Gli interni del Palazzo Reale di Napoli, un viaggio tra cultura e bellezza

Gli interni del Palazzo Reale di Napoli, un viaggio tra cultura e bellezza

Gli interni del Palazzo Reale di Napoli sono il prodotto centinaia di anni di lavori e dei progetti di alcuni straordinari architetti e artisti del passato come Vanvitelli, Fontana, Fuga e Sanfelice. Eppure questi sono solo alcuni tantissimi personaggi che hanno contribuito a creare uno dei simboli della città di Napoli.

La storia del Palazzo Reale

All’epoca della costruzione del Palazzo Reale, Napoli era sotto il dominio spagnolo. Governava il sovrano Filippo III d’Asburgo che nominò il Conte di Lemos viceré di Napoli, è a quest’ultimo a lui che si deve la nascita dell’iconica residenza. Nel 1600, infatti, il Conte di Lemos decise di far costruire a Napoli un nuovo palazzo reale perché attendeva una visita del re spagnolo. Il progetto venne così affidato a Domenico Fontana e la struttura venne innalzata in quello che era considerato il posto più bello di Napoli, dove si godeva della vista del Vesuvio e del mare.

Ben 136 anni dopo, il Palazzo Reale venne abitato da Carlo I di Borbone, all’epoca fu quindi ingrandito per accogliere tutta la famiglia reale. Negli anni successivi continuarono a esserci cambiamenti, il palazzo fu completato solo nel 1858, due anni prima della caduta del Regno di Napoli.

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interni del Palazzo Reale

Lo Scalone d’Onore e la Sala del Trono

Lo Scalone d’Onore è uno dei simboli indiscussi del Palazzo Reale. Colpisce la raffinatezza del marmo e, soprattutto, le sue monumentali dimensioni: misura 750 mq di estensione e raggiunge l’altezza di 30 metri. Nel 1729 Montesquieu lo definì lo scalone più bello d’Europa.

Tramite lo Scalone d’Onore si accede al Piano Nobile. Gli interni del Palazzo Reale sono maestosi, ricchi di quadri, stucchi e orologi in oro che amava collezionare Carlo di Borbone. Una delle caratteristiche di Palazzo Reale è la grande quantità di arazzi che decorano le sue pareti. Oltre a conferire all’ambiente un aspetto regale, contribuivano a mantenere calde le stanze del palazzo, soprattutto nelle stagioni più fredde.

La Sala più importante del Palazzo è, ovviamente, quella del trono, dove il sovrano accoglieva ospiti e ambasciatori. L’ambiente è allestito con ritratti di personaggi di corte, re, principesse e regine. Tra gli stucchi d’oro che decorano il soffitto, sono particolari le figure femminili che hanno sulla testa una corona a forma di castello: simboleggiano tutti i territori del regno di Napoli.

Gli appartamenti della regina

Uno degli ambienti più ricchi di Palazzo Reale è la Camera privata della regina Maria Amalia di Sassonia, dove nel Settecento avveniva la famosa cerimonia del Baciamano delle Dame. Da qui si apre l’alcova di Maria Amalia , da immaginare come una grande nicchia aperta sulla Camera, dove era collocato il letto della regina. L’alcova è decoarata con un affresco di Nicola Maria Rossi, un Augurio di felicissima prole.

Dipinti e affreschi sono i protagonisti degli appartameti della regina. Tra questi, collocato nella Cappella Privata della Reginaspicca l’Inferno dantesco di Tommaso De Vivo, datato 1863. Il dipinto illustra l’incontro di Dante con i più grandi poeti dell’antichità. Virgilio indica al sommo poeata una schiera di uomini che avanzano verso di loro. La loro guida è Omero, che è raffigurato con una spada, simbolo appunto della poesia epica.

Oltre all’Inferno, De Vivo realizzò altre due opere, il Purgatorio e il Paradiso, conservati rispettivamente presso la Biblioteca Nazionale di Napoli e la Reggia di Caserta. Con questi dipinti il pittore rende omaggio a Dante e attraverso di lui, simbolo d’Italia, al Nuovo Regno d’Italia che all’epoca si era da poco unificato.

Con i suoi enormi spazi e le sue opere d’arte Il Palazzo Reale di Napoli custodisce le storie delle dinastie reali che lo hanno abitato nel corso degli anni. Per ben tre secoli questo luogo fu il centro del potere non solo di Napoli ma di tutta l’Italia meridionale.

Foto e testo di Laura d’Avossa

Riferimenti: https://palazzorealedinapoli.org/

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