All’alba del 17 febbraio 2026, l’incendio del Teatro Sannazaro ha bruciato quasi centoottanta anni di storia. Le fiamme hanno divorato la cupola in legno, il palcoscenico, il soffitto affrescato. Quel che restava — le pareti scurite, le travi carbonizzate — era ancora lì, in via Chiaia, a testimoniare che il danno non era solo materiale.

I danni sono stimati tra i 60 e i 70 milioni di euro. La Procura ha disposto una perizia tecnica per accertare le cause del rogo. La riapertura, nel migliore dei casi, è attesa non prima di due anni.

Ma prima ancora di capire come è bruciato, vale la pena ricordare cosa bruciava.

Incendio Teatro Sannazaro

Una bomboniera nata su un chiostro

Il Teatro Sannazaro sorge là dove fino al 1847 si trovava l’antico chiostro dei Padri Mercedari spagnoli, accanto alla chiesa di Sant’Orsola, in quella via Chiaia che da sempre è uno dei salotti a cielo aperto della città.

A volerlo fu Don Giulio Mastrilli, duca di Marigliano, che ne finanziò integralmente la costruzione affidandone il progetto architettonico a Fausto Niccolini, figlio di Antonio Niccolini che aveva già lasciato il segno sul volto teatrale di Napoli. La direzione dei lavori spettò agli architetti Antonio e Pasquale Francesconi.

Il 26 dicembre 1847, con grande solennità e alla presenza di tutta l’aristocrazia cittadina, il teatro aprì i battenti con la commedia La petite Marquise del drammaturgo francese Henri Meilhac, messa in scena dalla Compagnia Le Roy-Clarence. I cronisti dell’epoca lo descrissero come un jolie bouquet — un bel mazzo di fiori — tutto decorato in bianco e oro, con affreschi di Vincenzo Paliotti sul soffitto e quattro ordini di palchi che salivano in un’eleganza sobria e raffinata. Stile rococò, dimensioni contenute, atmosfera di salotto. Quella che sarebbe diventata la sua cifra: la bomboniera di Chiaia.

Il teatro porta il nome del poeta umanista Jacopo Sannazaro, che proprio in quella zona visse e fu sepolto nella chiesa di Santa Maria del Parto a Mergellina. Un omaggio alla tradizione letteraria napoletana che in quel nome trovava, e trovava ancora, un simbolo.


Sul palco del Sannazaro: Duse, Scarpetta, De Filippo

Napoli, nella seconda metà dell’Ottocento, era una metropoli teatrale tra le più vivaci d’Europa. Il Sannazaro si inserì in un panorama già ricchissimo — il Mercadante, il Fiorentini, il Politeama, il Teatro Nuovo — e riuscì comunque a ritagliarsi un ruolo proprio, diventando il palcoscenico dell’alta prosa borghese e del teatro di qualità.

Sul suo palcoscenico passarono nomi che avrebbero fatto la storia del teatro italiano. Eleonora Duse, Tina Di Lorenzo, Ermete Novelli, Emma Gramatica, Antonio Gandusio e Ruggero Ruggeri calcarono quelle assi di legno quando il Sannazaro era già considerato un palco che portava bene. E non solo per i grandi della scena italiana: anche Sarah Bernhardt e Virginia Marini fecero del Sannazaro una tappa dei loro passaggi napoletani.

Eduardo Scarpetta fu di casa. Nel 1889 il Sannazaro ospitò la prima di Na Santarella, che qui concluse la sua lunga carriera artistica. E nella sala furono applauditi, in decenni diversi, i testi di Gabriele D’Annunzio, Roberto Bracco, Ferdinando Russo, Ernesto Murolo e Libero Bovio — tutta la letteratura teatrale napoletana che conta.

Nel 1888, fu il primo teatro in città ad essere illuminato elettricamente, grazie all’installazione di una potente cabina elettrica. Un dettaglio che dice molto: il Sannazaro non era solo un tempio della tradizione, era anche un luogo capace di guardare al futuro.


Il declino, il cinema, e il ritorno

Come molti dei grandi teatri napoletani, il Sannazaro non uscì indenne dal secondo dopoguerra. La crisi del teatro italiano, la penuria degli anni della ricostruzione, la concorrenza del cinema trasformarono progressivamente la bomboniera di Chiaia in qualcosa di diverso e di molto meno nobile: il Sannazaro divenne un cinema mal frequentato e degradato.

Sembrava una fine senza ritorno. E invece arrivò Nino Veglia.

Attore e impresario, Nino Veglia rilevò il teatro insieme alla moglie Luisa Conte nella seconda metà degli anni Sessanta. Nel 1969 diedero il via ai lavori per la ristrutturazione, che portarono alla riapertura della bomboniera di via Chiaia la sera del 12 novembre 1971. Sul palco tornato a splendere andò in scena Annella di Portacapuana di Gennaro D’Avino, nella riduzione di Michele Prisco: teatro napoletano di tradizione, con radici profonde nella cultura popolare della città.

Luisa Conte fu il cuore di quel rinascimento. Attrice di razza, capocomica di autorità naturale, costruì al Sannazaro qualcosa che andava oltre un programma di stagione: costruì un’identità. Il teatro non era più soltanto un edificio in via Chiaia. Era uno spazio riconoscibile, con un pubblico fedele, con una vocazione chiara: recuperare e rinnovare il meglio della tradizione teatrale napoletana, senza nostalgia inerte, ma con la consapevolezza che quella tradizione aveva ancora molto da dire.

