Enrico Caruso e San Giuseppe Moscati, la morte del tenore

Enrico Caruso e San Giuseppe Moscati, la morte del tenore

A seguito delle vicende legate ad una salute sempre più cagionevole, condizione che ha avuto inizio, si presume, a causa di una colonna cadutagli addosso dopo le prove, il più grande tenore del mondo, Enrico Caruso decise di partire con la sua famiglia dagli Stati Uniti per tornare ad abbracciare la sua terra natia, Napoli, dove, negli ultimi istanti della sua vita avrebbe incontrato il medico Giuseppe Moscati.

enrico caruso
Enrico Caruso divenne noto come “il più grande tenore del mondo”

Enrico Caruso lascia gli USA per tornare a Napoli

Negli USA Caruso si esibì per 607 volte al Metropolitan di New York, trascorrendo parte della sua carriera (e della sua vita), diventando il tenore più pagato dell’epoca ed acquistando uno spessore internazionale riconosciuto.

A seguito di continui acciacchi, che lo costrinsero perfino, durante un’opera, a smettere di cantare a causa del fazzoletto divenuto rosso sangue per la sua tosse, crebbe in lui il desiderio di tornare nella sua città.

Salpò il 28 maggio 1921, con Gloria, sua figlia, Giovanni, suo fratello e sua moglie Dorothy dal luogo della turnée, a bordo del transatlantico “Presidente Wilson”, per quello che sarebbe stato secondo l’animo più profondo e consapevole dell’artista: “il suo ultimo viaggio”.

Ci viene reso possibile comprendere la contezza di Enrico anche grazie ad una delle lettere che l’uomo inviò a Donna Emilia. Enrico infatti, manifestava il suo desiderio di tornare a Napoli, temendo tuttavia che una volta giunto nella città custode del suo cuore, non l’avrebbe mai più lasciata.

Due cose sono fondamentali per comprendere la persona dietro l’artista, la prima, il 9 giugno 1921, giunto a Napoli fu accolto da un’immensa folla di cittadini, che acclamavano il loro idolo, un napoletano divenuto eccellenza mondiale.

La seconda componente, più intima ma strettamente legata, appartiene al numero impressionante di bagagli e valige che portò con sé, ricordare a sé stesso il suo percorso, la sua strada, iniziata senza agi e favori ma pieno di volontà e talento, fino ad arrivare ai suoi successi ottenuti con merito.

La “malattia” del tenore e l’incontro con San Giuseppe Moscati

“Stanotte sarà difficile scamparla”, è la frase che un famigliare non vorrebbe mai sentirsi dire, eppure, alle pendici del Vesuvio sul finire di luglio e l’inizio di agosto, quando la sofferenza del tenore aveva reso chiaro a tutti che la vita dell’uomo stava ormai giungendo alla fine, fu pronunciata con dignità dalle sue labbra, con la voce che fino a quel momento aveva incantato il mondo.

Dorothy, tuttavia, piena d’amore e scevra di rassegnazione nei confronti delle condizioni del marito, decise di convocare la mattina seguente, il primo agosto 1921, dei luminari nel campo medico: Raffaele Chiarolanza, Gennaro Sodo, Gaetano Sorge e Giuseppe Moscati.

Enrico Caruso e San Giuseppe Moscati, la morte del tenore
Giuseppe Moscati venne beatificato nel 1975 da papa Paolo VI e santificato nel 1987 da Giovanni Paolo II

Il giudizio unanime fu netto, preciso e chiaro: troppo tardi.

Le percentuali di sopravvivenza erano ormai minime e realizzabili solo attraverso dolorose operazioni, che avrebbero probabilmente provocato al tenore ulteriori sofferenze.

Si racconta che suo figlio Mimi, che era rimasto in America, avesse sognato il padre il quale, disteso su un letto di fiori, gli parlò rincuorandolo, raccomandandogli di “Fare il bravo”.

Alle 17, nella residenza del tenore i medici presenti per la diagnosi decisero di allontanarsi momentaneamente.

Tutti, tranne uno.

Il dottore divenuto poi Santo, Giuseppe Moscati, si racconta che rimase con il cantante, stringendogli la mano e pregando insieme a lui, intimandogli che, fra tutti i medici consultati, l’unico che avrebbe potuto alleviare le sue angosce terrene era Gesù.

Enrico Caruso non riuscì a vedere il giorno dopo, spirò nel letto circondato dai suoi affetti, dopo una lenta agonia.

Il due agosto si spense “il più grande tenore del mondo”, il marito, il padre, accompagnato dal promettente medico che sarebbe diventato noto con il nome di: “il medico dei poveri”, verso l’icona di mito che Caruso aveva conquistato.

Fonti:

ORDINE dei MEDICI CHIRURGHI e degli ODONTOIATRI di NAPOLI e PROVINCIA

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