Alessandro Sacchi, è napoletano il più longevo presidente dell'Unione Monarchica Italiana

Alessandro Sacchi, è napoletano il più longevo presidente dell’Unione Monarchica Italiana

Il più longevo presidente dell’UMI, l’Unione Monarchica Italiana, è il napoletano Alessandro Sacchi, avvocato cassazionista ed autore.

Attraverso un’intervista, l’avvocato rivela e spiega il “suo” sentimento monarchico e si definisce “testimone auricolare” delle esperienze pre e post referendarie del 2 giugno 1946.

Alessandro Sacchi, è napoletano il più longevo presidente dell'Unione Monarchica Italiana
Sul palco l’avvocato Alessandro Sacchi durante una manifestazione dell’Unione Monarchica Italiana

L’Unione Monarchica Italiana

L’Unione Monarchica Italiana viene fondata il 29 agosto 1944 a Roma, da De Pigner, Gullo, Calvosa e Benedettini. Indipendentemente dalla singola opinione politica degli associati, la realtà associativa pone l’accento sulla necessità di una monarchia italiana, guidata da Casa Savoia.

Tuttavia l’UMI non è considerabile un’aggregazione di nostalgici, piuttosto, spiega, un laboratorio culturale interpretativo di una forma di Stato più efficiente, portata avanti da argomentazioni basate su testi e documenti.

L’UMI viene guidato da 12 anni dall’avvocato Alessandro Sacchi, che aderisce al movimento il 7 gennaio 1982. Quarant’anni di attivismo che hanno attraversato un’intera epoca storica e di evoluzione tecnologica.

Sebbene l’associazione sia oggi presente in tutte le province italiane, la sede principale è Roma, nel quartiere Prati, e Sacchi racconta di come con 9900 lire partiva da Napoli, con treni che impiegavano anche quasi tre ore, per partecipare alle riunioni nella Capitale.

Ad oggi la condizione è completamente diversa, considerando che in meno di un’ora è possibile percorrere la stessa distanza con lo stesso mezzo, e molti incontri vengono svolti online.

Il presidente, ormai eletto da dodici anni, ricorda con affetto e ammirazione coloro che lo hanno preceduto, ad esempio “i ragazzi del ’99”, del 1899, i quali si sono resi protagonisti della Grande Guerra da giovanissimi e orgogliosi, sebbene in molti fossero rimasti mutilati a causa delle atrocità della battaglia, di aver contribuito e partecipato alla creazione dell’Unità nazionale.

“Ho dato il mio”

Citazione tramandata

Perché parlare di monarchia oggi?

L’avvocato chiarisce subito due punti fermi.

Il primo: non è un sentimento nostalgico che conferma le sue convinzioni, ma una considerazione personale dovuta allo studio, alla conoscenza, ad un’analisi della condizione sociale e politica continentale e ad un ideale di libertà ed unità nazionale, interpretabile nella sua ottica solo da un sistema monarchico.

Il modello non è, ovviamente, la monarchia assoluta dei Re del XVIII secolo, ma una forma che faccia coincidere, come avviene ed è avvenuto in numerosi paesi europei, monarca, governo e Parlamento, che rimane espressione dei cittadini.

Per evidenziare la visione contemporanea e critica della Storia e del Presente, dichiara che le epoche, gli episodi e i personaggi del passato devono essere valutati, per comprenderne in maniera migliore il contenuto e le ragioni che hanno portato a determinate conclusioni ed azioni, almeno in una prima analisi, con gliocchi” di chi ha vissuto e viveva il periodo.

Altrimenti, aggiunge:

“Chiunque sarebbe disgustato oggi, ad esempio, dalle condizioni di schiavitù negli Stati Uniti, ma l’opinione personale durante la documentazione e lo studio di fatti e atti, può inficiare nella comprensione globale. Opinione che, comunque, resta legittima ed inevitabilmente si forma leggendo e confrontandosi.”

In secondo luogo spiega come mai, secondo l’UMI, la dinastia sabauda è rappresentativa della monarchia italiana.

Perché i Savoia?

Nell’attuale contesto sociale risulta complesso parlare di simpatie sabaude per due motivazioni. La prima, più ovvia, parte dal referendum del 2 giugno 1946, quando la popolazione italiana fu chiamata a decidere riguardo l’assetto costituzionale tra Monarchia e Repubblica.

Con un esito finale di 54,3% di voti a favore della seconda e 45,7% a favore della prima, l’Italia rinasce sotto forma repubblicana ed il re Umberto II qualche giorno dopo lascia il Paese.

Una delle prime misure risulta dunque la legittimazione riguardo la nuova forma di Stato ed il suo funzionamento, per cui sempre meno vengono proposte e viene discusso riguardo forme alternative.

La seconda motivazione risiede nello strutturarsi di pensieri e movimenti neoborbonici, i quali tuttavia vengono aspramente contestati dagli storici.

