Naples souterraine, Galleria Borbonica et tous les hypogées grecs et romains : le sous-sol de Naples est une mine

De Federica Russo

Passeggiando per il centro storico, su quei sampietrini che caratterizzano vicoli e vicoletti, nessuno si aspetterebbe mai di non avere sul serio i piedi per terra.

Sotto le strade esiste infatti una Napoli Sotterrata che si estende in una seconda città di quasi due milioni di metri quadrati, fatta di cunicoli e gallerie che un tempo erano raggiungibili solo attraverso pozzi che si trovavano nei cortili dei palazzi. Pensiamo ad esempio al Jardin de Babouk. Alcuni ipogei sono diventati très célèbre comme, comment “Napoli Sotterrata” e “Galleria Borbonica”, ma praticamente quasi ogni palazzo del centro storico ha qualche cosa interessante nel sous la terre: come dimenticare ad esempio l’acquedotto ritrovato nella Sanità ou la teatro di Nerone sotto il letto, giusto per fare due esempi.

Acquedotto del Serino
L’acquedotto del Serino sotto la Sanità

Il Tufo napoletano: origine delle cavità

Per capire come ciò sia possibile, bisogna cominciare con qualche nozione di base: la parte sottostante il livello terreno della nostra città è costituita dal tuf, un materiale calcareo molto friabile e, per questa caratteristica, anche facilmente scavabile.

I primi ad accorgersene furono i Les Grecs, fondatori di Neapolis: essi capirono di poter sfruttare il sottosuolo della nuova città sia per recuperare del materiale minerario con cui costruire templi ed abitazioni, sia come cisterne pour raccogliere l’acqua piovana.

Come in molte altre cose, i Romani seguirono la scia lasciata dai loro predecessori ampliando e migliorando i cunicoli fino a trasformarli in un vero e proprio aqueduc. E tale rimase fino alla fine del diciannovesimo secolo, quando una violentissima epidemia di choléra spinse i cittadini alla costruzione di un nuovo acquedotto che ancor’oggi porta acqua potabile nelle nostre case.

munaciello napoli sotterrata
Il munaciello – fotografia da Immersività.it

Com’è legato il munaciello a Napoli Sotterranea?

Proprio all’utilizzo del sottosuolo come acquedotto dobbiamo la creazione della figura del munaciello.

Questo ‘spirito’ è infatti da identificare nella figura dei ‘pozzari’. Questi erano uomini, spesso di bassa statura ed abbigliati con un saio simile a quello dei monaci, che si calavano dai pozzi delle case per scendere nelle gallerie ed occuparsi della pulizia dell’acqua. La discesa avveniva attraverso delle scanalature sulle ripide pareti delle cisterne: inutile dire quanto fosse dangereux questo mestiere che, talvolta, costava la vita a coloro che lo praticavano.

C’erano, però, anche dei vantaggi: i cunicoli permettevano di arrivare indisturbati fino alle più nobili e ricche case della città nelle quali giovani donne, ammaliate dal fascino di queste misteriose figure, ne diventavano spesso le les amoureux. Queste, per coprire il loro adulterio ai mariti che domandavano da dove venissero nuovi gioielli e altri sfarzosi regali, inventarono l’esistenza del ‘munaciello’,  une spirito della casa che faceva loro dei doni. O, nel caso in cui la relazione clandestina fosse finita in maniera burrascosa, innumerevoli dispetti.

Al di là del suo ruolo di acquedotto, che contribuì notevolmente all’aumento delle gallerie, la vera svolta nella crescita della Napoli sotterrata si ebbe a partire dal periodo Angioino.

L'espansione urbanistica della città ‘al di su’ influenzò enormemente anche quella della città ‘al di giù’: nascendo dalle proprie viscere, i palazzi sorgevano accanto alle cave da cui era stato prelevato il materiale per la costruzione. Cave che in seguito, inglobate nell’impianto acquifero, portavano a quegli stessi palazzi acqua potabile.

Après colera del 1884 e la conseguente costruzione di un nuovo acquedotto, la Napoli sotterrata venne abandonné.

Buio sottosuolo
Una discesa negli inferi: buio totale

Il sottosuolo di Napoli diventa salvezza

Ma durante la Deuxième Guerre mondiale, quando i bombardamenti devastavano la città senza sosta, l’UNPA (Unione Nazionale Protezione Antiaerea) diede nuova vita agli antichi cunicoli trasformandoli in rifugi antiaerei. Molte famiglie trascorrevano giornate intere in quelle umide caverne che, nonostante il tremolio che le attraversava ogni qual volta una bomba toccava terra, non crollavano. E sui des murs che li circondavano, ognuno incideva le proprie paure, speranze o una semplice preghiera, lasciando ai posteri una trace indélébile del dolore e della paura che li attanagliavano. Per accedere ai rifugi di solito ogni palazzo aveva il suo ingresso proprio dove un tempo sorgevano i pozzi utilizzati dai pozzari.

