. Tante antiche storie di strada che ci fanno capire come, probabilmente, non cambia mai nulla.

Scopriamone qualcuna!

Port'Alba targhe sentenza

Port’Alba e le bancarelle abusive

Le bancarelle sono una delle cose più caratteristiche di Port’Alba, ma anche un grosso problema per i residenti, soprattutto in tempi in cui non esistevano aree pedonali e ZTL. Dobbiamo andare indietro nel tempo fino al 1796, con Ferdinando IV regnante, per trovare questa targa affissa di fronte all’Antica Pizzeria Port’Alba, che già esisteva da 60 anni.

Sul finire del XVIII secolo Port’Alba si chiamava ancora Porta Sciuscella (per la presenza di alcuni alberi di carrube) e, al posto dei libri, sulle bancarelle c’erano verdura e frutta di Capodimonte e altre campagne.
Napoli era in rapida espansione e la costruzione del Foro Carolino (l’attuale Piazza Dante) aveva restituito una nuova dignità anche a Port’Alba. E i residenti erano davvero esasperati per l’impossibilità di arrivare a casa o di muoversi per colpa delle bancarelle degli ambulanti che ostacolavano anche il passaggio alle carrozze.
La polizia intervenne più volte per sgomberare la strada, ma puntualmente pochi giorni dopo tornavano le bancarelle.
E allora in una delle targhe più famose di Napoli c’è questa sentenza del Tribunale della Fortificazione, con tanto di costosa pena pecuniaria per i trasgressori.

“quindi ci è paruto di fare il presente bando col quale ordiniamo a tutt’ e qualsivoglia persone che non ardiscano da oggi in avanti tenere nel suddetto atrio posti, sporte ed altri simili imbarazzi, sotto pena di ducati da esigersi irremisibilmente da contravventori ed acciò l’ordine venga a notizia di tutti, né possa allegarsi causa di ignoranza, vogliamo che il presente nostro bando si pubblichi in codesto luogo”

Un estratto della targa
lapide Sedile di Porto

Occupanti abusivi in piazza

Questa lapide si trova in Piazzetta di Porto, alle spalle della famosa e malfamata Taverna del Cerriglio ed oggi si trova in corrispondenza di un noto ristorante di mare, in tempi in cui la zona è invece diventata un ritrovo di turisti.
Anche in questo caso la data è risalente al XVIII secolo, ma il firmatario è Re Carlo di Borbone (che non si firma Carlo III, come è solitamente chiamato anche nella piazza) e, rispetto alle altre targhe, questa è scritta in modo molto complesso e pieno di parole abbreviate.

Il problema riguarda il povero signor Donato Acampora che abitava in zona e, dopo numerose lamentele, non riusciva a liberare l’atrio del suo palazzo da occupanti abusivi. La sentenza condanna le “innovazioni” nella piazza, che sarebbero da intendersi come l’introduzione.

La pena è severissima: 200 ducati oltre “altre pene ad arbitrio” farebbero morire d’infarto qualsiasi giurista moderno!

Le targhe di Napoli: quando i tribunali affiggevano le sentenze sui palazzi

Non si gioca a Donnaromita! (con tanto di refuso)

Il gioco di strada doveva proprio dar fastidio agli occupanti di Donnaromita. La punizione per chi bazzicava dalle parti del monastero era di sei ducati e, in modo arbitrario, si poteva finire anche in carcere.

Non dobbiamo immaginare partite di calcio per strada (d’altronde il football era ancora tutto da inventare, anche se la palla era un gioco amato da grandi e piccoli sin dai tempi dei romani). Probabilmente il bando si riferisce al gioco d’azzardo, da sempre condannato aspramente dalle autorità religiose che evidentemente non volevano avere nulla a che fare con le case da gioco, considerate luoghi pericolosissimi e malfamati. Da questi posti, probabilmente, nacque il termine “camorra”.

Il Consigliere Andrea Provenzale morì nel 1645, quindi probabilmente questa è una delle targhe più antiche conosciute in città.

