Svizzeri a Napoli

Gli svizzeri che emigrarono a Napoli e in Campania: un legame antico

Caflisch, Meuricoffre, Wenner, Aselmeyer Vanvitelli (da non confondere con i Vanvitelli di origine olandese!) e tantissimi altri: quanti cognomi svizzeri ci sono a Napoli?

Raccontano la storia di un’emigrazione cominciata circa cinque secoli fa di un popolo che, partendo dalle lontane Alpi, creò in Campania una comunità vivacissima di imprenditori e artisti che arricchì moltissimo l’antico Regno delle Due Sicilie. Basta pensare che l’intera Piazza del Plebiscito parla svizzero: la chiesa di San Francesco di Paola fu progettata da Pietro Bianchi, di Lugano, proprio di fronte al Palazzo Reale, di Domenico Fontana di Melide, in provincia di Lugano.

La Svizzera ha storicamente esportato soprattutto soldati mercenari e architetti raffinatissimi e il Regno di Napoli fu fra le mete preferite della popolazione elvetica sin dal Rinascimento. Nei secoli successivi giunsero in Campania imprenditori, banchieri e professionisti, che generarono un movimento economico notevolissimo: su tutti c’è l’esempio dei Meuricoffre e della loro banca, che investì molto nel settore tessile ed era l’unica in Italia ad intrattenere relazioni privilegiate con i giovanissimi Stati Uniti. Basta pensare che, sul finire del XIX secolo, la comunità straniera più popolosa a Napoli era quella Svizzera.
Non meraviglierà quindi scoprire che il bellissimo Hotel Eden alle spalle di Piazza Amedeo ospitò la Schweizer Schule Neapel – Scuola Svizzera di Napoli. Rimase in attività fino al 1984.

reggimento svizzero

Soldati e artisti svizzeri

Timidi approcci li aveva avuti Domenico Fontana, innamorato dell’arte antica e scopritore, senza saperlo, di Pompei. L’amore fra il popolo elvetico e quello napoletano, però, nacque durante il XIX secolo, quando i soldati elvetici cominciarono a portare in patria disegni e racconti delle bellezze e delle ricchezze del Sud Italia, che stuzzicarono anche le fantasie degli imprenditori.
La monarchia borbonica, sin dai tempi di Carlo, aveva spesso fatto largo uso di truppe mercenarie svizzere per sedare rivolte o garantire l’ordine in territori difficili, come accadde nel caso della Rivoluzione Napoletana del 1799. L’abilità dei mercenari della svizzera tedesca era infatti nota in tutta Europa assieme a quella dei Lanzichenecchi, altri militari che frequentarono spesso l’Italia (e con cui gli svizzeri ebbero spesso screzi, che spesso finivano in regolamenti di conti all’ultimo sangue).

ufficiali svizzeri

Ufficiali svizzeri della 13a cacciatori reali, 1858

Sostegno Borbonico

La dinastia dei Borbone, a partire da Ferdinando IV e arrivando a Ferdinando II, fornì totale e incondizionato sostegno all’ingresso di capitali svizzeri nel Regno di Napoli. La visione economica fortemente protezionista di Ferdinando II riuscì poi a tutelare la produttività delle aziende locali, sostenute da una politica fatta di dazi e sostegni governativi. Il risultato fu un sistema industriale fiorente nel mercato interno, ma chiuso nei confronti della concorrenza esterna: fu questa la ragione che portò, dopo l’Unità d’Italia, al collasso di molte aziende.

Agli imprenditori che decidevano di investire nel Regno delle Due Sicilie questa politica protezionista era di grandissimo giovamento. Oltretutto nel Sud Italia c’era una immensa offerta di manodopera specializzata a basso costo, che permetteva la gestione di impianti industriali con costi contenuti. Le imprese erano anche al riparo dalla concorrenza inglese, che al tempo faceva il bello e il cattivo tempo nel mercato mondiale. Allo stesso tempo gli svizzeri erano un popolo estremamente piacevole. Non avevano ambizioni politiche come gli inglesi, rivoluzionarie come i francesi o religiose come gli islamici: volevano solo lavorare onestamente e con profitto. E questo a Ferdinando bastava per star tranquillo.

industrie tessili svizzere

Polo industriale di Fratte, a Salerno. Industrie cotoniere di Wenner.

Manifattura svizzera

Gli svizzeri furono particolarmente attenti nella produzione di materiali tessili. Un esempio fu la Schlaepfer Wenner & C di Salerno, che occupava più di 2500 operai nei suoi stabilimenti e produceva tessuti di cotone con tecniche tanto innovative da incuriosire Ferdinando II, che premiò il fondatore, Federico Alberto Wenner, con una medaglia d’oro. La società partecipò anche alla prima esposizione mondiale di Londra, nel 1851 e fu nel Sud Italia un vero e proprio impero commerciale. La società, cresciuta in un mercato protetto, non riuscì a resistere allo shock economico dell’Unità d’Italia.

