Filippo II ricevette dal padre Carlo V la corona dei regni di Napoli, Sicilia e Sardegna nel 1553, preludio alla più ampia abdicazione che nel 1555 gli consegnò l’intero immenso impero spagnolo. Durante il suo lungo regno, Napoli conobbe un susseguirsi frenetico di viceré, da Ferdinando d’Avalos al duca d’Alba, dal duca di Alcalá al cardinale Granvelle, ciascuno chiamato a fronteggiare carestie, epidemie, rivolte popolari e le continue minacce ottomane. La città, provata da terremoti e dall’afflusso incontrollato di contadini dalle campagne, visse momenti di grande tensione sociale culminati nella rivolta dei panettieri del 1585 e nella durissima repressione che ne seguì. Nonostante le difficoltà, sotto Filippo II Napoli partecipò alla vittoria di Lepanto del 1571 e vide l’avvio della costruzione del Palazzo Reale, simbolo del potere vicereale che avrebbe caratterizzato i secoli successivi.

Filippo II
Il regno di Filippo II: la Napoli spagnola tra Lepanto e rivolte – Fonte: Immagine creata da IA (Gemini)


La reggenza temporanea e l’arrivo del cardinale Pacheco 

Alla morte di don Pedro, la luogotenenza fu temporaneamente assunta dal figlio Luigi, presente in città in quel frangente, il quale esercitò la reggenza sino all’estate del 1553. In quell’anno giunse a Napoli il cardinale Pietro Pacheco, già arcivescovo di Pamplona, destinato a incontrare notevoli difficoltà nel governo e a distinguersi per una linea di condotta assai più severa rispetto al suo predecessore, soprattutto in materia di amministrazione della giustizia. 

La successione di Carlo V a Filippo II e i primi viceré 

Nello stesso 1553 Carlo V cedette al figlio Filippo la corona dei regni di Napoli, Sicilia e Sardegna, preludio alla più ampia abdicazione avvenuta il 22 ottobre 1555 a Bruxelles, quando l’imperatore conferì al principe non solo il titolo di gran maestro dell’Ordine del Toson d’oro, ma successivamente anche la Spagna e i domini d’oltremare. L’immenso impero, nel quale “non tramontava mai il sole”, passava così nelle mani di un giovane sovrano desideroso di proseguire il glorioso cammino paterno. 

Filippo II – Fonte: pubblico dominio

Durante il viaggio che lo condusse in Inghilterra per unirsi in matrimonio con Maria Tudor, Filippo II inviò a Napoli come proprio procuratore Ferdinando d’Avalos, marchese di Pescara. Il cardinale Pacheco venne ben presto rimosso e sostituito dal luogotenente Bernardino Mendoza, noto per la costruzione del ponte della Maddalena sul fiume Sebeto. Soltanto nel febbraio 1556 fu nominato formalmente il nuovo viceré, Fernando Álvarez de Toledo, duca d’Alba, celebre per la sua intransigenza e per l’obbedienza assoluta agli ordini imperiali, che lo condussero persino ad aggredire lo Stato Pontificio a causa di dissidi con la Spagna. Due rapidi avvicendamenti caratterizzarono il 1558, finché la carica fu affidata a don Pedro Afán de Rivera, duca di Alcalá. 

Il governo del duca di Alcalá e le difficoltà della città 

Quest’ultimo si trovò a governare una città gravemente provata dalla carestia e dal massiccio afflusso di contadini in cerca di condizioni di vita migliori, oltre che colpita da terremoti ed epidemie cui non seppe adeguatamente rispondere. Tentò, inoltre, di reintrodurre il tribunale dell’Inquisizione, che portò al rogo alcuni eretici in piazza Mercato, ma dovette rinunciare di fronte alla forte opposizione dei Seggi cittadini. Il suo governo ebbe comunque risvolti positivi, in particolare nella lotta al banditismo e nella difesa delle coste, costantemente insidiate dalle incursioni turche. 

Lepanto e gli avvicendamenti politici 

Alla morte del duca di Alcalá, nel 1571, gli succedette il cardinale Antonio di Granvelle Perrenot, che proseguì con vigore la politica di resistenza all’avanzata ottomana. Non a caso, nello stesso anno, il 7 ottobre, ebbe luogo la battaglia di Lepanto, scontro decisivo tra le flotte cristiane e quelle ottomane. Napoli fornì un contributo rilevante alla vittoria, celebrata con l’erezione della chiesa di Santa Maria della Vittoria nel borgo marinaro di Chiaia, più volte devastato da attacchi pirateschi. I contrasti con don Giovanni d’Austria, l’eroe di Lepanto, determinarono tuttavia la destituzione del cardinale nel 1574 e l’arrivo a Napoli di Íñigo López Hurtado de Mendoza, marchese di Montejar. La sua politica, che gli alienò tanto le truppe spagnole di stanza in città quanto la nobiltà locale, gli costò la rimozione, sostituito dal conte di Miranda, Juan de Zúñiga y Requeséns, in carica sino al 1582. 

A lui succedette il duca di Ossuna, don Pedro Telléz Girón, il cui temperamento capriccioso e le misure spesso inefficaci segnarono un’amministrazione incerta. Durante il suo governo, una nuova carestia scatenò la rivolta dei panettieri del 1585, episodio culminato nell’uccisione in piazza dell’eletto del popolo, Vincenzo Storace, vittima innocente della furia di una plebe affamata. La repressione fu durissima: cinquecento arresti e numerose condanne capitali suscitarono diffuso malcontento, giunto sino all’imperatore. 

Con Filippo II si va verso la costruzione del Palazzo Reale 

Nel novembre 1586 il viceré fu sostituito e a Napoli, ormai divenuta una vera polveriera, giunse Juan de Zúñiga y Avellaneda, conte di Miranda, che seppe distinguersi per integrità morale e per la sobrietà del proprio stile di vita. Gli subentrò Enrico di Guzmán, conte di Olivares, già viceré di Sicilia e figura di comprovato valore militare, chiamato a rifornire di grano la città in seguito a un’ennesima penuria. Riuscito nell’impresa, entrò ben presto in conflitto con l’aristocrazia napoletana, la quale ne ottenne l’allontanamento. 

A prendere il suo posto fu Fernando Ruiz de Castro, conte di Lemos, cui si deve l’avvio della costruzione del Palazzo Reale, innalzato sulla struttura preesistente eretta da don Pedro. L’opera fu poi proseguita dal figlio, Francesco, che affidò i lavori al grande architetto Domenico Fontana, prima di essere nominato ambasciatore presso la Serenissima Repubblica di Venezia e abbandonare definitivamente la città. 

Palazzo Reale sul finire del 1700 in una litografia francese – Fonte: https://storienapoli.it/2020/12/26/palazzo-reale-di-napoli-storia/

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