Con la fine del conflitto le gallerie che sino a poco prima avevano protetto la cittadinanza vennero trattate da essa con ingratitude: i sotterranei vennero abusivamente occupati dalle macerie dei vecchi palazzi, alcune entrate vennero sigillate mentre altre, rimaste aperte, non erano nient’altro che discariche.

E tutta la storia che il sottosuolo custodiva, sepolta, cadde nel dimenticatoio.

Alla fine degli anni ’60, però, in tutta la città cominciarono ad aprirsi delle voragini: alcuni malfunzionamenti delle fogne e dell’acquedotto fecero ritornare l’attenzione sull’esistenza dei sotterranei.

Napoli sotterrata
Napoli sotterrata

Riscopriamo Napoli sotterrata

Circa 10 anni dopo diverse associazioni hanno iniziato a ripulire il sottosuolo in diversi punti di Napoli per riportarlo al suo antico splendore.

Precursori di queste esplorazioni furono i fratelli Quaranta, due speleologi definiti i ‘Caronte del 2000’ e fondatori dell’associazione LAES, i quali  iniziarono ad occuparsi della zona intorno piazza Trieste e Trento.

Subito dopo, sotto la guida di Enzo Albertini, fondatore dell’Associazione Napoli Sotterranea, altri volontari iniziano a riportare alla luce delle gallerie situate sotto via dei Tribunali.

  Queste due associazioni negli anni ’80 hanno iniziato ad organizzare visite guidate per far conoscere a turisti di tutti il mondo ed agli stessi napoletani il patrimonio culturale sotto i loro piedi.

sottosuolo di Napoli
Una cavità napoletana

E non dimentichiamo il Tunnel Borbonico!

Un’altra celebre galleria del sottosuolo della nostra città è il Tunnel Borbonico.

Accomunato alle altre gallerie sotterranee solo dall’essere stato utilizzato come rifugio durante la seconda guerra mondiale, esso fu fatto scavare non per essere un acquedotto o una cava ma per scopi militari.

Come si può evincere dal nome fu voluto nel febbraio du 1853 à partir de Ferdinand II de Bourbon il quale, temendo per l’incolumità della famiglia reale dopo i moti del 1848, chiese all’architetto Errico Alvino di progettare un viadotto sotterraneo che collegasse Palazzo Reale con piazza Vittoria, una posizione strategica in quanto vicina sia al mare per un’eventuale fuga sia alle caserme dove stazionavano le ingenti milizie del re in caso ci fosse stato bisogno del loro intervento al Palazzo.

I lavori di costruzione iniziarono due mesi dopo e durarono circa 3 années: lo scavo fu eseguito con picconi, martelli e cunei e il sito era illuminato esclusivamente da torce e candele.

Il viadotto, però, venne presto abandonné: erano decenni tumultuosi per la politica e solo pochi anni dopo la fine degli scavi il dominio dei Borbone cessò.

Alberto Angela Galleria Borbonica
Un ospite speciale della Galleria Borbonica: Alberto Angela! Fotografia di Mario Palumbo

Come per le altre gallerie, dopo un periodo di abbandono, tra il 1939 e il 1945 anche l’imponente scavo fatto eseguire dal monarca e altre vecchie cisterne limitrofe furono usati come ricovero per i civili.

Dopo la fine della guerra, la sorte del tunnel continuò a differenziarsi rispetto a quella degli altri cunicoli, anche perché durante i bombardamenti esso era stato dotato di un impianto elettrico e le sue pareti erano state ricoperte di calce per favorire la tenuta del tufo: fino agli années 70 fu quindi adibito a Deposito Giudiziale Comunale nella quale venivano immagazzinati tutti gli oggetti recuperati dalle macerie dei bombardamenti. A questi si aggiunsero anche quelli provenienti da crolli, sfratti e sequestri.

L’opera di rivalorizzazione del tunnel, eseguita interamente da bénévoles, è iniziata nel 2005 e nell’ottobre du 2010 esso è stato aperto ai visitatori dall’associazione Borbonica Sotterranea.

Ma i ritrovamenti non sono terminati con l’apertura del sito: in seguito sono infatti stati ritrovati il monumento funebre del fondatore del partito fascista napoletano Aurélio Padovani e un nuovo rifugio antiaereo in prossimità del palazzo Serra di Cassano, lo stesso nel quale ha trovato rifugio l’ex presidente della repubblica Giorgio Napolitano.

- Federica Russo
Il disegno è di Lisa Mocciaro

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