Giuseppe Gorani, il milanese che insultò Maria Carolina

di Leonardo Quagliuolo

Giuseppe Gorani è uno di quei personaggi storici che nella vita ha affrontato ogni tipo di avventura e che si è dedicato a svariate attività, anche molto diverse tra loro: diplomatico, scrittore, avventuriero, rivoluzionario, massone; tra le sue molte avventure, una in particolare insegna che è meglio non essere nemico di una regina, specialmente se molto vendicativa. Infatti, il suo viaggio presso il Regno delle Due Sicilie lo portò faccia a faccia con una delle situazioni più sconvenienti della sua vita, in cui rischiò più volte la morte, tutto per un’antipatia reciproca con Maria Carolina.

Il soggiorno a Napoli

Le informazioni sulla permanenza di Giuseppe Gorani a Napoli sono giunte fino ai giorni nostri proprio grazie ai suoi scritti, intitolati “Memoires“, in cui non si risparmiò specialmente nella descrizione dei suoi rapporti con i Reali di Napoli e delle sue impressioni sul loro conto, particolarmente schiette.

Giuseppe Gorani
Giuseppe Gorani in una stampa d’epoca

Gorani, al seguito di una descrizione decisamente poco entusiasta dell’ambiente di corte, descrisse Ferdinando IV di Borbone come un uomo di buon senso, ma anche rozzo, piuttosto ignorante e dal carattere fin troppo malleabile da parte di sua moglie, Maria Carolina d’Asburgo-Lorena.

Proprio quest’ultima gli diede una pessima impressione: venne da lui descritta come una donna dissoluta, dai molti amanti, sia uomini famosi a corte che meno noti, capricciosa, spendacciona e manipolatrice nei riguardi del suo “ingenuo” marito: su questo proposito, Giuseppe Gorani sosteneva che lei spendesse circa seicentomila ducati all’ anno, pur di soddisfare i suoi futili desideri, oltretutto gravando pesantemente sulle casse dello Stato.

Maria Carolina Giusppe Gorani
Maria Carolina d’Asburgo Lorena

Affermò che Maria Carolina appariva come colta ed elegante solo perchè il contesto culturale di corte era nettamente inferiore rispetto ad altri standard europei, quindi non le risultava difficile spiccare in mezzo a questa mediocrità.

Aggiunse, inoltre, che chiunque avesse parlato bene di lei, lo facesse mentendo, perchè costretto magari, oppure perchè non la conosceva a dovere.

Concluse, infine, questa lunga invettiva contro la regina del Regno delle Due Sicilie, sostenendo che lei apprezzasse maggiormente le sue figlie, rispetto all’erede al trono, il futuro re Francesco I e che, inoltre, sperasse in cuor suo che il trono passasse direttamente nelle mani dell’Austria.

La risposta di Maria Carolina

La diretta interessata di un tale turpiloquio, nel momento in cui ne giunse a conoscenza, si arrabbiò come non mai. Come osava Giuseppe Gorani parlare di lei a quel modo? Era imperdonabile. Difatti, la risposta della regina non tardò ad arrivare.

Dopo la partenza dal Regno delle Due Sicilie, Gorani andò incontro ad un periodo particolarmente arduo della sua vita: era costretto a fuggire sia da emissari di Robespierre al seguito di un fallito complotto nei suoi confronti, quindi non poteva soggiornare in Francia, oltretutto, date le sue posizioni assunte in precedenza, a favore della Rivoluzione francese, non era ben visto anche dai vari sovrani europei.

Trovò la soluzione ideale in Svizzera, non sapendo, tuttavia, che Maria Carolina non aveva dimenticato le offensive parole che il diplomatico aveva speso sul suo conto. Ad aspettare Giuseppe Gorani, in Svizzera, c’era una banda di briganti capitanata da un barone molto fedele ai Reali di Napoli, incaricati appositamente dalla consorte di Ferdinando IV e intenzionati a braccare il loro bersaglio fino alla morte.

Gorani, tuttavia, era un uomo d’ingegno: cambiò nome in “Leopoldo di Goazzano” e, con l’astuzia, riuscì a raggirare i suoi inseguitori, che lo avevano a portata di mano in un albergo in cui si era fermato, e che lo avrebbero potuto assassinare facilmente, se solo non si fossero lasciati ingannare: infatti, “Leopoldo” riuscì a convincerli che Giuseppe Gorani aveva da poco lasciato l’albergo.

Successivamente, assunse l’identità di Adamo Schmidt, pastore anglicano, attraverso cui riuscì nuovamente ad ingannare i suoi nemici. Cambiò nome una terza volta, in occasione del suo soggiorno a Zurigo: stavolta si faceva chiamare Agostino Rota.

Tra altre fughe a dir poco cinematografiche e cambi d’identità, Giuseppe Gorani riuscì a tornare a Parigi alla morte di Robespierre. Quando si placarono le acque anche sul fronte di Maria Carolina, decise che non avrebbe mai più pubblicato testi che avrebero potuto costargli la vita.

Trascorse gli ultimi anni della sua vita senza dover più fuggire, finalmente in tranquillità, a Ginevra, dove morì, nel dicembre 1819.

-Leonardo Quagliuolo

Per approfondire:

Napoli d’altri tempi” di F. Colonna di Stigliano

Giuseppe Gorani

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