Lo sciuscio

Lo Sciuscio, alla riscoperta delle tradizioni del Capodanno

Il 31 dicembre siamo pronti a dire addio all’anno appena trascorso con i tipici canti dello Sciuscio, per accogliere un anno che si spera essere più florido del precedente.

Il Capodanno è indubbiamente una festa molto sentita in Italia, e soprattutto ricca di antiche tradizioni, in particolare la Campania risulta particolarmente contaminata di antiche usanze.

Una delle tradizioni più diffuse è quella di riunirsi con le proprie famiglie, per il semplice piacere di condividere la tavola in compagnia.
Oltre alle classiche mangiate di fine anno, in Campania c’è la componente di una tradizione folkloristica legata al mondo della musica, che prende il nome di Sciuscio.

lo sciuscio
Il suono dei canti dello Sciusco

Cosa è lo Sciuscio?

Lo Sciuscio, o anche detto “strina”, è un tipico canto natalizio di buon augurio per l’anno che sarebbe venuto. Il termine “sciuscio” non ha una traduzione precisa, tipicamente è tradotto come “augurio”, appunto di buon auspicio.

La tradizione dello Sciuscio nasce a Gaeta, dove è ancora fortemente sentita, ma i vestiti utilizzati nell’esibizione risalgono alle tradizioni napoletane, proprio per rimarcare l’appartenenza della città di Gaeta al regno delle Due Sicilie.

La sera del 31 dicembre, secondo le antiche tradizioni, dei contadini o gruppi di amici cantavano delle serenate di buon augurio andando di casa in casa.
Coloro che cantavano e suonavano non erano affatto dei professionisti, anzi venivano utilizzati come strumenti piatti, pentole ed ogni altro tipo di aggeggio che potesse produrre un qualche suono.
In cambio della loro serenata, i musicisti improvvisati ricevevano dolci ed altre leccornie provenienti direttamente dal cenone di Capodanno.

Infatti, essi erano proprio soliti suonare sugli usci, dedicando la loro musica al padrone di casa, per augurare buon anno a lui ed a tutta la sua famiglia.
Ancora oggi questa tradizione continua a sopravvivere: può capitare, infatti, di incontrare gruppi formati da giovani musicisti, ma anche da dilettanti, che percorrono la città. Oggi questi gruppi sono composti perlopiù da bambini che, in cambio della loro musica, che si aspettano sempre di ricevere dolcetti o qualche altra ricompensa.

– Cristina Bianco e Chiara Sarracino

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