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La storia del cinema a Napoli rappresenta una delle tante declinazioni artistiche della nostra città. Come in tutte le arti a Napoli, possiamo dire che esiste una vera e propria storia del cinema di Napoli, paragonabile ad alla produzione artistica di un’intera nazione.

La storia del cinema, anno 0: Elvira Notari

Il nostro viaggio nella storia del cinema inizia con Elvira Notari, la prima regista cinematografica della nazione. È importante delineare la figura di questa regista poiché molti pensano che negli anni in cui il cinema creava i suoi primi film, le sue prime sperimentazioni cinematografiche, l’Italia non avesse una vera e propria cinematografia.

La storia del cinema: Elvira Notari

In realtà non è così, basti pensare al fatto che i primi artisti delle Avanguardie europee a capire che il cinema fosse un vero e proprio veicolo d’arte furono i Futuristi italiani.  La produzione cinematografica di Elvira Notari è stata molto proficua, con una produzione che in 20 anni di attività vede oltre 60 titoli

Il suo operato puntava ad una rappresentazione della realtà che sarebbe stata la costante con la quale l’Italia rivoluzionerà da lì a poco la storia del cinema, le sue teorie semantiche, la filosofia mondiale, ossia il Neorealismo.

È piccerella di Elvira Notari, 1921

Il Secondo dopoguerra e la Rivoluzione Neorealista.

Il Neorealismo spaccó letteralmente la critica e il pubblico. Fu una grande rivoluzione al pari delle Avanguardie per il mondo artistico figurativo. Il cinema italiano si era sempre orientato sull’indagine della realtà e non solo il cinema. Verga con il suo verismo in letteratura, Eduardo De Filippo con le sue storie così dure e intense al teatro, e la stessa Elvira Notari, possono essere considerati come i precursori del Neorealismo.

Napoli devastata dalle bombe


L’italia esce dalla seconda guerra mondiale completamente devastata, da perdente. Napoli è una delle città più bombardate d’Europa e la povertà dilagava. Si sentiva la necessità di raccontare di queste vite disastrate, povere, fatte di stracci, declinate in ogni genere cinematografico.

Per quanto riguarda il genere comico, nella nostra storia del cinema figura Totò come uno dei più rappresentativi, portando sullo schermo storie divertenti che rimandano ad una critica sociale, in prevalenza riguardante la povertà e il tentativo di arrancare per sopravvivere in questa povera vita, come nella Banda degli onesti, Totò le Mokò, Un turco napoletano, Miseria e Nobiltà.

Totò in Miseria e Nobiltà
Estratti da La Banada degli onesti

Quando però parliamo di Neorealismo, quando parliamo di storia del cinema, parliamo di Vittorio De Sica. De Sica nasce a Sora, che anticamente faceva parte dei territori del lavoro e rientravano quindi nella nostra regione. De Sica è considerato il padre del cinema Neorealista, consacrato come tale in tutto il mondo.

Vittorio de Sica

Con molte delle sue pellicole, tra cui anche quelle ambientate a Napoli come Ieri, oggi e domani, L’oro di Napoli, Matrimonio all’Italiana e con il metodo del pedinamento zavattiniano, ossia seguire il personaggio anche nel suo girovagare, nel suo non riuscire a reagire alla vita, De Sica ha rivoluzionato la storia del cinema.

Il pernacchio di Eduardo De Filippo ne L’oro di Napoli

Altro esponente della storia del cinema della nostra città è Francesco Rosi, che ha iniziato la sua filmografia anni dopo Antonio de Curtis e De Sica. E’ stato uno degli esponenti più importanti del cinema nostrano, innestandosi sulla strada del racconto del reale, di storie scomode, storie di mafia, di denuncia, di lotta sociale tra cui una delle più importanti, Le mani sulla città.

Francesco Rosi

Rosi nacque nel quartiere di Montecalvario, pieno centro storico e conobbe personaggi strepitosi come Adolfo Celi, Nino Taranto, Luchino Visconti,  Michelangelo Antonioni, Vittorio Gassman ed uno in particolare, Gian Maria Volonté.

Francesco Rosi e Gian Maria Volontè

Con Volonté si instaurò un forte sodalizio che pi fu espresso in film eccellenti come Cristo si è fermato ad Eboli, Il caso Mattei, Lucky luciano.

Rosi è stato un regista amato ed apprezzato in tutto il mondo, spesso questa gratitudine non è riconosciuta nel nostro paese, che dimentica la sua storia del cinema, che dimentica i suoi artisti, i quali invece all’estero vengono sostenuti, come fu nel caso della Tregua, film con Jhon Turturro, Massimo Ghini, tratto dall’omonimo romanzo di Primo Levi, film che sarà anche l’ultima pellicola del regista.

Le mani sulla città


Nel corso degli anni 60 e 70 tantissimi altri registi hanno parlato e scritto di Napoli, pur non essendo partenopei, come Pier Paolo Pasolini, che indicava i napoletani come coloro che non si sono arresi al capitalismo, che conducono una vita in linea alla sacca storica che possiedono.