Banno et comandamento p ordine
dell sig.r consegliero Andrea
Provenzale comissario delegato
dell monasterio de S.ta Maria d.
romita che nessuno
ardischi gocare
in queste due strade intorno
all monasterio sotto pena de ducati
sei et carceratione arbitrario

Targhe Michele Lofrano Borgo Orefici

Il passaggio di Michele Lofrano

Una delle targhe che racconta la lotta fra un privato cittadino e lo Stato. Sono passati quasi 300 anni, ma il terreno di Traversa II Orefici è e sarà per sempre di Michele Lofrano. Questa sentenza del Tribunale della Fortificazione arrivò dopo una battaglia legale con l’orafo di corte di Ferdinando IV di Borbone. Lofrano era infatti conosciuto per aver realizzato un calice tempestato di rubini che ancora oggi è esposto nel Museo del Tesoro di San Gennaro.

Al posto di quella strada esisteva una casa, probabilmente in cui viveva lo stesso orafo, che fu abbattuta per lavori di pubblica utilità. Il Borgo Orefici era infatti completamente diverso da come lo conosciamo oggi: consisteva in vicoli strettissimi e senz’aria, tutti paralleli e identici a Vico Strettola agli Orefici. Alla fine, come sottolinea la conchiusione del Tribunale, la strada si fece ed è anche sopravvissuta al Risanamento.
Una piccola soddisfazione il buon Michele Lofrano se l’è tolta: far dichiarare quella strada di sua proprietà “per sempre”. Anche 250 anni dopo la sua morte.

Dio m'arrassa da invidia canina targa san nicola dei caserti

Il vicino di casa invidioso a San Nicola dei Caserti

Non c’è niente di peggio di un vicino di casa cattivo. E, fra le targhe, questa è una delle più amaramente cinica nella sua attualità.

Racconta la storia di un anonimo artigiano che amava suonare nel tempo libero. Il vicino, un vecchiaccio brontolone e invidioso, proprio non sopportava la serenità che caratterizzava la vita modesta del giovane. In ogni occasione, cercava il pretesto per attaccare briga.

L’anziano era considerato un rispettabile borghese: nessuno si sarebbe mai aspettato una cattiveria da un uomo “perbene” come lui. Fu quindi facilissimo accusare ingiustamente il ragazzo di un omicidio e lo fece condannare a morte.
Prima di morire, il povero artigiano ottenne la possibilità di scrivere su una targa il suo pensiero: “Dio m’arrassa da invidia canina, da mali vicini et di bugia da’homo dabene“.
Questa storia l’abbiamo raccontata per esteso qui.

vico pensiero targa
la targa di Vico Pensiero, sopravvissuta alle demolizioni ed oggi conservata all’istituto di Storia Patria

Vico Pensiero e la statua rubata

Questa targa non è più nel suo luogo originale (conservata al Maschio Angioino), ma merita di essere comunque ricordata. Si tratta infatti della storia di Vico Pensiero, chiamato così proprio per la presenza della scritta “Povero pensiero me fu arrubato pe no le fare le spese me la tornato“. La scritta è enigmatica e ha dato vita a una leggenda di una strega che ruba i ricordi delle persone. L’abbiamo raccontata qui.
Per i meno suggestionabili, la storia di Vico Pensiero potrebbe essere riferita alla statua che raffigura un uomo “pensatore” (presente anche questa nella Società di Storia Patria al Castello). Probabilmente fu rubata e poi restituita al proprietario dal colpevole, che sospettava di essere stato individuato. Le pene per i ladri nel ‘500 erano infatti severissime ed era consentita in larga misura l’autotutela. In pratica: se ti trovo a rubare in casa e posso dimostrarlo, posso anche ucciderti. Questo il ladro lo sapeva bene e, prima di essere scoperto, ha rimediato al danno.

E il proprietario della statuetta ha scritto questa targa per far desistere i futuri ladri da qualsiasi intento.

L’elenco non si intende ovviamente esaustivo. Piazza Bellini, ad esempio, ha un’altra targa in cui si destina la piazza “ad uso passaggio pubblico” e si vieta a chiunque di “fare innovazioni”, che comprendano anche atti di vandalismo o occupazioni di suolo con banchi, sedie o altri oggetti. Chissà che avrebbero detto i giudici del Tribunale della Fortificazione se avessero potuto scoprire cosa accade nella piazza di sabato sera!

-Federico Quagliuolo

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