Napoli e l'Egitto, storia di un legame intenso e antico

Napoli e l’Egitto, storia di un legame intenso e antico

In una città da sempre segnata dalle dominazioni straniere, in un meltin’ pot lungo millenni, il rapporto fra Napoli e l’Egitto è un legame spesso sottovalutato.

Presso piazza San Domenico Maggiore si stabilì in età imperiale, attorno al I secolo a.c, una comunità di mercanti e marinai egiziani provenienti da Alessandria d’Egitto: sul decumano inferiore sono testimoniati una Regio (quartiere) Nili e un vicus Alexandrinorum (attuale Via Nilo).

 Oltre a spezie, stoffe e oro – portarono in città anche credenze e riti nuovi.

Il Corpo di Napoli

Testimone di questo antico rapporto tra Napoli e l’Egitto è proprio lui, il Corpo di Napoli.  La statua in marmo bianco del Dio Nilo, da cui prende il nome anche l’omonima piazzetta. Eretta dalla comunità alessandrina, la scultura, dimenticata per secoli, fu riscoperta, acefala, in epoca medievale, si pensa che fu decapitata in seguito all’editto di Milano del 313 quando il suo culto come quello della Dea Iside divenne uno dei più segreti, celebrati solo dagli adepti. L’opera, secondo le cronache antiche, simboleggiava la città madre che allatta i propri figli: da qui il nome Cuorpo ‘e Napule (“Corpo di Napoli”), che si estese al Largo dove è tuttora ubicata.

Nel XVII secolo lo scultore Bartolomeo Mori aggiunse alla statua la testa barbuta del dio Nilo, sostituì il braccio destro e vi aggiunse una cornucopia, la testa di un coccodrillo presso i piedi, una sfinge sotto il braccio sinistro e i putti. Il basamento risale al XVIII secolo. Porta una cornucopia nella mano destra, adornata con fiori e varia natura, simbolo della fertilità propria del fiume egizio, ed ha il braccio sinistro posato su una piccola sfinge. Il gruppo scultoreo in marmo, infatti, chiaro simbolo di accoglienza, è una diretta testimonianza dei rapporti della Napoli greco romana con l’Antico Egitto ed è una vera e propria celebrazione del Nilo.

Corpo di Napoli Napoli e l'Egitto
Il Corpo di Napoli: Napoli e l’Egitto uniti nel cuore della città

Il contatto con l’aldilà

A testimoniare l’antico e sotterraneo legame di Napoli con l’Egitto ci sono in città due chiese dedicate a santa Maria Egiziaca, monaca ed eremita fuggita da Alessandria d’Egitto (sec. IV): una a Forcella, gioiello del barocco napoletano e l’altra in via Pizzofalcone.

Il contatto con l’aldilà è da sempre stato al centro della cultura egizia, tanto da condizionare la legge, la politica e la vita stessa. Così come l’Egitto, anche Napoli ha lo stesso acceso interesse per la vita ultraterrena: il rapporto con i defunti è infatti sempre molto curato a tal punto che ha dato vita ad alcune delle più interessanti leggende, novelle e componimenti della letteratura partenopea (ne è un esempio La livella di Totò).

La pratica più significativa e famosa della mummificazione ruotava attorno alla credenza che bisognasse preparare i morti al loro prossimo e ascetico passaggio.

Questo concetto di aldilà, anche se per certi versi è diverso dal nostro, o potrà impressionarci, in realtà è più vicina di quanto pensiamo. Il culto dei morti, caro a noi napoletani, non ci spaventa, e l’esempio lampante è il culto delle anime pezzentelle alla Sanità. La mummificazione è, ad esempio, una pratica che ha una lieve somiglianza con la scolatura dei corpi. Era infatti usanza antica del popolo napoletano lasciare il corpo esanime dei defunti su una particolare seduta, chiamata lo “scolatoio”: l’operazione aveva l’intento di lasciar scivolare via il liquame della putrefazione per meglio conservare le spoglie.

Tempio di Iside Napoli e l'Egitto
Il tempio di Iside, uno dei maggiori esempi di rapporti fra Napoli e l’Egitto

Il tempio di Iside

In età moderna, il rinvenimento del tempio di Iside a Pompei, a partire dal 1776, fece conoscere per la prima volta un tempio egizio completo delle strutture, delle decorazioni e dell’arredo al di fuori dei confini dell’Egitto. Il giovane Mozart, che visitò Pompei, venne attirato dal tempio, unico santuario isiaco fuori dalla valle del Nilo, al punto da trarne ispirazione per la composizione del Flauto Magico. Numerosi furono i templi dedicati a ISIDE questa divinità, signora della vita e della morte… Tant’è che nei primi anni della diffusione del cristianesimo, si dice fosse solito avvicinare la figura di Iside a quella della Madonna, poiché numerosi erano i tratti che le univano. Addirittura uno studioso austriaco Rudolf Steiner in una sua conferenza disse: “Nella Madonna ci si presenta la Iside rinata, evidenziata, potenziata. “.

Napoli e l'Egitto sarcofago MANN
Un sarcofago. Collezione Egizia del MANN

Amuleti e credenze

Gli egizi introdussero in Campania numerosi amuleti egizi in forma di animali sacri come gli scarabei, collane, pendagli e statuette, argento, pietre preziose, ambra e pasta vitrea. Uno dei simboli d’eccellenza della superstizione napoletana è il Corno o “Curniciello” ricavato da un mito, arrivato intatto fino a noi; è uno degli stereotipi scaramantici che possediamo, ed anche il più efficace. Secondo alcune leggende popolari, già nell’età neolitica, il Corno era considerato oggetto portafortuna dalle divinità e dal popolo, perché donava fertilità e abbondanza sia agli uomini che alle donne, ed era impiegato anche nella caccia, nelle guerre, e nei lunghi viaggi. Con il culto alla Dea Iside, il corno acquistava una forma di offerta, lo si donava alla dea per chiedergli assistenza e protezione, ed è probabile che i nilesi di Napoli offrivano i loro corni. Con l’età medioevale, il corno acquista un nuovo significato: doveva essere rosso, fatto a mano (l’energia vitale prodotta dalle mani) e avere un punta pronunciata, perché con il semplice gesto di indirizzare contro i nemici la punta, questa scacciava i malefici. Forse da qui si è evoluto il nostro curniciello napoletano.

-Alessandro Nappa

Grazie al MANN per averci concesso la possibilità di effettuare riprese all’interno della Sezione Egizia.

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