Storia di Aversa, una città nordica al centro della Campania

Storia di Aversa, una città nordica al centro della Campania

Aversa normanna non è solo il nome della squadra di calcio, ma anche l’origine e l’anima di una delle città più importanti dell’entroterra campano, contesa da sempre fra le provincie di Napoli e Caserta e che, di tutta risposta, ha sempre provato ad essere indipendente da entrambe le provincie.

La millenaria storia di Aversa comincia con il nome e cognome di Rainulfo Drengot, che nel 1022 diventò il primo conte dell’agro aversano.

Tutto nacque paradossalmente da un errore politico del duca di Napoli nel XI secolo: fu infatti Sergio IV a “coccolare” i Normanni, gli uomini del Nord, sperando di stringere un’alleanza capace di respingere le prepotenti Benevento e Salerno, con i loro regni che per 6 secoli hanno cercato di sottomettere invano il piccolo ducato bizantino all’ombra del Vesuvio.
Non aveva capito, invece, che il vero nemico l’aveva portato alle porte di casa: proprio Aversa fu la testa di ponte dei Normanni in Campania, che aiutò la conquista dell’intero Sud Italia.

Storia di Aversa portone lapide
La lapide che racconta la Storia di Aversa nella sua fondazione. All’epoca era ancora provincia di Napoli

Perché si chiama Aversa?

Una bella domanda alla quale è difficile rispondere. C’è chi lo spiega in senso letterale, dal latino “urbis aversa“, ovvero “città distaccata” riferendosi a Napoli, che è distante circa 20km.

Il termine “Aversa” lo troviamo anche nei tempi immediatamente seguenti il crollo dell’Impero Romano: le fonti antiche segnalano la presenza di un borgo “Sanctum Paulum ad Averze“. In effetti, San Paolo Apostolo è ancora oggi il patrono della città.

Un’altra cosa interessante è lo stemma della città di Aversa, fra mitologia e simbolismi: il simbolo della città è infatti un “gallo basilisco“. Spieghiamoci meglio: è un gallo con la coda di serpente, con il volatile che rappresenta l’origine dei Normanni, che avevano proprio il gallo nel proprio gonfalone. Anche alcune monete aversane antiche rappresentano il gallo. Il basilisco, il re dei serpenti, è invece il simbolo della tradizione osca e atellana, essendo il territorio parte di una delle più importanti popolazioni italiche presenti prima delle conquiste romane. Fu aggiunto nel XV secolo per rappresentare lo spirito degli aversani sopravvissuti alla peste del 1496.

C’è anche il motto ufficiale della città: “il basilisco rimasto sull’arena, libero risollevò il capo invitto“. Celebra, appunto, la resistenza del popolo aversano.

aversa antica XVIII secolo
Aversa nel XVIII secolo. Conservava ancora le mura in buono stato.

Arrivano i normanni!

La storia di Aversa è molto probabilmente più antica dell’arrivo dei normanni. Probabilmente esisteva già un piccolo insediamento o tanti piccoli villaggi separati fra di loro già ai tempi degli antichi romani, dati i rinvenimenti di alcune tombe e di qualche edificio lungo l’antica via consolare. Quel che è certo è che il territorio nel medioevo era pressoché disabitato e si trovava ai limiti dell’influenza del Ducato di Napoli, che era riuscito a entrare nel II Millennio grazie solo alla sua testardaggine e al valore dei napoletani, guidati dai vari Atanasio e Sergio, con tanti valenti condottieri come Cesario Console.
Il piccolissimo ducato, dalle dimensioni più o meno simili all’attuale provincia di Napoli, era infatti sopravvissuto a secoli di guerre e tentativi di invasione, diventando l’ultimo avamposto bizantino in un’Italia dominata dai barbari. Era però giunta quasi alla fine la Storia di Napoli indipendente: alla vigilia dell’anno 1000, infatti, la città fu conquistata dal fortissimo e crudele Pandolfo IV di Capua, dopo essere sopravvissuta pochi anni prima anche alla discesa di Enrico II, imperatore di Germania, che aveva intenzione di annettere l’Italia intera.

Napoli era persa, il duca Sergio III era stato deportato in Germania e non si seppe più nulla di lui. Il figlio, il giovane Sergio IV, aveva solo un’opportunità: parlare con il condottiero Rainulfo Drengot, un mercenario che si era stabilito con le sue genti dalle parti di Aversa. Era pronto a vendersi al miglior offerente e, in cambio di una terra e di una moglie (Sichelgaita, la sorella di Sergio IV), aiutò il duca a tornare in città scacciando i prepotenti capuani. Ma la mossa di Sergio fu un autogol clamoroso.

Aversa storia 1650 cartina antica
Aversa nel 1650 è abbastanza intatta nelle sue forme e doveva essere molto simile nell’aspetto a come la conobbero anche i Normanni

Comincia la storia di Aversa

Era il 1030 e nacque Aversa per davvero (nel 1022 fu creato solo il titolo nobiliare): Rainulfo Drengot cominciò a chiamare in quella fertilissima campagna gli uomini del suo popolo, che era discendente diretto dei mitologici vichinghi: nella vicina Puglia infatti Roberto il Guiscardo aveva sottomesso buona parte dei territori e fu ben contento di trovare un alleato in Campania.

