Il banchetto di Bona Sforza e Sigismondo di Polonia: la festa di matrimonio che finì nella Storia

Il banchetto di Bona Sforza e Sigismondo di Polonia: la festa di matrimonio che finì nella Storia

Si dice spesso che i matrimoni nel Sud Italia finiscono in banchetti giganteschi, gioia di tutte le buone forchette.
Anche la festa più grande mai vista non sarà nulla in confronto al banchetto matrimoniale di Bona Sforza e Sigismondo di Polonia del 6 dicembre 1571, capace di distruggere l’appetito anche di un campione di man vs food.

Si trattò di un evento mondano talmente grandioso, spettacolare e colossale da essere usato nei secoli a venire come l’esempio di una festa estrema.

Furono infatti 10 giorni di festa con un pranzo che durò 9 ore di fila con 29 portate e 1500 piatti diversi serviti. Nella cultura del Rinascimento, infatti, i banchetti dovevano essere quanto più grandi, sfarzosi e megalomani possibile. Erano un modo per dimostrare il potere dei re e delle famiglie. Fu una pratica che nacque probabilmente nel Regno di Ferrante I e poi diventò una moda in tutto il Nord Italia, specialmente a Ferrara.

Bona Sforza e Sigismondo I
Bona Sforza e Sigismondo Jagellone

Una festa gigantesca

Il matrimonio di Bona Sforza, figlia della carismatica principessa Isabella d’Aragona (una delle donne sospettate di essere il volto della Gioconda di Leonardo), fu il canto del cigno della dinastia aragonese a Napoli, che già aveva abbandonato l’antico Regno da qualche anno.
La città di Napoli, però, rimaneva un luogo fortemente simbolico per gli Aragona. E fu per questa ragione che Re Sigismondo partì da Cracovia verso Napoli per conoscere l’accoglienza italiana. Si può dire che, considerato il buon appetito dei polacchi, non rimase deluso.

La festa cominciò a Piazza San Gaetano, l’antica agorà della città, e poi l’immenso corteo degli invitati si avviò nel Castel Capuano per festeggiare il matrimonio della futura regina di Polonia e del re Sigismondo I Jagellone. Entrambi erano accompagnati dalle rispettive corti, provenienti da Cracovia, Milano e Bari, ed occuparono l’intero castello, che per l’occasione fu addobbato per intero con gli stemmi di Milano, il giallorosso degli Aragona e i colori della Corona di Polonia.

Ogni dettaglio era preparato nei minimi dettagli: il vestito da sposa della regina costò circa 7000 ducati d’oro (poco meno di un milione di euro, per intenderci), e la preparazione della tavola fu realizzata in quasi 10 giorni di lavoro, con tovaglioli piegati a mo’ di origami in numerose fantasie, fra colonne, barche, piramidi, teste d’uccello e altri giochi di carta. Al centro della tavolata fu allestita una gigantesca fontana che distribuiva acqua profumata, mentre la regina riposava su un baldacchino in tessuto veneziano, fra una portata e l’altra.

preparazione banchetto rinascimentale
La preparazione di un banchetto rinascimentale

Un menù barese da festa

Luigi Sada, studioso eminentissimo di storia pugliese e di gastronomia locale, notò che l’intero menù del pranzo matrimoniale era un gigantesco omaggio alla cucina tradizionale barese, proprio per non dimenticare la città dove la Regina Bona Sforza era cresciuta e dove morì.

Il banchetto fu anche una dura prova per gli assaggiatori, che furono costretti a mangiare una porzione di ogni piatto, per certificare l’assenza di veleni. Un lavoro di circa 8 ore e mezza. I lavori preparatori per la cucina invece durarono circa 15 giorni.

Il pranzo nuziale, a dispetto del nome, cominciò di notte: la tromba del “Mastro di Cerimonia” suonò alle 2 di notte e la festa si disse conclusa solamente alle 11 del mattino, dopo una maratona folle di cibo in pieno stile rinascimentale.


Scopriamo allora le portate:

Prima portata – Pignolate in quattro piatti, con natte (una sorta di panna) attonnata (spezie da confettura): antipasto dolce
Seconda portata – Insalata d’herbe: misticanza di erbe
Terza portata – Jelatina: brodo grasso fatto raffreddare e tagliato artisticamente.
Quarta portata – Lo bollito e biancomangiare con mostarda
Quinta portata – Li coppi di picciuna: piccioni stufati
Sesta portata – Lo arrusto ordinario con mirrausto et salsa di vino agro: arrosti (che potevano giungere fino a 120 piatti) in agrodolce con salsa all’aceto.
Settima portata – Le pizze sfogliate
Ottava portata – Lo bollito salvaggio con putaggio ungaresco et preparata: bollito di selvaggina e minestra alla paprica e peperoncini.
Nona portata – Li pasticci di carne: grande pasticcio di carne al sugo presentato artisticamente; servito con olive di Puglia e Spagna come contorno.
Decima portata – Li pagoni con sua salza: annunciati dal suono delle trombe, i pavoni erano serviti in vassoi con ancora le piume come ornamento
Undicesima portata – Le pizze fiorentine: una specie di pan di Spagna.
Dodicesima portata – Lo arrusto salvaggio e strangolapreiti: arrosto accompagnato da strozzapreti.
Tredicesima portata – Le pastidelle de carne: polpette in umido.
Quattordicesima portata – La zuppa nanna: zuppa nordica, probabilmente in omaggio agli ambasciatori polacchi.
Quindicesima portata – Lo arrusto de fasani: arrosto di fagiano al vino bianco.
Sedicesima portata – Almongiavàre: un dolce simile a una torta.
Diciassettesima portata – Li capuni copierti: capponi coperti da una specie di pasticcio poi cotti nel vino.
Diciottesima portata – Le pizze bianche (forse una Mastronicola)
Diciannovesima portata – Et appresso jelatina in gotti: gelatina liquida e fredda servita in un bicchiere di cristallo.
Ventesima portata – Conigli con suo sapore: coniglio accompagnato da varie salse
Ventunesima portata – Li guanti: pasta ripiena di vario tipo.
Ventiduesima portata – Le starne con limoncelle sane: starne agli agrumi.
Ventitreesima portata – Li pastici de cotogne: cotognata.
Ventiquattresima portata – Le pizze pagonazze: preparazione simile alle pizze bianche servite in precedenza, ma colorate di rosso.
Venticinquesima portata – Le pastidelle de zuccaro per tutte le tavole: pasta di mandorle con acqua di rose o di fiori d’arancio.
Ventiseiesima portata – Le tartelle per tutte le tavole: torte di vario tipo.
Ventisettesima portata – Castagne di zuccaro con lo scacchiero: castagne sciroppate (marron glacé) servite insieme a una scacchiera per giocare.
Ventottesima portata – Le nevole et procrassa: le nevole sono le attuali cartellate e l’ippocrasso un vino dolce speziato.
Ventinovesima portata – Le confieti: tradizionali confetti nuziali,

Sigismondo I di Polonia
Sigismondo I di Polonia

Un intrigo internazionale che parte da Bari

Bona Sforza era una donna intelligente, ambiziosa e molto affascinante. Era milanese di nascita, degna figlia della carismatica Isabella d’Aragona, figlia del re Alfonso II di Napoli. Nel XV secolo ci fu infatti una strettissima alleanza fra Napoli e Milano che salvò più volte il trono del bisnonno Ferrante d’Aragona e che, nel tempo a venire, portò tantissimi scambi culturali fra Napoli e Milano, grazie anche alla presenza di tantissimi personaggi carismatici che caratterizzarono la storia del rinascimento italiano. D’altronde, fu proprio Ferrante a donare il ducato di Bari al milanese Ludovico il Moro. Ed è a Bari che finì Isabella, madre di Bona.

Il desiderio di Isabella, madre di Bona, era quello di poter rendere la figlia duchessa di Milano, ma la situazione politica dei suoi tempi era esplosiva. All’epoca, dalla lontana Bari, sapeva di poter fare poco. E allora puntò ancora più a nord: venne infatti a sapere che il re Sigismondo I di Polonia, ormai cinquantenne, aveva perso la moglie. Era un’occasione più unica che rara per assicurare un futuro da regina all’ultima figlia rimasta in vita. La scelta si rivelò felice e la Regina Bona fu una presenza estremamente influente nelle amministrazioni polacche, oltre a portare con sé una vasta corte di italiani. Ancora oggi moltissimi termini polacchi, specialmente legati al cibo, sono figli proprio di quell’epoca in cui gli italiani “invasero” lo stato nordeuropeo.

Avvelenamento di Bona Sforza
L’avvelenamento di Bona Sforza, opera di Jan Matejko

I debiti napoletani

La vicenda portò anche uno strascico giudiziario notevole: “I debiti napoletani”, che sono rimasti ancora oggi nel linguaggio comune polacco per indicare un debito che non verrà mai ripagato.
Bona Sforza prestò infatti una ingente somma al Viceré di Napoli Fernando Alvarez de Toledo, ma non fu mai restituita. Questo portò una lunga battaglia diplomatica e legale fra la Polonia e la Spagna di Filippo II, che finì con la misteriosa morte di Bona nella sua Bari, assieme a tutta la sua corte.

-Federico Quagliuolo

Riferimenti:
Vittorio Zacchino, Salento e Polonia, 500 anni di amicizia da Bona Sforza. Carol Wojtyla, Edizioni del Grifo, Lecce, 1994
Luigi Sada, Ars Coquinaria Barensis al banchetto nuziale di Bona Sforza nel 1517, Edizioni del Centro Librario, Bari, 1971
https://www.academia.edu/35571709/BONA_SFORZA_DONNA_DEL_RINASCIMENTO_TRA_ITALIA_E_POLONIA
https://biodiversitapuglia.it/un-banchetto-memorabile/

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