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Erede della grande tradizione del teatro e del cinema napoletano, Massimo Troisi è uno degli autori più originali dell’ultimo secolo. Uomo e attore napoletano che ha fatto conoscere all’Italia e al mondo una napoletanità diversa, priva di pizza, spaghetti e mandolini, di teatralità ed eccessi melodrammatici, scevra di luoghi comuni, eppure spesso espressa in dialetto, in qualche misura avvicinato all’italiano per facilitarne la comprensione presso un pubblico più vasto. Insomma, un pilastro non solo della cultura napoletana ma anche di quella italiana.

La nascita del mito

Massimo Troisi nasce a San Giorgio a Cremano il 19 febbraio 1953, a quattro chilometri da Napoli, nel calore di una famiglia numerosa: cinque figli – due maschi (Massimo e Vincenzo) e tre femmine (Annamaria, Rosaria e Patrizia) – mamma Elena e papà Alfredo, ferroviere.

Nel 1951 la famiglia si trasferì al numero 31 di Via Cavalli di Bronzo (lo stesso indirizzo che il padre di Gaetano darà alla Madonna nella sua supplica serale in Ricomincio da tre) assieme ai nonni materni, uno zio e una zia con i loro cinque nipoti. Già da neonato, l’attore riscosse il suo primo successo nel mondo dello spettacolo, infatti la madre Elena spedì una sua foto alla Mellin, che lo scelse come testimonial per una campagna pubblicitaria del latte in polvere.

Gli esordi in teatro

A 15 anni, da studente di un istituto tecnico per geometri, esordisce nel teatro parrocchiale della chiesa di Sant’Anna, insieme agli amici Lello Arena, Nico Mucci e Valeria Pezza. Nel febbraio del 1970, Troisi e gli amici Costantino Punzo, Peppe Borrelli e Lello Arena misero in scena l’opera di Antonio Petito “E spirete dint’ ‘a casa ‘e Pulcinella”, dove lo stesso Troisi vestiva i panni di Pulcinella.

Con gli amici del teatro, il gruppo Rh-Negativo, ai quale si aggiunse qualche tempo dopo Enzo Decaro, recitò in diversi spettacoli che trattavano le tematiche d’avanguardia sociale (aborto, ragazze madri, emigrazione, lotte operaie), di cui Troisi ne fu brillante autore. Per continuare a trattare quelle tematiche, però, la compagnia dovette lasciare il teatro della chiesa e affittarono un garage in via San Giorgio Vecchio 31 dove venne fondato il Centro Teatro Spazio.

Spesso non pagati e spinti dal recitare solo per gusto e passione, il gruppo si esibiva in scene molto essenziali e costumi molto semplici e scarni (lo stesso Troisi si esibiva spesso in calzamaglia nera).

Decaro, Troisi e Arena a San Giorgio a Cremano, a pochi passi dal Centro Teatro Spazio

L’esordio in televisione: il successo de La Smorfia negli anni ’70

Il gruppo, ormai ridottosi al trio Troisi, Arena e Decaro e rinonimato I saraceni”, esordì nel 1977 al teatro Sancarluccio di Napoli, per sostituire uno spettacolo annullato per un improvviso forfait da parte di Leopoldo Mastelloni, ed ottenne un gran successo, soprattutto tra il pubblico giovanile.

Il nome “La Smorfia” fu dato al gruppo da Pina Cipriani, direttrice del Sancarluccio, che alla domanda: «Ma come vi chiamate?» ricevette, per l’appunto, in risposta da Massimo Troisi una smorfia, richiamando in questo modo una delle principali tradizioni napoletane: l’interpretazione dei sogni e la risoluzione di questi in numeri da giocare al lotto. La cosa risultò talmente simpatica che, anche per scaramanzia, i tre adottarono questo appellativo.

Il trio La Smorfia

Dopo i successi al Sancarluccio, il trio approdò al cabaret romano “La Chanson” e poi, dopo molti altri spettacoli comici in tutta Italia, anche in radio con la trasmissione Cordialmente insieme.

La consacrazione arrivò quando, notati da Enzo Trapani e Giancarlo Magalli, esordirono dapprima in televisione nel programma Non stop e poi in infine in Luna Park, ottenendo ottimi consensi e un successo nazionale.

Ancora oggi sono presenti nella memoria collettiva alcuni degli sketch del trio: La Natività, San Gennaro, La guerra, La fine del mondo, Napoli, Angelo e diavolo.

