Nata da una tempesta, cresciuta tra fulmini e profezie, Isabella del Balzo è passata alla storia come la regina più sfortunata d’Italia. Eppure, dietro la leggenda della sventura, si nasconde una donna di rara tenacia, legata indissolubilmente al destino del Regno di Napoli. La sua vita, raccontata da Benedetto Croce nelle Storie e leggende napoletane e immortalata nel poemetto Lo Balzino di Ruggiero di Pazienza, è un viaggio avventuroso attraverso castelli assediati, corti viziose e lunghi esili, con il Vesuvio sempre all’orizzonte come promessa e minaccia.

Una principessa segnata dalla sorte fin dalla culla

Isabella vide la luce il 24 giugno 1465 a Minervino Murge, nel cuore della Puglia, unica sopravvissuta di tre gemelli. Secondo il poeta Ruggiero di Pazienza, la sua nascita fu preceduta da presagi inquietanti: un fulmine colpì il castello di famiglia e la nutrice trovata per lei era una donna dai modi poco raccomandabili, nota per la sua inclinazione al vino. La madre, Maria Donata Orsini, non si lasciò impressionare e, difendendo la figlia dalle gelosie delle sorellastre, le predisse un futuro da regina. Profezia che si avverò, ma a caro prezzo.

Il destino si incaricò subito di metterla alla prova. Promessa in sposa a Francesco d’Aragona, figlio di re Ferrante, lo vide morire nel 1486 prima delle nozze. Poco dopo perse la madre e il fratello, mentre il padre Pirro, Gran Connestabile del Regno, finì nelle prigioni di Castelnuovo a Napoli, accusato di cospirazione contro il sovrano . La giovane Isabella, erede di immensi feudi pugliesi — Andria, Altamura, Venosa —, divenne una pedina preziosa nel grande scacchiere politico del Sud.

Il matrimonio con Federico e la fuga attraverso il regno

Il 28 novembre 1487, nell’imponente palazzo di Andria, Isabella sposò Federico d’Aragona, fratello del defunto fidanzato e figlio secondogenito di re Ferrante. Non era destinato a regnare, e forse per questo il matrimonio fu felice. La regina Giovanna, seconda moglie di Ferrante, le donò persino il proprio abito nuziale come segno di benevolenza. Per anni la coppia visse tranquilla in Puglia, lontana dai tumulti della capitale, dando alla luce cinque figli.

Ma il regno di Napoli era un vaso di coccio circondato da giganti. Nel 1494, con l’invasione di Carlo VIII di Francia e la morte di Ferrante, il trono vacillò. Alfonso II abdicò, il giovane Ferrandino morì nel 1496 senza eredi, e fu lo zio Federico a salire al potere come Federico I di Napoli . Isabella, da duchessa d’Andria, divenne regina consorte mentre si trovava a Lecce. Il marito la convocò a Barletta per l’incoronazione, ma le sorti belliche glielo impedirono: Isabella attese invano nel castello di Barletta per mesi, costretta a rimandare il sogno della corona.

L’ingresso a Napoli tra peste e vedove “assatanate”

Quando finalmente, nell’ottobre 1497, Isabella fece il suo ingresso trionfale a Napoli, la città non era quella fastosa descritta dai poeti. Le strade erano piagate da bande di mercenari, la popolazione affamata, gli edifici distrutti . Benedetto Croce, con la sua prosa commossa, immagina quell’incontro a Castelnuovo nel febbraio 1498: due anime sbattute da tante tempeste, trepidanti per i pericoli passati e quelli che già si annunciavano.

La regina si sistemò nel castello accanto a due presenze imbarazzanti: le regine vedove Giovanna III e Giovanna IV, rispettivamente moglie di Ferrante e madre di Ferrandino. Croce le descrive come donne dissolute, inclini a avventure amorose pericolose, tanto che si diceva gettassero i malcapitati amanti dai trabucchi di Castelnuovo nelle acque sottostanti. La povera Isabella, “costretta dal buon cuore e dall’etichetta”, doveva far loro compagnia per sollevarle dai “dolori del lutto”. Un aneddoto che dice molto sulla pazienza e sulla dignità di questa donna, chiamata a regnare in una corte dove la morale era optional.

La caduta degli Aragona e l’esilio da Ischia alla Francia

Il regno durò poco, appena cinque anni. Nel 1501, circondato dai francesi a nord e tradito dai cugini spagnoli a sud, Federico capitolò. Preferì arrendersi a Luigi XII piuttosto che ai parenti spagnoli, ottenendo in cambio l’esilio in Francia con la Contea del Maine . Prima di partire, la famiglia reale si raccolse nel castello di Ischia, quello stesso forte che aveva ospitato la corte durante le invasioni precedenti. Da lì, Isabella salpò con i figli verso l’esilio, portando con sé non solo i gioielli, ma anche i libri della prestigiosa biblioteca aragonese .

A Tours, in Francia, la vita fu dura. Federico morì nel 1504, e Isabella, ora vedova con quattro figli a carico, fu costretta a vendere i volumi della biblioteca reale per sopravvivere

. Un incendio distrusse la sua residenza nel 1503, quasi a volerle ricordare che la sfortuna non conosceva confini geografici. Baldassarre Castiglione, nel Cortegiano, la ricordò come esempio di donna che “virilmente sopportò la miseria e i ripetuti colpi di una fortuna avversa” .

Gli ultimi anni a Ferrara e il mistero della tomba

Dopo l’esilio francese, Isabella trovò rifugio presso gli Estensi a Ferrara, parenti acquisiti attraverso la cognata Eleonora d’Aragona . Visse nel palazzo che poi apparterrà ai marchesi Gavassini, in ristrettezze economiche, assistita a fatica da papa Clemente VII per le figlie superstiti. Morì il 22 maggio 1533, dopo un’agonia di diciotto giorni, e fu sepolta nella chiesa del monastero di Santa Caterina. Oggi il monastero non esiste più, trasformato in scuola industriale, e i suoi resti sono andati dispersi . Una fine silenziosa per colei che era stata l’ultima regina degli Aragona di Napoli.

La sua storia, però, non è solo una sequela di disgrazie. È il racconto di una donna che attraversò il Regno di Napoli — dai castelli pugliesi alle sale di Castelnuovo, dalle strade insanguinate della capitale alle corti francesi ed estensi — senza mai perdere la dignità. E se oggi passeggiamo per Barletta, Lecce o Napoli, possiamo immaginare il suo corteo reale, lento e maestoso, portare un po’ di luce pugliese nel cuore più tumultuoso d’Italia.

Fonti: https://giovanniattina.blogspot.com/2016/03/isabella-del-balzo-regina-di-napoli.htmlhttps://www.vistanet.it/napoli/2024/05/27/la-regina-piu-sfortunata-di-napoli-ecco-la-triste-storia-di-isabella-del-balzo/https://www.treccani.it/enciclopedia/isabella-del-balzo-regina-di-napoli_(Dizionario-Biografico)/https://grandenapoli.it/storia-isabella-del-balzo-regina-sventurata-napoli/https://belsalento.altervista.org/isabella-del-balzo-1468-1533-principessa-e-regina-di-napoli/http://www.nuovomonitorenapoletano.it/index.php?option=com_content&view=article&id=1545:isabella-del-balzo-una-regina-santa-tra-le-assatanate-di-napoli&catid=38&Itemid=28

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