
Secondo la classifica annuale pubblicata da Quacquarelli Symonds che valuta le università a livello internazionale per singole discipline e aree di studio, l’Università degli Studi di Napoli Federico II figura tra gli atenei che rafforzano la presenza italiana nel panorama accademico globale. Nell’edizione 2026, l’ateneo si distingue in particolare per Ingegneria civile e strutturale, Scienze veterinarie, Lettere classiche e Odontoiatria, collocandosi tra le prime 100 università al mondo in queste discipline.
La Sociologia nel cuore di Napoli
Il Dipartimento di Scienze Sociali dell’Università Federico II si trova nel cuore di Napoli, nella celebre via dei Librai, a pochi passi da San Gregorio Armeno, dal Cristo Velato e da Piazza San Domenico Maggiore. Un luogo a me a cuore, da ex studentessa del Dipartimento. Bastava uscire dall’università per immergersi nel tessuto sociale della città, tra storia, tradizioni, arte e cibo. Luoghi come il Monastero di Santa Chiara diventavano spesso rifugi in cui ripetere le lezioni con i colleghi. Solo chi ha vissuto a lungo questi spazi può comprenderne fino in fondo il legame con i vicoli del centro storico. Molti testi d’esame di Sociologia, Antropologia Culturale, sociologia dello sport richiamavano elementi presenti proprio in quelle strade: per questo, il passaggio dalla teoria alla pratica risultava naturale e immediato.
I linguaggi della creatività: l’università che cambia linguaggio
I linguaggi della creatività è un progetto promosso dall’Osservatorio Giovani dell’Università Federico II e coordinato dal professor Lello Savonardo, coordinatore scientifico del Corso di Laurea Magistrale in Comunicazione pubblica, sociale e politica, dell’Osservatorio Giovani e di Radio F2 Radio Lab, la radio dell’Ateneo, dove insegna Teorie e tecniche della comunicazione e Comunicazione e culture giovanili. Il ciclo di seminari “I linguaggi della creatività. Conversazioni con…” nasce dall’idea che i giovani siano protagonisti e primi interpreti del cambiamento dei linguaggi della comunicazione, spesso espressi attraverso l’arte e la musica. Da anni, anche grazie alla sua esperienza di cantautore, il professor Savonardo porta avanti questi incontri con artisti capaci di interpretare i linguaggi giovanili. L’iniziativa punta a stimolare una riflessione sul concetto di creatività nelle sue molteplici forme, creando un ponte tra ricerca accademica e divulgazione culturale.
L’elemento distintivo del progetto è proprio la capacità di unire approfondimento teorico ed esperienza diretta. Alle prospettive sociologiche sulla comunicazione, sulla cultura e sulla musica si affiancano infatti le testimonianze di importanti protagonisti della scena musicale italiana e internazionale. Le conversazioni con gli artisti diventano così occasioni di confronto e analisi, attraverso cui gli studenti possono comprendere meglio le dinamiche culturali e sociali che attraversano il mondo contemporaneo.
Il professore che crede nei giovani
La vicinanza ai giovani è sempre stata una priorità per il professor Savonardo, fin dagli inizi di un’idea che oggi è diventata un format strutturato. Introdurre cambiamenti in un contesto universitario segnato da rigore e tradizione non è stato semplice, soprattutto in un periodo in cui lo studio accademico coincideva quasi esclusivamente con la frequenza delle lezioni e il superamento degli esami. Grazie alla fiducia di alcuni colleghi e alla capacità di ascoltare le esigenze degli studenti, il professore è riuscito a proporre seminari e percorsi di apprendimento più interattivi e partecipati.
“Io mi nutro di voi”: così il professor Savonardo ha sintetizzato, in una nostra recente conversazione, il valore che attribuisce al contatto con i giovani. In un contesto formativo, quale quello universitario in cui molti studenti vivono stress, pressione sociale e timore di non essere all’altezza, un approccio didattico più vicino e inclusivo può fare la differenza. Ridurre le distanze tra docenti e studenti, costruire fiducia e coinvolgerli attivamente nei progetti li aiuta a sentirsi parte integrante del proprio percorso di studi e a credere maggiormente nelle proprie capacità.
Da Mango a Nino D’Angelo, l’Università che ospita la musica
Il ciclo di seminari è attivo da diversi anni e ha ospitato artisti come Mango, Lucio Dalla, Ligabue, Bennato, Alex Britti, Jovanotti, recentemente La Nina e Nino D’Angelo. I passaggi più significativi di questi incontri, insieme alle riflessioni degli artisti, sono diventati materiali di studio nel corso di Comunicazione e culture giovanili.
Pochi giorni fa Nino D’Angelo è stato protagonista di questo format nella chiesa dei SS. Marcellino e Festo dell’Università degli Studi di Napoli Federico II. Visibilmente emozionato, ha ringraziato il pubblico per l’accoglienza ricevuta. Il rettore Matteo Lorito lo ha accolto omaggiandolo con una medaglia. Da sempre promotore della musica e della cultura napoletana, Nino D’Angelo si è affermato come un riferimento nel panorama musicale italiano. Dopo l’incontro con gli studenti, ha raccontato quanto sia stato intenso e significativo per lui essersi sentito parte della comunità universitaria, soprattutto non avendo avuto la possibilità di compiere un percorso di studi tradizionale. Il suo intervento è stato anche un omaggio al valore formativo dell’esperienza di vita di strada.
In una società che ci chiede di essere sempre performanti, incontrare durante il percorso universitario un docente capace di trasmettere la bellezza dell’arte e renderla accessibile attraverso percorsi di apprendimento concreti e stimolanti rappresenta un’opportunità preziosa per la crescita personale e per la creatività dei giovani, una creatività sempre più spesso minata dalla facilità di accesso alle informazioni oltre che ai frequenti stimoli ricevuti.


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