La Smorfia – San Gennaro – Non stop (1977)

Il trio si sciolse agli albori degli anni Ottanta, per divergenze sul piano artistico e sul piano dei rapporti umani, soprattutto tra Troisi e Decaro.

Lo straordinario battesimo al cinema: Ricomincio da tre

Troisi, dietro l’invito del produttore Mauro Berardi, scrive una sua sceneggiatura, alla quale lavorerà per circa un anno e mezzo grazie all’aiuto di Anna Pavignano, sua compagna dell’epoca, e di Umberto Angelucci, aiuto regista di Pier Paolo Pasolini. Era il 1981 e nasceva così il primo grande capolavoro sul grande schermo: Ricomincio da tre.

Il film ebbe un successo clamoroso sia di pubblico (costato circa 450 milioni di lire, incassò circa 14 miliardi) che di critica (2 David di Donatello, 3 Nastri d’Argento e 2 Globi d’Oro). Il successo gli valse anche un accostamento ai due grandi maestri del cinema partenopeo, Totò ed Eduardo, ma Troisi, con grande modestia ed umiltà, rifiutò.

Nel film, Troisi affronta vari argomenti: l’amicizia, l’amore, la gelosia, il tradimento, la malattia mentale, il rapporto con la famiglia, il disagio di fronte alla società e nell’affermare se stessi, il malessere individuale e collettivo.

Marta, fidanzata di Gaetano: “Che vuoi che ce ne importi degli altri?! Quando c’è l’amore, c’è tutto!”

Gaetano (M.Troisi): “No, chell è ‘a salute!”

Il secondo grande successo cinematografico: Scusate il ritardo

Nel 1982, Troisi oltre a partecipare alla serie di Rai 3 Che fai…ridi?! costruendo il film Morto Troisi, viva Troisi,in qualità di soggetto e attore partecipa anche al film No grazie, il caffè mi rende nervoso, al fianco di Lello Arena.

E’ nel 1983 che Troisi firma il suo secondo successo cinematografico: Scusate il ritardo. Le riprese del film iniziarono nel settembre dell’82 e terminarono a novembre dello stesso anno, anche se il film uscì nelle sale solo nel marzo ’83.

Il tema principale del film è l’amore, tra un uomo e una donna, nella fattispecie in cui uno dei due cerca nell’altro una sicurezza.

In occasione del primo scudetto vinto dal Napoli nel maggio del 1987, ad opera principalmente delle geste di Diego Armando Maradona (di cui Troisi era un grande estimatore ed amico), un gruppo di tifosi espose uno striscione per le strade di Napoli parafrasando e rendendo omaggio proprio alla pellicola di Troisi.

Massimo Troisi e Diego Armando Maradona allo stadio “San Paolo” prima di una partita di beneficenza

Mamma Vincenzo: “Veciè, a vit’ s’adda piglià comme vene!”

Vincenzo (M.Troisi): “Cioè, secondo te io so scem?! Io a vit a piglio comme va?! Io a piglio comm vene! Solo che a me vene semp na chiavic!”

La collaborazione con Benigni: Non ci resta che piangere

Il 1984 è l’anno di uscita del film Non ci resta che piangere, scritto, diretto ed interpretato con l’amico Roberto Benigni.

La trama è semplice: due amici si ritrovano catapultati nel 1492 e decidono di raggiungere il Portogallo per impedire la partenza di Cristoforo Colombo. Se l’America non viene scoperta, infatti, nel presente la sorella di Saverio (R.Benigni) non dovrà soffrire per l’abbandono del fidanzato americano Fred.

È un film pieno di trovate divertenti, con un omaggio alla celeberrima scena della lettera di Totò, Peppino e la malafemmina e una serie di episodi iconici che, a quasi trent’anni di distanza, hanno ancora posto nel ricordo del pubblico.

Predicatore: “Ricordati che devi morire!”

Mario (M.Troisi): “Come?!”

Predicatore: “Ricordati che devi morire!”

Mario (M.Troisi): “Va bene…”

Predicatore: “Ricordati che devi morire!”

Mario (M.Troisi): “Si, si. Mò me lo segno…”

La filmografia di fine anni Ottanta ed inizi anni Novanta

Nel 1987, Troisi è attore nel film Hotel Colonial (regia di Cinzia TH Torrini) e poi ritorna nei panni del regista-attore nel suo quarto film: Le vie del Signore sono finite. La pellicola, che gli valse il Nastro D’Argento come miglior sceneggiatura, è ambientata in epoca fascista nell’immaginario paesino di Acquasalubre.