Una delle critiche si racchiude in questa domanda: se nel Regno delle Due Sicilie i Borbone erano visti come sovrani illuminati, allora come mai di quel 45,7% di italiani (all’incirca 10 milioni), in larghissima maggioranza meridionali, erano favorevoli alla conservazione del potere di casa Savoia?

Napoli, nel post-referendum, fu teatro di violentissimi scontri in via Medina, i quali comportarono non poche vittime, proprio tra monarchici (l‘80% della popolazione partenopea) e repubblicani poiché i primi avevano il forte sentore che il risultato finale fosse un broglio.

Alessandro Sacchi spiega che se è vero che durante il regno dei Borbone Napoli rivaleggiava con capitali europee del calibro di Parigi e Vienna, le zone periferiche avevano standard e condizioni di vita molto più che arretrate rispetto alle Nazioni dell’Occidente.

Tale tesi viene portata avanti grazie a scritti dell’epoca come “La miseria in Napoli” di Jessie White Mario o “Venga a Napoli signor Conte” di Mario Costa Cardol.

Nel 1860 Garibaldi entra nel Regno delle Due Sicilie non per porvi fine, ma perché era già finito

Dichiara Alessandro Sacchi

Un elemento viene fornito dagli studi riguardo la criminalità organizzata, che vede i principali fulcri in Sicilia con la mafia, in Campania con la camorra, in Puglia con la Sacra Corona Unita e in Calabria con la ‘Ndrangheta. Tutte le organizzazioni sono fenomeni preunitari, dovuti, probabilmente, all’assenza o all’inefficienza della macchina amministrativa borbonica.

Il Presidente dell’UMI constata un fatto, ovvero che Giuseppe Garibaldi, che all’epoca era ritenuto dai grandi Re e Presidenti un condottiero formidabile, entra a Napoli sotto la veste di “Liberatore” perché non esisteva un’unità statale e amministrativa, oltre che alla volontà popolare, in grado di difendere il Regno.

Uno dei primi atti del Generale fu l’abolizione del baciamano – essendo un fervente sostenitore dell’Uguaglianza fra gli uomini – che nel Regno delle Due Sicilie era ancora in vigore.

Oltre ai rituali sociali anche i temi giuridici, come la giustizia, vedevano discriminazione fra gli stessi sudditi, come testimoniato dalla presenza nel Sud del Foro Ecclesiastico, un tribunale speciale in netto contrasto con la visione liberale che poneva come unico elemento superiore la Legge.

Gesto in linea con lo Statuto Albertino, promulgato da Carlo Alberto di Savoia nel 1848, che introdusse i principi di Eguaglianza e Libertà in Italia.

«Tutti i regnicoli, qualunque sia il loro titolo o grado, sono eguali dinanzi alla Legge […]. Tutti godono egualmente i diritti civili e politici, e sono ammessi alle cariche civili e militari, salve le eccezioni determinate dalle leggi»

Libertà individuale, l’inviolabilità del domicilio, la libertà di stampa e di riunione, vengono riconosciuti negli articoli 26, 27, 28 e 32. 

Statuto Albertino

Per cui, stando alla tesi dell’UMI, Casa Savoia, in virtù di un antico concetto di “Italia” sempre vivo nella cultura popolare, riunificati i regni li trasforma, per la prima volta, in Nazione.

In seguito, afferma, è la prima dinastia di sovrani che prende in carico il sistema amministrativo, legislativo, esecutivo e giudiziario della penisola.

Ovviamente, affinché la struttura venga mantenuta, si sostiene attraverso il supporto economico delle tasse e quello militare, interpretato dalla leva obbligatoria, “prezzo” che viene stabilito non più dal singolo staterello preunitario, ma dal potere centrale.

Alessandro Sacchi, è napoletano il più longevo presidente dell'Unione Monarchica Italiana
Dante, già nel XIV secolo scrive “ahi serva Italia”

Uscendo dalla Storia e analizzando il presente, Alessandro Sacchi pone una riflessione sugli Stati Europei che ritiene più efficienti, tra i quali Gran Bretagna, Belgio, Lussemburgo, Olanda e Norvegia, che hanno come filo rosso comune l’essere moderne monarchie costituzionali.

Con un’evidenza e un’accezione particolare riguardo l’esempio fornito dal Belgio perché, spiega: “Etnie diverse come Fiamminghi e Valloni, i principali ceppi etnici della regione, si basano su culture diverse, tradizioni differenti e persino una cucina variegata, interpretano il senso nazionale grazie ad una figura comune come il sovrano“.

L’UMI poi porta avanti una tesi riguardo il punto di vista nazionale.

Secondo l’Unione dei Monarchici Italiani, il sistema attuale include delle delle criticità, ad esempio, l’imparzialità del Presidente della Repubblica.

L’uomo politico eletto è espressione dei partiti, per cui emerge un sentimento di diffidenza nei confronti della figura super partes.

Un mondo e un modo di lettura differente e che senza dubbio può contribuire ad accrescere e alimentare il dibattito pubblico e la discussione culturale.

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