Salerno fu la prima capitale del Sud Italia

Salerno fu la prima capitale del Sud Italia

La prima capitale del Sud Italia non fu Napoli e nemmeno Palermo, ma Salerno. Sembra strano, ma non deve sorprenderci: dobbiamo fare un viaggio nel tempo indietro di 1000 anni e catapultarci in quel complesso periodo di passaggio fra l’epoca dei piccoli ducati e contee del Sud Italia e la creazione del primo Regno di Sicilia da parte di Ruggero il Normanno.
All’epoca, infatti, Salerno era una delle città più ricche, attrezzate e potenti del Sud Italia e non è strano se fu scelta come capitale della parte continentale del futuro regno di Sicilia.

Salerno prima capitale d'Italia estensione principato
L’estensione dei territori del principato di Salerno nel XII secolo, prima dell’unificazione da parte di Ruggero

Arrivano i normanni!

La storia di Salerno è fatta di sbarchi: da quello degli Americani che la resero capitale d’Italia nel 1944 a quello dei Normanni, che la conquistarono nel 1077 con Roberto e Ruggero d’Altavilla. Si dice che il primo fosse alto più di due metri, con un corpo degno di Ercole, capelli lunghi e biondi e gli occhi di color azzurro. Era ambizioso, intelligente ed estremamente determinato nel raggiungere i suoi obiettivi ad ogni costo. Aveva una voce talmente potente che il suo grido di battaglia era capace di terrorizzare un esercito. Si era guadagnato il soprannome di “Guiscardo” (l’astuto) a buon titolo.

Il secondo non era da meno, ma rispetto al fratello maggiore aveva un carattere più amichevole e allegro, che diventava riflessivo e profondo quando si trattava di prendere decisioni importanti.

Un identikit perfetto quello descritto dalla storica bizantina Anna Comnena, no?

Partendo dalla Puglia, le ambizioni degli eredi dei mitici Vichinghi erano davvero straordinarie: volevano infatti conquistare l’intero Sud Italia. All’alba dell’anno 1000 il mondo longobardo di Benevento, Capua e Salerno era diventato cadente: per secoli in guerra fra famiglie, frazionato in piccoli regni e con i bizantini e i saraceni sempre alle porte. Al centro, il Ducato di Napoli difendeva la sua piccola indipendenza e la Repubblica di Amalfi guardava solo al Mediterraneo.

I vecchi longobardi, insomma, si ritrovarono a cadere per mano di giovani conquistatori, astuti e ambiziosi.

Roberto il Guiscardo
Roberto il Guiscardo

Quattro sono le città che eccellono sulle altre: Parigi nelle scienze, Salerno nella medicina, Bologna nel diritto e Orleans nell’avvocatura

San Tommaso d’Aquino, XIII secolo

Dopo la fondazione di Aversa da parte della famiglia Drengot e la conquista della contea di Puglia, il primo atto si risolse con il Concordato di Melfi del 1059 in cui il Papa consegnò il Sud Italia ai normanni, rendendoli suoi feudatari al modico costo di Benevento, che diventò parte dello Stato della Chiesa, e con l’impegno di convertire tutto il Sud Italia al cattolicesimo. Il Papa consegnò ai normanni anche la Sicilia, invitandoli a scacciare gli arabi dall’isola.

Mancava l’ultimo tassello: la conquista di Salerno per poi annientare le ultime resistenze capuane in Campania. Con una mossa da poker, Roberto ripudiò la precedente moglie e sposò Sichelgaita di Salerno, la bellissima, carismatica e intelligente sorella dell’ultimo principe di Salerno, Gisulfo. Suo zio, Pandolfo di Capua, pochi anni prima, aveva mandato dei sicari per uccidere il loro padre, Guaimario IV, e prendersi Salerno.

Fu massacrato sulla spiaggia di fronte all’attuale Forte La Carnale con 36 colpi di lancia e i figli furono imprigionati. Guardacaso, furono i normanni a risolvere la situazione salvando i due giovani appena ventenni. Gisulfo aveva paura del matrimonio perché aveva capito benissimo che Roberto non era di certo un benefattore.