La particolarità dell’architettura originale di Aversa, che oggi possiamo conoscere solo tramite testi antichi, è che era puramente nordica: i normanni di Drengot non avevano infatti subito ancora influenze culturali latine e la città, alla sua nascita, doveva essere dall’aspetto molto simile ad uno dei borghi altomedievali che si trovano nel Nord Europa.
Sergio IV capì il guaio in cui si era cacciato. I normanni aversani in pochi anni si moltiplicarono in numero e in forze, si inserirono alla perfezione nel contesto politico locale e, con alleanze furbe, aggredirono prima Amalfi, poi Pozzuoli, Capua, Sorrento e Gaeta. Smontarono, una ad una, tutte le città napoletane e le alleate. Poi si diressero addirittura contro lo Stato Pontificio, imprigionando Papa Leone IX. Dopo un lungo colloquio con il sommo pontefice, i normanni ottennero il titolo di Diocesi per Aversa e il supporto di Roma. Avevano ormai strada libera.

Napoli, nel frattempo, riuscì a resistere per ben 100 anni alle pressioni normanne che, partiti da Aversa, rafforzati dalla Puglia e forti della Sicilia, avevano circondato ormai l’ultimo avamposto di quel mondo altomedievale rimasto aggrappato disperatamente al suo passato. Finché, nel 1140, Ruggiero il Normanno riuscì a entrare trionfalmente in città. Era appena nato un regno che sarebbe rimasto più o meno intatto nei suoi confini fino al 1861.

Tribunale di Aversa storia di aversa
Storia di Aversa anche nelle immagini dall’alto: il tribunale ha conservato la forma di castello, anche se in apparenza sembra un normale palazzo.

Aversa Normanna

La storia di Aversa normanna non finì di certo con la nascita del Regno di Sicilia. Anzi, la famiglia Drengot fu dichiarata “proprietaria esclusiva di Aversa”, proprio per sottolineare i servigi resi alla nuova dinastia regnante che governava da Palermo. In Campania, nel frattempo, cominciò il trasferimento del potere politico regionale a Napoli, che non era ancora capitale.

In città si trasferirono numerose famiglie nobiliari, fra cui anche un ramo degli Altavilla. Nel frattempo cominciarono a stabilirsi anche numerosissimi ordini religiosi, su tutti i benedettini, che all’inizio del passato millennio erano potentissimi in tutta la Campania. Furono costruite grosse e solide mura che ancora oggi spuntano qua e là nel centro storico e all’interno della città sorsero numerose fortificazioni e castelli. Alcuni di questi sopravvivono ancora oggi, come il Tribunale di Aversa che, a ben guardarlo dall’alto, conserva ancora la struttura originale.

Quando arrivarono gli angioini, e Napoli fu capitale, il capoluogo dell’agro aversano era una delle città più ricche della regione, tanto da essere particolarmente amata dalla Regina Giovanna, che spesso si recava nel palazzo di Aversa. E proprio qui avvenne uno dei fatti più controversi della Storia dell’epoca: l’omicidio del marito, Andrea d’Ungheria.

Rainulfo Drengot Aversa storia
Rainulfo Drengot, il fondatore di Aversa

Mille anni ben portati

Nonostante la concorrenza di altre città nella provincia di Terra di Lavoro, in special modo Caserta (la città che fu poi preferita dai Borbone), Aversa rimase sempre uno dei centri politici e culturali più vivaci dell’intera provincia campana. Lo testimoniano non solo le famiglie nobiliari che frequentarono la città, ma anche il contributo di uomini illustri che la città ha donato al mondo della musica: Domenico Cimarosa a Niccolò Jommelli e Gaetano Andreozzi sono autori di composizioni ancora oggi studiate nei conservatori di tutto il mondo. Di origini aversane era anche la famiglia Cirillo che, trasferitasi a Grumo Nevano, diede al mondo secoli dopo lo scienziato Domenico Cirillo. Non furono tutti belli gli eventi recenti di Aversa: nel ‘900 fu teatro di eventi tragici come la morte del sindaco de Lieto e fu toccata dalle purghe del colonnello Anceschi.

All’alba dei suoi primi 1000 anni, la storia di Aversa è un bagaglio fatto di eventi, storie, nomi, tradizioni e personaggi che sopravvivono orgogliosi sotto il cemento selvaggio che ha abbrutito le province di Caserta e di Napoli, senza zittire le storie conservate nei libri.

-Federico Quagliuolo

Riferimenti:
Mario Forgione, Napoli Ducale, Newton Compaton, Napoli, 1994
Alfonso Gallo, Aversa Normanna, Industrie tipografiche editoriali assimilate, Napoli, 1938
Gino Doria, Storia di una capitale
Treccani
Comune di Aversa
Aversaturismo

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