Altra esperienza nel campo tessile fu quella di Gian Giacomo Egg, di Zurigo: fondò il Cotonificio Egg a Piedimonte Matese nel 1812 e, fino al 1943, fu fra i maggiori esportatori d’Italia di prodotti del cotone. I discendenti fondarono la Manifatture Cotoniere Meridionali, che ebbe grandissime fortune fino alla II Guerra Mondiale. Contava 300.000 fusi, 2800 telai, 12 macchine da stampa e dava lavoro a 12.000 dipendenti.

Ci pensarono i soldati tedeschi, in ritirata, a radere completamente al suolo tutti gli impianti industriali come atto di rappresaglia contro gli italiani. Da allora, purtroppo, sparì questa eccellenza.

Non andò meglio alla industria metallurgica Corradini, di Giacomo Conradin di Sent, che era leader nella produzione di ottone sin dal 1878, anno della fondazione. Si trovava a San Giovanni a Teduccio e fu distrutta completamente in guerra.

Gli svizzeri che emigrarono a Napoli e in Campania: un legame antico

Pasta, pasticcini, banche, hotel e architetti

Fino ad ora, però, non è apparsa la vera specialità degli svizzeri: la cioccolata. Ed ecco che ci pensò la pasticceria Luigi Caflisch, con sede a Via Toledo e locali a Livorno, Catania e Milano, a far conoscere ai napoletani la finissima arte dolciaria della Svizzera.

Ma il popolo alpino ha creato eccellenze anche giocando in trasferta: questa è la storia di un tal Voiello, che nasce come August von Wittel, nativo di Berna. Era un tecnico delle ferrovie che si trasferì nel 1841 a Napoli. Fu infatti chiamato per la costruzione della Napoli-Portici, la prima ferrovia d’Italia.
L’amore costruì per lui un destino inaspettato: si innamorò della figlia di un pastaio di Torre Annunziata e decise di lasciare il lavoro in Svizzera per rimanere in Italia e convivere con lei.

hotel eden svizzeri
Grand Hotel Eden, oggi Villa Maria

Non si può nemmeno dimenticare l’intervento a Napoli di Pietro Bianchi, di Lugano, che fu tra i più autorevoli architetti del XIX secolo. Mise la firma sulla straordinaria chiesa di San Francesco di Paola, realizzata su ordine di Ferdinando I nel giorno della nascita del Regno delle Due Sicilie.

Parlare di eccellenza Svizzera per un articolo intero senza nominare la parola “banca” non è impresa facile. Il digiuno da questa istituzione commerciale lo interrompe allora la famiglia Meuricoffre, con la sua banca omonima.
Nel periodo di massimo splendore, sotto Ferdinando II, era fra le banche più ricche d’Italia e finanziò numerose imprese, fra cui la nascente Società napoletana del gas. Ne abbiamo parlato a lungo in questo articolo.

Il popolo svizzero intuì anche le potenzialità turistiche della Campania: nel XIX secolo a Napoli furono aperti numerosi hotel, così come nelle isole: è un esempio il famoso Hotel Suisse di Ischia. Oppure è il caso della famiglia Hauser, che gestiva a Napoli il Parkers, il Britannique, l’Eden e il Grand Hotel di Mergellina (oggi diventato il Consolato Americano). Non si può non parlare anche degli Item, la più grande famiglia proprietaria di strutture ricettive in tutta Italia, oltre a possedere mulini e pastifici a Torre Annunziata. Per giunta, Aurelio Item fu lo scopritore della Villa dei Misteri a Pompei.

Ed è tristemente ironico vedere che oggi molti alberghi esistono ancora e, ogni estate, ospitano i nuovi figli della Svizzera. Peccato che Napoli, per loro, è diventata una semplice terra di passaggio.

-Federico Quagliuolo

Riferimenti:
https://www.swissinfo.ch/ita/napoletana–quando-mai–la-pasta-voiello-%C3%A8-svizzera/5584854#:~:text=Che%20la%20pizza%20rimandi%20a,antenati%20elvetici%2C%20pochi%20lo%20sapevano.
http://pocobello.blogspot.com/2010/10/gli-svizzeri-napoli-storia-di-una.html
https://www.ticinonews.ch/magazine/quando-il-sud-italia-era-ricco-grazie-agli-svizzeri-DBTCN487271?refresh=true
https://www.identitainsorgenti.com/lettera-aperta-cari-svizzeri-ricordatevi-quando-napoli-era-eden/

https://www.caflisch1825.it/lavventura-napoletana-di-caflisch/

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