Nelle montagne della provincia di Salerno, tra il 1904 e il 1907, un uomo alto un metro e ottantacinque — una statura colossale per l’epoca — riuscì a tenere testa a interi plotoni di carabinieri senza mai usare una carta d’identità, ma solo una doppietta e una lingua tagliente come una lama. Si chiamava Francesco Parisi, era nato a Giovi il 26 dicembre 1881, e nella sua breve esistenza da fuorilegge compose qualcosa di rarissimo per un bandito: la poesia. Non versi da salotto, ma strambotti e quartine in dialetto giovese, canticchiati sulle note dei canti del più celebre Musolino, pieni di rabbia, amarezza e uno strano senso dell’onore.

Un brigante nato per caso nelle montagne salernitane

La storia di Parisi non è quella del brigante post-unitario, dell’uomo che combatte per un re deposto o per la terra rubata. È invece la storia di un contadine che si crede innocente e, per difendere la propria dignità, finisce per diventare ciò che la legge dice che è. Nell’autunno del 1904, una banda di malviventi aveva seminato il terrore tra Salerno e i comuni vicini: rapine, furti, violenze. Tra i sette arrestati figurano il padre Francescantonio, il fratello Gioacchino e lo stesso Francesco, che però si difende con un alibi preciso: al tempo dei misfatti era a Taranto, a fare il soldato, dal 30 marzo 1902 al 15 settembre 1904.

La giustizia non gli crede, o forse non gli importa. Il 5 aprile 1906 la Corte d’Assise di Salerno lo condanna a due anni di reclusione per semplice associazione a delinquere. Una condanna leggera, ma per Parisi è un’infamia. Non si presenta in aula, si dà alla macchia e, da quel momento, per tutti diventa “o’ brigante Parisi”.

La latitanza che diventò leggenda

Nelle valli tra Giovi, San Mango Piemonte e Sordina, Parisi trova non solo nascondigli, ma una rete di complicità che sembra uscita da un romanzo. I compaesani lo proteggono, lo rifocillano nascondendo il cibo sotto le stoppe, lo avvertono con segnali ingegnosi: un panno alla finestra in una certa posizione significa “carabinieri in zona, scappa”. Partecipa a festini, si spoglia delle armi per rispetto degli ospiti, non manca ai funerali degli amici e, a volte, sale sulla carrozza del medico condotto per scortarlo lungo strade insicure, proteggendo chi cura i malati da altri malviventi che infestano la zona .

È un dongiovanni, amante della buona tavola e gran bevitore, dotato di una forza fisica non comune e di una lingua pronta. Ma è anche un poeta semianalfabeta che, durante la latitanza, compone versi su versi per raccontare la sua versione dei fatti.

Le quartine contro i carabinieri

Le poesie di Parisi sono documenti straordinari di un’anima in fuga. In una quartina pubblicata dal Mattino il 27 marzo 1907, attacca la magistratura: “Prubbreco ministerio e preserende / so’ ggente ‘nfame, ggente scellerate / hanno misa e sorde carcerate / e loro hanno cacciato a libertà”. In un’altra, minaccia apertamente il brigadiere Cosentino e il carabiniere Nuccetelli, i suoi più accaniti inseguitori: “O’ brigadiere ‘e Pastena e’ ‘na carogna / ‘nsieme a Nucciarelle Belardino / s’ ‘i ‘ncontro annanze o’ focile / ‘na meraglia ‘mpi’etto l’aggia fa’”.

Eppure, nel mezzo della violenza, affiora anche il dolore del padre. Da una delle sue amanti, Rosa Mogavero, ha due figli gemelli, Armando e Ortensio. Quando Armando muore dopo pochi mesi, Parisi scrive con una tenerezza inaspettata: “Che dispiacere c’aggio avuto / quanno mio figlio Ortensio aggio lasciato / e’ ‘nu guaglione ra tutti abbandunato / e nu patre p”a campagna semp’a pensa’”.

L’ultima festa e la morte del vice brigadiere

La leggenda del brigante cresce, e il Comando provinciale dei Carabinieri decide di mandare a Giovi un uomo nuovo, sconosciuto a Parisi, con forza fisica e acume investigativo: il vice brigadiere Giovanni Chiaberti, astigiano di Piea, in forza ad Acerra. La sera del 13 febbraio 1907, Chiaberti intercetta Parisi a Creta, appena uscito da una festa di battesimo. Cosa accada esattamente quella sera nessuno lo saprà mai con certezza. Di certo c’è solo il risultato: un conflitto a fuoco, il vice brigadiere colpito a morte, e Parisi che fugge ancora una volta.

Nelle sue quartine, il brigante esprime un pentimento strano e sincero: “Che dispiacere c’aggio avuto / invece d”o brigadiere o vice brigadiere aggia sparato / aggio’ ritto alto là’, nunn’ ‘e parlatu / e stess’ ‘a paura m’ha fatto sparà” . Ma la paura non lo ferma. Sulla sua testa viene messa una taglia di 500 lire, una fortuna per l’epoca. Parisi risponde con nuove minacce, e quando sospetta che Raffaele Crucito voglia tradirlo per intascare il denaro, lo colpisce da vicino. Crucito morirà per le ferite.

L’agguato dei Vainisi e il mito che non muore

Ormai braccato giorno e notte, con gli amici che si assottigliano e la consapevolezza che l’ergastolo è inevitabile, Parisi compone il suo ultimo strambotto: “Cu niente duj’anne ‘e carcere / m’hanno rato / e mo’ ch’ ‘o brigadiere aggio sparato / l’ergastolo certo nun me mancherà”. Poi tenta l’ultimo colpo: manda Rosa Mogavero dall’avvocato Giulio Galdi, un ricco possidente di San Mango Piemonte, per estorcergli 200 lire e finanziare la fuga all’estero. L’avvocato prende tempo, avvisa i carabinieri, e Rosa viene arrestata il 25 marzo.

La notte seguente, almeno nove carabinieri e alcuni civili armati si appostano in un bosco di località Vainisi, lungo la mulattiera che da Sordina porta a Giovi. Sanno che Parisi verrà. Quando arriva, per lui non c’è scampo. I carabinieri diranno che ha sparato per primo, addirittura 55 volte. La verità è che il suo corpo viene crivellato da una trentina di colpi, che fanno esplodere la polvere da sparo delle quattro cartucciere a tracollo, mutilando orribilmente il cadavere.

Muore con l’arma in mano, senza alzare bandiera bianca. Per alcuni è un flagello di Dio, per molti altri un mito. Per decenni, nelle sere d’inverno davanti al focolare, gli uomini e le donne di Giovi racconteranno le sue gesta canticchiando i suoi versi. E qualcuno giurerà di averlo visto, ancora, vagare per le campagne in cerca di giustizia.

Fonti: https://www.mnemoteca-sanmango.it/francesco-parisi-il-brigante-di-giovi/https://it.wikipedia.org/wiki/Brigantaggio_italianohttps://usiena-air.unisi.it/retrieve/e0feeaab-3ba6-44d2-e053-6605fe0a8db0/Briganti_OPEN%20ACCESS.pdf

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