“Chi tene ’o mare”
Mergellina, Napoli

“Chi tene ’o mare” non è solo una famosa canzone del grande Pino Daniele, scritta nel 1980 e contenuta nell’album Nero a metà. È anche un motto di vita, una chiave di lettura personale che vorrei provare a tradurre, almeno in parte, da una prospettiva napoletana. Nel farlo, mi ritrovo ad ascoltarla ancora una volta, nella versione eseguita in piazza del Plebiscito nel 2008 con Tullio De Piscopo e James Senese.

La canzone racconta quella che potremmo definire una “libera prigione” chiamata Napoli: un territorio complesso, difficile da spiegare a chi non ci ha mai vissuto o anche solo attraversato. È una tensione continua tra il desiderio di partire e quello di restare. Da un lato “po’ sta luntano e te fa’ senti comme coce”, dall’altro “chi tene ’o mare ’o ssaje porta ’na croce”. In questo doppio movimento si consuma una parte essenziale dell’esperienza napoletana.

“Chi tene ’o mare o sape ca è fess e cuntento”

In chiave antropologica e sociologica, questa espressione sintetizza una visione tipicamente napoletana del rapporto viscerale con il mare. Il “mare”, nella cultura di Napoli, non è soltanto un elemento naturale, ma un simbolo che struttura l’identità collettiva: rappresenta apertura e limite, libertà e precarietà, ricchezza immateriale e impossibilità di possesso. “Tenere il mare” significa abitare una condizione esistenziale essenziale, qualcosa che ti porta inevitabilmente all’introspezione generando malinconia e solitudine. Un compromesso che parte dalle acque del mare di Napoli per confluire nelle incertezze esistenziali.

Più di una semplice canzone

Chi tene ‘o mare
Cammina c’ ‘a vocca salata
Chi tene ‘o mare
‘O ssape ca è fess’ e cuntento
Chi tene ‘o mare ‘o ssaje
Nun tene niente

Chi sceglie di abitare al mare, e nella fattispecie a Napoli, sceglie di fare un compromesso emotivo, dove il rimanere implica rinunciare a tante cose per guadagnarne tante altre, un guadagno che ti riempie l’anima. Sociologicamente e forse anche dalla visione del cantante può essere letta come una critica implicita alla modernità produttivista: la felicità, forse è anche la capacità di abitare poeticamente il proprio spazio sociale e naturale.

LA ROSA GIALLA

In origine, il significato della rosa gialla era legata al concetto di gelosia ed infedeltà. Ho scelto questa immagine perchè credo che questi siano sentimenti legati alla città di Napoli. Credo caratterizzi lo stato d’animo di chi la vive, geloso delle sue bellezze, infedele quando si tratta di criticarla.

Riferimenti sitografici

https://rcuno.altervista.org/chi-tene-o-mare-di-pino-daniele-unode-al-mare-e-alla-liberta/

https://storienapoli.it/wp-content/uploads/2023/01/Copia-di-copertine-articoli-19.jpg

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