Locandina del film Le vie del signore sono finite

Nel 1989 è la volta delle collaborazioni in Splendor e Che ora è con il regista Ettore Scola e l’attore Marcello Mastroianni (con cui vinse il Premio Volpi per la migliore interpretazione maschile, alla Mostra del cinema di Venezia per il film Che ora è).

La collaborazione con Scola continuò nel 1990, con il film Il viaggio del capitan Fracassa, che venne presentato alla 41esima edizione del Festival Internazionale del cinema di Berlino.

Il 1991 è l’anno dell’ultima regia di Troisi in Pensavo fosse amore invece era un calesse, di cui ne è anche sceneggiatore e protagonista, insieme a Francesca Neri. Le musiche del film sono curate dal cantante napoletano Pino Daniele; in particolare è utilizzata la canzone Quando, scritta appositamente per il film, che fa da sottofondo ai titoli di testa, a molte scene del film e ai titoli di coda.

Nel 1992, la pellicola vince 1 David di Donatello, 2 Nastri D’Argento (uno a Francesca Neri per la miglior attrice protagonista e uno per la miglior colonna sonora di Pino Daniele), 1 Globo d’oro per la miglior musica di Pino Daniele ed 1 Ciak d’oro, sempre per la miglior colonna sonora.

Locandina del film Pensavo fosse amore invece era un calesse

La profonda amicizia con Pino Daniele

Il sodalizio artistico tra Massimo Troisi e Pino Daniele diede vita non solo a famosissime colonne sonore, ma anche ad una profonda amicizia. I due artisti, simbolo del “Rinascimento napoletano” degli anni ’80, si conobbero durante la trasmissione Non stop.

Massimo Troisi e Pino Daniele

Dal loro feeling affettivo e artistico nacquero anche due canzoni: Saglie, saglie e O’ ssaje comme fa ‘o core. Ironia della sorte, i due artisti erano uniti proprio dal fatto che entrambi erano malati di cuore.

Nel 2008, a 12 anni dalla scomparsa dello stesso Troisi avvenuta nel 1994, Pino Daniele ha ricordato il caro amico dedicandogli il suo cofanetto di successi Ricomincio da 30, uscito nei negozi il 16 maggio 2008. Sul retro del libretto, allegato al lavoro discografico, si possono leggere le seguenti parole dedicate all’attore scomparso: Caro Massimo questo progetto è dedicato a te. Nu Bacio! Pino.

Il cantautore scomparirà la sera del 4 gennaio 2015, colto da un infarto.

Troisi durante il primo ascolto di Quando

Il canto del cigno: la magistrale interpretazione ne Il postino

Massimo Troisi ha avuto una vita segnata dalla malattia: da bambino contrae febbri reumatiche con gravi conseguenze cardiache, da ragazzo è costretto ad un complesso intervento chirurgico al cuore che tampona la situazione e gli consente di avere una vita normale, seppur con la certezza che col tempo avrebbe avuto bisogno di un trapianto. Non amava parlare della sua malattia e non si è mai nascosto dietro di essa, non l’ha mai usata come scusante, non ne ha fatto oggetto o argomento della sua arte.

Nel 1993, Troisi subì un nuovo intervento negli Stati Uniti che tuttavia non gli procurò i miglioramenti che i medici gli avevano promesso. Da allora la sua salute cominciò una fase di declino.

Nel 1994 esce nelle sale Il postino, film diretto dallo stesso Massimo Troisi e Michael Radford, ispirato al romanzo “Ardiente paciencia” di Antonio Skarmeta. Ambientato su un’isola del sud Italia, segue la storia di Mario Ruoppolo (interpretato da Massimo Troisi), un uomo semplice, figlio di pescatori e disoccupato. Sull’isola abita anche Pablo Neruda (interpretato da Philippe Noiret), rifugiato politico, a cui Mario dovrà consegnare la posta quotidianamente.

Durante le riprese del film, le condizioni di Troisi peggioravano di giorno in giorno, al punto da doversi far controfigurare da un altro attore, Gerardo Ferrara, in alcune scene faticose.

Massimo Troisi e Gerardo Ferrara, sua controfigura durante le riprese

Il film ebbe un enorme successo, sia in Italia che negli Stati Uniti, ed ebbe 5 candidature ai premi Oscar (tra cui quello per migliore attore proprio a Massimo Troisi). Alla fine, il film portò a casa il premio Oscar solo per la miglior colonna sonora di Luis Bacalov.

