Il folloviello di Sorrento, un dolce portafortuna per Natale

Il folloviello di Sorrento, un dolce portafortuna per Natale

Un fagottino di foglie di cedro ripieno di agrumi, fichi e uva candita per finire bene l’anno. Il folloviello di Sorrento è uno di quei dolci che, per i fan del Signore degli Anelli, rimanda subito il pensiero al lembas, il pane degli elfi.

In realtà si tratta di un dolce dalle origini antichissime, forse risalente al tempo della Sorrento greca.
Grazie agli aromi rilasciati dalla foglia (a volte si utilizza anche quella di limone, più pungente del cedro), è ancora più arricchito il sapore già carico e intenso del ripieno.

Folloviello di Sorrento
Folloviello di Sorrento

Alle origini del folloviello

Le origini del nome sono immerse nel mistero e ci sono decine di teorie e supposizioni. C’è infatti chi pensa che il nome sia figlio del latino “folia volvere“, ovvero avvolgere la foglia. Altri pensano che il nome venga dal “Follaro“, nome di una antichissima moneta di Sorrento.
Questo dolce, in realtà, è abbastanza noto anche in Calabria con il nome di “panicelli d’uva” e si trova come prodotto tipico di Scalea e Diamante. Il che ci suggerisce come, fra popoli d’origine greca e dalla vocazione marittima, sicuramente ci furono scambi culturali. Addirittura D’Annunzio celebrò questi dolci in alcuni versi della sua opera “Leda senza cigno“.

sorrido pensando a quegli involti di fronde compresse e risecche, venuti di Calabria che un giorno vi stupirono ed incantarono, quando ve li offersi sopra una tovaglia distesa sull’erba non ancora falciata…

Leda senza Cigno

Non dimentichiamo, inoltre, che in Grecia e nel mondo orientale sono famosissimi i Dolmadakia, che però sono serviti come antipasto salato: si tratta infatti di foglie di vite che avvolgono palline di riso o carne.

Lembas, pane elfico
Il Lembas, pane elfico!

Un augurio per il nuovo anno

Il dolce, che è tipico del periodo invernale, a Capodanno assume un significato ancora più rilevante: il ripieno del folloviello di Sorrento è infatti carico di simbolismi tipici della tradizione mediterranea.
Dopo la mezzanotte di Capodanno vanno infatti mangiati 12 chicchi d’uva, uno per ogni mese: si tratta di una tradizione di origine spagnola importata in Italia. I fichi secchi, che vengono dritti dritti dalle nostre origini greche, sono invece benaugurali per il loro sapore dolce e corposo. Infine le arance, che sono il tocco di profumo e sapori della Costiera assieme ai classici limoni di Sorrento.

Dolmadakia
Dolmadakia greci

Per la ricetta, molto laboriosa, vi rimandiamo a questo articolo.

-Chiara Sarracino

Riferimenti:
Vittorio Gleijeses, la cucina campana,
Corso Italia News I follarielli (follovielli) della Deia di Piano di Sorrento – Corso Italia News
Visit Calabria – Calabria Tourist Authentic Website – Turismo Calabria
Cenone di Capodanno: i cibi portafortuna – La Cucina Italiana

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