La Funivia di Posillipo: storia di una sfortunata avventura fra Fuorigrotta e Via Manzoni

La Funivia di Posillipo: storia di una sfortunata avventura fra Fuorigrotta e Via Manzoni

Chi, passando nel Rione Cavalleggeri d’Aosta, non è rimasto affascinato dal “Cristo di Cavalleggeri”, il più incombente di quella fila di giganteschi e fatiscenti pali grigi messi con prepotenza fra i palazzi del quartiere? Si tratta dell’antica Funivia di Posillipo, che collegava Fuorigrotta con il Parco Virgiliano in soli 6 minuti, fra panorami mozzafiato e viaggi sospesi nel vuoto. Erano soprannominate “un aereo belvedere“.

Fu inaugurata nel 1940 e abbandonata nel 1961: assieme alla distruzione dell’Ascensore fantasma di Piedigrotta, con la sua chiusura si isolò completamente il quartiere posillipino.

La Funivia di Posillipo: dalla Mostra d’Oltremare al Parco Virgiliano in 6 minuti

Si entrava in funivia come in un albergo di lusso: ad attendere i 20 passeggeri che entravano in ogni cabina c’erano due addetti in livrea che gestivano le turnazioni. D’altronde, il regime fascista ci teneva a far le cose in grande con il quartiere Fuorigrotta e con l’impianto della Mostra d’Oltremare realizzata da Vincenzo Tecchio: fu presentato dal regime come il più grande impianto fieristico d’Europa, fra turisti sbalorditi e giornalisti che riempirono le prime pagine nazionali di commenti entusiasti. Nei progetti del 1939 Napoli doveva diventare la città “vetrina” per le missioni nelle colonie africane.

Il progetto fu affidato a un giovanissimo Giulio De Luca, lo stesso che, cinquant’anni dopo, fu chiamato a costruire il Centro Direzionale di Napoli.

La funivia fu inaugurata il 6 maggio 1940 e come primi passeggeri ebbe proprio il re Vittorio Emanuele III, il Podestà, Vincenzo Tecchio e numerosi altri gerarchi fascisti. Fu una strana sensazione quella di volare letteralmente su Napoli, guardando la città da prospettive che solo con i moderni droni potremmo riscoprire oggi (…anche se è illegale volare sopra le città!).

La Funivia di Posillipo: storia di una sfortunata avventura fra Fuorigrotta e Via Manzoni
Il

Per gli uomini del 1940, invece, fu tutta meraviglia fra le ciminiere di Bagnoli e le campagne che circondavano i giovani Viale Augusto e Giulio Cesare, da poco costruiti. E poi la funivia arrivava a Via Manzoni, a pochi passi da un’altra opera pubblica importantissima da poco costruita: il Parco Virgiliano.

L’orario di esercizio era inoltre molto esteso: dalle 10 a mezzanotte, futuristico anche per gli standard moderni della metropolitana d Napoli, e le corse erano una ogni 20 minuti, con il prezzo di 3 lire per singola corsa e 5 per a/r (a metà per i bambini!).

L’idillio durò però poco tempo: l’Italia entrò in guerra cinque mesi dopo l’inaugurazione e l’impianto fu distrutto completamente dai tedeschi nel 1943, assieme all’ascensore di Piedigrotta.

costruzione della stazione di Posillipo
La costruzione della stazione di Posillipo

Una breve vita per la Funivia di Posillipo

Dopo la guerra la Funivia fu rimessa in sesto grazie ai fondi pubblici per la ricostruzione: a differenza dell’ascensore, che rimase abbandonato, tornò nel 1950 a portare i passeggeri, ma il progetto durò pochissimo: fu chiusa nel 1961 perché ritenuta pericolosa: stavano spuntando come funghi i nuovi palazzoni di Rione Cavalleggeri d’Aosta, che non rispettavano alcuna distanza di sicurezza e, soprattutto nelle giornate di vento che facevano oscillare pericolosamente la funivia, non era possibile garantire le condizioni di usabilità del mezzo.

Il resto non è facile capirlo. Spiega Eduardo Bevere che, dopo il 1980, fu occupato abusivamente l’edificio della stazione di Posillipo da una persona che distrusse l’intero archivio dell’ATAN. Ci fu anche un altro occupante, il senzatetto D’Angelo, che occupò i locali panoramici fino ai primi anni del 2000.

Inaugurazione funivia di Posillipo
L’inaugurazione della funivia di Posillipo, rinnovata il 4 luglio 1953. Fotografia di Archivio Carbone

Perché non è stata mai ricostruita?

Una domanda difficile. Il Comune di Napoli provò anche a vendere nel 2006 e nel 2010 le stazioni e i piloni, ma le aste andarono deserte. Se i piloni erano in buono stato di conservazione, le due strutture versano in pessimo stato. A Fuorigrotta c’è un fioraio sul piano terra, mentre il piano superiore ospita addirittura una cabina superstite. A Posillipo, invece, la struttura è in pieno stato di decadenza, anche se più volte ha subito alcuni tentativi di trasformazione in ristorante. Gli edifici ancora oggi rimangono quindi abbandonati.

Eppure oggi, fra le auto bloccate nel traffico di Viale Kennedy e di Via Manzoni e fra le case che vivono all’ombra del Cristo di Cavalleggeri (che ha anche una pagina fan su Facebook), c’è il ricordo di quando da Fuorigrotta a Posillipo si arrivava volando sulla funivia di Posillipo.

-Federico Quagliuolo

Funivia di Posillipo
I piloni della funivia di Posillipo oggi, incastrati fra i palazzi
Funivia di Posillipo
La Funivia di Posillipo in costruzione, foto archivio Alinari

La storia è dedicata a Marilena Taglialatela Scafati per la sua generosa donazione. Sostieni anche tu Storie di Napoli!

Riferimenti:
Eduardo Bevere Gerardo Chiaro, Andrea Cozzolino, Storia dei trasporti urbani di Napoli e delle linee interurbane gestite dalla Satn e Municipalizzate, Calosci, 1999
Achille della Ragione, su e giù da Posillipo tra funicolari e Funivie
https://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/napoli/cronaca/16_aprile_09/cinque-lire-andata-ritorno-storia-funivia-abbandonata-dell-uomo-che-visse-stazione-33d1d91a-fe3a-11e5-b880-2a22625e1562.shtml

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