Mario (M.Troisi): “Don Pablo, vi devo parlare, è importante. Mi sono innamorato!”

Pablo Neruda: Ah, meno male. Non è grave, c’è rimedio.

Mario (M.Troisi): “No, no! Ma che rimedio! Io voglio stare malato!”

La morte prematura

Il 4 giugno 1994, poche ore dopo la fine delle riprese de Il postino, Massimo Troisi si spense nel sonno a causa di un attacco cardiaco, a soli 41 anni. L’attore si trovava a casa della sorella Annamaria al quartiere Infernetto, ad Ostia, in provincia di Roma.

Il giorno dopo la sua morte, quasi tutti i giornali titolano, ispirandosi ad uno dei suoi film più popolari: “Non ci resta che piangere”. Più forte ed angoscioso l’impatto prodotto da Rai 2 che la sera stessa, in apertura del telegiornale, prima ancora di dare la notizia, manda in onda cinque minuti di Scusate il ritardo, e in sovraimpressione compare la scritta “Ci mancherai”.

“Quando avevo finito di girare, mi disse che il giorno seguente aveva un appuntamento all’ospedale Harefield per un cuore nuovo. Poi mi disse: “Lo sai, non voglio veramente questo cuore nuovo. Sai perché? Perché il cuore è il centro dell’emozioni e un attore è un uomo di emozioni. Chi sa che tipo di attore sarò con il cuore di qualcun altro che batte dentro di me” – Michael Radford in “Massimo Troisi: the postman who always delivered”

La sua scomparsa è stata considerata da tutti assurda e inopportuna e pertanto l’esperienza accumulata assieme agli altri compagni di lavoro continua ad influenzare l’attività di questi ultimi come un’identità ereditaria, a testimonianza anche del suo modo cameratesco, a volte goliardico, di vivere la vita.

Non so cosa teneva “dint’a capa”,
intelligente, generoso, scaltro,
per lui non vale il detto che è del Papa,
morto un Troisi non se ne fa un altro.
Morto Troisi muore la segreta arte
di quella dolce tarantella,
ciò che Moravia disse del Poeta
io lo ridico per un Pulcinella.
La gioia di bagnarsi in quel diluvio
di “jamm, ò saccio, ‘naggia, oilloc, azz!”
era come parlare col Vesuvio,
era come ascoltare del buon Jazz.
“Non si capisce”, urlavano sicuri,
“questo Troisi se ne resti al Sud!”
Adesso lo capiscono i canguri,
gli Indiani e i miliardari di Hollywood!
Con lui ho capito tutta la bellezza di Napoli,
la gente, il suo destino,
e non m’ha mai parlato della pizza,
e non m’ha mai suonato il mandolino.
O Massimino io ti tengo in serbo
fra ciò che il mondo dona di più caro,
ha fatto più miracoli il tuo verbo
di quello dell’amato San Gennaro.
– Roberto Benigni
Poesia scritta da R.Benigni dopo la scomparsa di M.Troisi

Nel 1996, a due anni dalla sua morte, a San Giorgio a Cremano è stato istituito in sua memoria il Premio Massimo Troisi, mentre nel 2003 gli è stato dedicato un museo e un istituto.

Bicicletta utilizzata da Massimo Troisi durante le riprese de Il postino

Il 22 febbraio 2022, all’anniversario della sua nascita, San Giorgio a Cremano ha omaggiato l’attore con un monumento raffigurante Troisi e la sua storica bicicletta de Il postino, oltre che con una targa commemorativa. Entrambi si trovano dove, prima del 1970, sorgeva Palazzo Bruno, luogo dove nacque Troisi. Da sfondo all’opera, sulla facciata del palazzo, si trova anche il famoso murales di Jorit, ennesimo omaggio all’attore.

Monumento a Massimo Troisi

Attualmente, le sue spoglie riposano nel cimitero di San Giorgio a Cremano, insieme a quelle della madre e del padre, e sono diventate un vero e proprio luogo di pellegrinaggio per quest’uomo che, nella sua breve carriera, ha conquistato il cuore di milioni di persone grazie alla sua comicità irresistibile, perché spontanea e naturale.

Un artista totale capace di delineare un mondo e raccontare le fragilità e la difficoltà dei rapporti con grande umorismo.
Grazie Massimo.

– Marco Godino

Fonti:

“Massimo Troisi” di Mariella Di Lauro

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