Ma le nozze si fecero nel 1059. Ed ecco il ticket per entrare in città, non prima di un assedio durato un anno intero per scacciare Gisulfo.

La storia di Roberto il Guiscardo continuò con una serie di successi militari, politici e diplomatici che lo portarono di fatto a dominare l’intero Sud Italia.

Roberto il Guiscardo Ruggiero d'Altavilla
Roberto il Guiscardo e il fratello Ruggero d’Altavilla

Settant’anni di capitale

Era l’anno 1077 e la capitale del ducato di Puglia e Calabria fu spostata da Melfi a Salerno e, in quel periodo, cominciò uno degli sviluppi più consistenti del tessuto urbano, con la costruzione del Duomo, del Castel Terracena (che doveva essere la residenza di Roberto e Sichelgaita) e più in generale ci fu un forte sviluppo del quartiere medievale che ancora oggi è orgoglio della città. Non dimentichiamo anche il rifacimento dell’Acquedotto Medievale.

Dopo la conquista del Principato da parte degli Altavilla, Salerno di fatto fu amministrata dalla principessa Sichelgaita, mentre Roberto era impegnato nei suoi ambiziosi progetti di conquista. La moglie, salernitana di nascita e longobarda di sangue, fu molto amata dai sudditi. Era amante della medicina e anche questo non era un caso: la scuola medica salernitana proprio nel XI secolo stava vivendo il suo momento di massimo splendore.

Sichelgaita fu una principessa esemplare, stratega politica intelligente e amministratrice sapiente: non si accontentò di fare la controfigura di Roberto, che anche aveva una personalità dominante.

La vita nella capitale del principato andava benissimo: la città visse un periodo di grandi traffici commerciali ai danni della vicina Amalfi, che era ormai al collasso fra lotte politiche interne, pressioni normanne e concorrenza pisana. Anche dopo l’arrivo di Ruggero II, che le tolse lo stato di capitale del Ducato di Puglia e Calabria, Salerno rimase ancora per pochi anni la città di riferimento per i domini continentali. Sotto Guglielmo il Malo che salì sul trono di Sicilia nel 1154, però, le cose cambiarono e cominciò il declino della città.

Roberto il Guiscardo Sichelgaita di Salerno
Roberto il Guiscardo e Sichelgaita di Salerno ricevono Costantino l’africano

Il destino della prima capitale del Sud Italia

Ironico pensare che proprio il ducato di Napoli, che diede inizio alle conquiste normanne con Aversa, fu l’ultimo a cadere fra le mani degli Altavilla. Resistette strenuamente fino al 1137.

Ruggero II, dopo essere sbarcato a Salerno nel 1127 per ottenere con la forza il Ducato di Puglia e Calabria, espugnò 10 anni dopo anche Napoli, che era l’ultima roccaforte libera della Campania: tutto ciò che era a sud del fiume Garigliano diventò una provincia di Palermo. E nel 1130 nacque il Regno di Sicilia. Durante tutto il regno di Ruggero II, però, fu comunque data una grandissima attenzione a Salerno, che era la città privilegiata.

La Storia, però, premiò Napoli e non Salerno: Carlo d’Angiò, due secoli dopo, trasferirà la capitale del Regno all’ombra del Vesuvio e la politica accentratrice del nuovo regno sarà la pietra tombale per Salerno, Amalfi e Capua, mentre Benevento ebbe una storia a sé. Le città campane finirono risucchiate dal peso politico di Napoli capitale, che riprese con prepotenza il palco dopo essere stata per 800 anni schiacciata dai regni longobardi.

A Salerno rimarrà il titolo nobiliare del principato fino 1851: l’ultimo a fregiarsi di questo titolo fu Leopoldo di Borbone, il fratello di Francesco I.

-Federico Quagliuolo

Riferimenti:
Michele De Angelis, Salerno prima capitale del Mezzogiorno, Sonzogno, Milano, 1951
Michelangelo Schipa, Storia del Principato Longobardo di Salerno, Tipografia Francesco Giannini e figli, Napoli, 1887
Donald Mattew, I normanni in Italia, Laterza, Bari, 1992
Sichelgaita
Città di Caen
Treccani

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