Dalla stagione 1994-1995 la compagnia prese il nome di Compagnia Stabile Napoletana “Luisa Conte”, in omaggio alla sua fondatrice. Sul palco, negli anni che seguirono, passò il meglio del teatro partenopeo contemporaneo: Leopoldo Mastelloni, Gino Rivieccio, Peppe Barra, Biagio Izzo, Lina Sastri.

Alla scomparsa di Luisa Conte, la sua eredità è passata alla nipote Lara Sansone, che il teatro lo guida ancora oggi con lo stesso spirito: fedele alla tradizione, aperta al presente. Nel 2018 il Sannazaro è diventato Centro di Produzione Teatrale riconosciuto dal Ministero della Cultura.

L’ultima rappresentazione prima dell’incendio è stata Café Chantant My World, scritto e interpretato da Lara Sansone stessa. Il sipario si è chiuso su un lavoro di famiglia. Poi, nel buio delle prime ore del 17 febbraio, è arrivato il fuoco.


L’incendio del Teatro Sannazaro e la risposta della città

La risposta del mondo teatrale napoletano è arrivata prima ancora che i vigili del fuoco lasciassero via Chiaia.

Francesco Di Leva, direttore del Nest – Napoli Est Teatro, è stato tra i primi a offrire concretamente il proprio palcoscenico. Ma è stata la compagnia Il Pozzo e il Pendolo a trasformare quella solidarietà spontanea in un progetto coordinato, annunciando l’impegno a promuovere e coordinare una rete di teatri cittadini disposti a mettere a disposizione spazi, date e supporto organizzativo, affinché la stagione del Sannazaro potesse proseguire senza interrompere il dialogo con il pubblico.

Hanno aderito alcuni dei nomi più significativi del teatro cittadino: il Bolivar, il Diana, il Teatro Nuovo, la Galleria Toledo, il Bellini, il Bracco, il Totò, Sala Assoli, il Teatro Instabile, l’Augusteo, il Nest. Chiunque voglia aderire o offrire supporto organizzativo può contattare Il Pozzo e il Pendolo all’indirizzo supporto@ilpozzoeilpendolo.it o al numero 081 542 20 88.

La solidarietà si è estesa ben oltre i confini della città. Sei Teatri Nazionali — Teatro di Napoli, Teatro di Roma, Teatro di Torino, Teatro di Genova, Teatro del Veneto ed Emilia Romagna Teatro ERT — hanno annunciato un’iniziativa congiunta, attivando una campagna di sensibilizzazione rivolta al proprio pubblico per raccogliere fondi destinati al recupero del teatro di via Chiaia.


Come contribuire alla rinascita del Sannazaro

Sul fronte della raccolta fondi, si sono mosse anche realtà nazionali del mondo della cultura. L’associazione Cultura Italiae ha lanciato un appello per la “rinascita” del Teatro Sannazaro, avviando una raccolta fondi con l’obiettivo duplice di contribuire concretamente alla ricostruzione e di trasformare il Sannazaro in un modello nazionale di rigenerazione dei teatri storici. All’appello hanno aderito, tra gli altri, Massimo Ghini, Lina Sastri, Ricky Tognazzi, Simona Izzo, Laura De Filippo e Alberto Barbera.

Per donare tramite bonifico bancario: Associazione Cultura Italiae IBAN: IT51N0344003209000000390700 BIC/SWIFT: BDBDIT22 Causale: DONAZIONE PER TEATRO SANNAZARO

Sul fronte artigianale, è in fase di definizione un’edizione straordinaria della manifestazione “Napoli Crea – Made in Italy” che trasformerà l’intera via Chiaia in un distretto della creatività, con esposizioni artigianali, workshop e performance artistiche: l’intero ricavato sarà destinato ai lavori di ripristino del teatro.


Il fuoco che non spegne la scena

C’è qualcosa di antico in questa solidarietà. Napoli ha sempre avuto un rapporto viscerale con i suoi teatri, un rapporto che va ben oltre il semplice consumo culturale. Il pubblico napoletano non assiste allo spettacolo: lo abita, lo rivendica come parte del proprio paesaggio affettivo.

Lo sapeva bene Luisa Conte, che al Sannazaro costruì qualcosa che assomigliava a una famiglia. Lo sa ancora Lara Sansone, che quel teatro lo ha ereditato insieme alla responsabilità di non lasciarlo morire. E lo sa la rete di istituzioni, compagnie e artisti che in questi giorni si sono mossi con una rapidità e una concretezza insolite.

Un teatro non chiude perché chiudono le sue porte. Chiude solo se la comunità smette di riconoscersi in esso.

Il palcoscenico del Sannazaro è spento. Ma la sua stagione, grazie a questa città, non si ferma.


Fonti e approfondimenti

Donazioni: supporto@ilpozzoeilpendolo.it | 081 542 20 88

Associazione Cultura Italiae IBAN: IT51N0344003209000000390700 BIC/SWIFT: BDBDIT22 Causale: DONAZIONE PER TEATRO SANNAZARO

Jacopo Sannazaro – Treccani

Fausto Niccolini – Treccani

Teatro Sannazaro – sito ufficiale

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