Ancora Fellini che considerava il dialetto napoletano la lingua dell’amore, o ancora Lina Wertmüller con il suo Pasqualino sette Bellezze interpetrato da Giancarlo Giannini, tutti innamorati di questa città, tutti registi entrati in maniera immortale nella storia del cinema.

https://youtu.be/p-b0F0uKSjk
Federico Fellini e Napoli
Marcello Mastroianni e Napoli
Lina Wertmüller diventa cittadina onoraria di Napoli

Il cinema dei sentimenti, Massimo Troisi


Massimo Troisi è uno degli esponenti del Neapolitan Power e si innesta sulla scia di un periodo di luci ed ombre per la città. Maradona al Napoli, il grande Pino Daniele che fa musica amata da tutti, gli anni dello scudetto, ma anche di guerre di camorra.

Massimo Troisi e Napoli
Troisi e Maradona

Troisi aggiunge nei suoi film sempre una nota nostalgica, triste, ma reale. Considerato uno degli attori più importanti della nostra città, Massimo Troisi si cimenta nel cinema, portando in scena un antieroe. I suoi personaggi sono fragili, innamorati e per questo infelici come in Ricomincio da tre, Pensavo fosse amore invece era un calesse, film che strappano una risata sempre però troppo amara.

Il postino incorona questo dolce-amaro napoletano, poichè dopo il film Massimo Troisi muore prematuramente. Riceverà l’Oscar postumo e sulle mura di questa città è ospitato in ogni angolo della sua Napoli.

Massimo Troisi

La Napolitan Wave fino ai giorni nostri

Mario Martone in un’intervista disse che a Napoli era nato un nuovo cinema. Ci troviamo negli anni 90′ ed iniziano a sentirsi moti rivoltosi in ambito cinematografico. Vengono da Napoli. Ancora una volta la storia del cinema napoletano scuote l’intera cinematografia nazionale ponendo novità incontrastate.

Uno dei primi fu proprio Mario Martone con il suo Morte di un matematico Napoletano, film con un personaggio tanto singolare quanto calamita per gli spettatori. E’ questo il nuovo corso. Il cinema napoletano si propone di intravedere ed analizzare la realtà con storie al limite della verosimiglianza, con personaggi così inusuali che si fa stento a credere nella loro esistenza.

Morte di un matematico napoletano

Eppure esistono, esistono dentro tutti. Ed è in questo periodo che si tessono i futuri cineasti che attualmente dominano le scene nazionali ed internazionali. Antonio Capuano è uno di questi. Attualmente docente all’Accademia di Belle Arti di Napoli, è stato il fautore di opere incredibili come I Vesuviani, Luna Rossa, La guerra di Mario, Polvere di Napoli, quest’ultima scritta con un giovane Paolo Sorrentino.

Polvere di Napoli

Nel frattempo Gabriele Salvatores, nato a Napoli, vince l’Oscar con Mediterraneo, dedicato a tutti quelli che stanno scappando. Questo film infatti si innesta in una trilogia della fuga che vede storie in cui i personaggi scappano per cercare loro stessi, per cercare l’ideale politica che li risollevi, per cercare qualcosa in cui credere

Questo calderone bollente ha portato negli anni a quello che stiamo assistendo tutti i giorni, quello che è sotto i nostri occhi.

Mario Martone Nastro d’Argento alla miglior Sceneggiatura per Qui rido io, David di Donatello per l’amore Molesto, Paolo Sorrentino Oscar per la Grande Bellezza, David di Donatello per il miglior film le Conseguenze dell’Amore, David di Donatello per il miglior film E’ Stata la Mano di Dio, Festival di Cannes premio della giuria Il divo.

Eduardo De Angelis, David di Donatello per la miglior sceneggiatura Indivisibili, Antonio Capuano Nastro d’Argento come Miglior regista esordiente Vito e gli altri, Daria d’Antonio David di Donatello per la miglior fotografia E’stata la mano di Dio.

Per quanto riguarda la televisione e le fiction abbiamo Mare Fuori, Mina Settembre, Vincenzo Malinconico Avvocato d’Insuccesso, Capri, I bastardi di Pizzofalcone, Il commissario Ricciardi, Un posto al Sole, Gomorra, L’Amica Geniale, Generazione 56k dei The Jackal. Noi siamo la storia del cinema.

Tutte opere reperibili su qualsiasi piattaforma, soprattutto streaming, non abbiamo scuse quindi per non conoscere la nostra stessa grandezza.

E il futuro?

Il futuro della storia del cinema napoletano quale sarà? Possiamo dormire sogni tranquilli poichè nella nostra città vive un tempio che educa e forma i nuovi cineasti, ossia l’Accademia di Belle Arti Di Napoli. L’Accademia è stata una delle prime Università pubbliche ad inserire nel piano di studi un corso interamente dedicato al Cinema e all’Audiovisivo.

Dare la possibilità a tutti di studiare cinema, di incontrare grandi registi, sceneggiatori, ingegneri del suono, montatori getta le basi per un futuro fatto di giovani ragazzi che collaborano tra di loro e che saranno i produttori e i cineasti del domani.

Quando non capiamo perchè nella nostra città proliferano così potentemente le arti, ricordiamoci che la cinematografia a Napoli non è circostanza fortuita, ma è storia del cinema.

Bibliografia

Francesco Barbagallo, Napoli, Belle Époque, Editori Laterza

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