Il murales della Pace di Avellino: una chiesa che parla di guerre e massacri

di Federico Quagliuolo

Un fungo atomico, uomini impiccati e drammi di ogni sorta al posto della classica pala d’altare o del crocifisso. Siamo davanti al Murales della Pace della chiesa di San Francesco d’Assisi di Avellino, all’interno del Borgo Ferrovieri.

Si tratta di un’opera mastodontica realizzata nel 1965, all’indomani della crisi missilistica di Cuba, dal titolo “Pace, bomba atomica e coesistenza pacifica”.

Il murales della pace di Avellino
Il murales della pace della chiesa di San Francesco ad Avellino

Il murales della pace di Avellino: massacri e bomba atomica

La chiesa non dev’essere solo luogo di preghiera, ma anche di profonda riflessione sulla vita quotidiana. È questa la motivazione che spinse il coraggioso parroco, don Ferdinando Renzulli, a commissionare un’opera dedicata alla guerra atomica in una chiesa dall’aspetto moderno e ordinario.

L’artista incaricato all’epoca aveva poco più di vent’anni: l’avellinese Ettore de Conciliis, assieme a Rocco Falciano, cominciò a creare un’opera destinata a scuotere l’animo dello spettatore: per la prima volta in un luogo di culto si celebra la pace mostrando ai fedeli, senza veli, gli orrori della guerra.

A differenza infatti delle “ordinarie” scene di guerra che troviamo negli affreschi di tutte le chiese, come ad esempio Vitale d’Aversa, la Battaglia di Lepanto o le scene di santi armati come San Michele, qui non si parla di guerre di religione, ma di conflitti mondiali.

Il mondo nei primi anni ’60 era infatti ancora scosso dalla crisi missilistica di Cuba, quando si sfiorò un conflitto atomico fra Stati Uniti e Unione Sovietica. La retorica dell’utilizzo di testate nucleari per un attacco imminente dopo l’installazione di impianti missilistici sull’isola governata da Fidel Castro, infatti, aveva gettato il mondo intero in una spirale di terrore. La storia si chiuse con un accordo fra Kennedy e Krusciov, ma ci furono strascichi che lasciarono il mondo col fiato sospeso fino agli anni ’70.

L’opera fece sollevare numerosissime polemiche in tutto il mondo politico e cattolico e, dopo l’intervento di Pedicini, vescovo di Avellino, fu costretto a intervenire addirittura Papa Paolo VI in persona, convocando a Roma l’autore del murales per un lungo confronto privato. Non sappiamo di cosa parlarono i due, ma il Pontefice, subito dopo, intervenne per omaggiare pubblicamente l’opera, spiegando il suo importantissimo messaggio di pace. Si chiusero così le discussioni.

Esplosione atomica Avellino
L’esplosione atomica

I volti dei contadini irpini nel murales della pace di Avellino

A rendere ancora più profondamente umano e vicino il senso di tragedia ci sono proprio le migliaia di persone raffigurate in questo gigantesco murales: nel lato sinistro, infatti, ai piedi di San Francesco di Assisi compaiono migliaia di persone, ispirate a volti di soggetti reali incontrati fra le campagne dell’Irpinia: il popolo deve infatti riconoscersi all’interno del dipinto, capire quant’è vicino un dramma che, all’epoca del murales, era finito da appena vent’anni. In alto, poi, un altro simbolo di ribellione della terra irpina: i briganti a cavallo.

A destra, invece, sono indicate le memorie dell’ultima guerra combattuta sul suolo italiano: c’è infatti il parroco della chiesa che prega dinanzi agli orrori della II Guerra Mondiale, quando nel 1943 la Campania diventò teatro di mostruosità da parte di entrambi gli schieramenti: se infatti per le strade i nazisti facevano stragi di civili, dall’alto piovevano le bombe inglesi e americane che sterminarono migliaia di innocenti e distrussero intere città. In alto c’è infatti il Papa, con le braccia aperte, nell’atto di fermare gli aeroplani.

Avellino ricorda ad esempio il bombardamento americano del 14 settembre 1943, che avvenne in pieno giorno di mercato: in totale le vittime furono più di 3000, praticamente il 10% della popolazione della città fu sterminato dalle esplosioni. Una strage.

Al centro, infine, l’orrore dei tempi presenti che domina la scena. Il fungo atomico che sorge sulle rovine di una città identificabile come Roma, capitale della cristianità, ma anche la culla dell’intero mondo occidentale.

Grazie a questo murales della pace in una chiesa del borgo ferrovieri di Avellino, l’arte riscopre anche la sua vera missione: creare uno shock, far discutere gli spettatori, inviare un messaggio che, oggi come non mai, dev’essere forte, potente e senza compromessi. Ancor più se lo si ritrova all’interno di una chiesa.

-Federico Quagliuolo

Il murales della Pace di Avellino: una chiesa che parla di guerre e massacri

Riferimenti:

Maurizio Marini, Marco Falciano, Ettore de Conciliis, il Murale della Pace”, Avellino, 1999

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