C’è un gigantesco monumento grigio di fronte al mare di Posillipo che, nei piani del creatore, doveva essere una sorta di tomba per la resurrezione. Si chiama “Mausoleo di Posillipo” o “Mausoleo Schilizzi” ed è un tempio costruito davvero con l’intenzione di risorgere. Nessuno scherzo.

Il committente di quest’opera folle e grandiosa era l’affarista livornese Matteo Schilizzi e l’architetto fu un genio dell’epoca che accettò la sfida fra il paranormale e il visionario: Alfonso Guerra e, poi, il figlio Camillo.

Le cose non andarono secondo i piani, ma nacque comunque quello che fu definito da Alisio “il migliore esempio di architettura neoegizia d’Europa“. Ed oggi il mausoleo è diventato il sacrario militare di Napoli, oggi in preda all’abbandono fra mille promesse di ristrutturazione mai rispettate. Scopriamo cosa successe.

Il terrore dell’oltretomba

Tutto nacque quando nel 1877 morì a vent’anni Marco, il fratello maggiore di Matteo Schilizzi.

I due fratelli, discendenti di una famiglia di origini cipriote, erano legati da un affetto profondo e intenso e la perdita di Marco fu per il giovane Schilizzi un vero e proprio trauma. Il dolore fu poi incontenibile quando scoprì che la tomba di famiglia era stata profanata e il corpo dell’amato fratello era stato lasciato per terra, fuori dalla bara. I ladri erano alla ricerca di gioielli ed altri preziosi e, con il cinismo dei tombaroli, depredarono la cappella di famiglia.

Dopo questo episodio il giovane sviluppò un’ossessione verso la morte, che si concretò nello studio di testi sull’esoterismo, sulle arti oscure e sull’alchimia. Tutto questo finì nel calderone della sua stranissima personalità. Per il resto della vita di Matteo Schilizzi (merita davvero una lettura!), vi rimandiamo alla nostra storia a lui dedicata.

Ingresso Mausoleo di Posillipo
L’ingresso del Mausoleo di Posillipo. Fotografia di Federico Quagliuolo

Nasce il mausoleo di Posillipo

Giunto a Napoli nel 1881, Schilizzi, grazie ad un patrimonio di 40 milioni di lire (equivalenti a circa 170 milioni di euro attuali), cominciò grandi affari, che andarono ancora meglio quando si inserì negli appalti del Risanamento. E decise di comprare “il suolo più bello di tutto il Mediterraneo”, come lui stesso disse. Era un vasto appezzamento di terra dalle parti del promontorio di Posillipo, quando la collina era ancora vergine fra vigneti, orti e villette nobiliari sparse sulla via panoramica.

Fu lì che Schilizzi richiese ai suoi amici più fidati che gli venisse presentato l’architetto migliore capace di assecondare ogni sua idea: gli fu consigliato Alfonso Guerra, uno degli uomini migliori di Ferdinando II prima e poi della Napoli postunitaria. Il progetto presentato fece esaltare Schilizzi, che non diede limite alle spese. I lavori cominciarono rapidamente e, nel 1889, i cantieri si fermarono improvvisamente: il banchiere era finito di nuovo in una profonda depressione.

Il banchiere livornese continuava a vivere intrappolato nella sua altalena di umori. Alternava grandi felicità a momenti di profonda depressione. Nella casa aveva un piccolo tempietto dedicato al fratello, illuminato da candele che teneva continuamente accese. Nei progetti originali del mausoleo, al centro dell’immensa struttura, doveva contenere un gigantesco sarcofago nero che avrebbe ospitato il corpo suo e quello del fratello morto.

Interno Mausoleo di Posillipo
L’interno del Mausoleo di Posillipo. Al posto della croce doveva sorgere il sarcofago. Fotografia di Federico Quagliuolo

Dettagli del Mausoleo di Posillipo: un inno alla resurrezione

Già dall’esterno il colosso nero fa paura, con i suoi giardini e la scalinata monumentale. Ogni dettaglio ha un preciso valore esoterico e fu realizzato seguendo i “bizzarri capricci di Schilizzi“, come spiega Camillo Guerra nella sua relazione. Lo definì anche “un ebreo megalomane” (anche se ebreo non era), giusto per rincarare la dose.

Le porte sono guardate da due “guerrieri della luce”, che ai tempi dei Faraoni avevano il compito di aiutare il morto nella sua resurrezione. Sono fatte in bronzo e sono un vero e proprio capolavoro delle Fonderie Chiurazzi.

L’interno del Mausoleo è un’inondazione di azzurro e di luce. Oggi c’è una lapide dedicata ai militari morti in guerra, mentre nei progetti originali doveva esserci una scritta con geroglifici che non ci sono giunti, disegnati da Schilizzi in persona e consegnati nelle mani di Alfonso Guerra.

Ogni dettaglio interno ed esterno ha un preciso significato esoterico: ci sono fiori di ibisco sul cancello, simbolo di immortalità e purezza sin dai tempi degli egizi, i fiori di loto invece hanno il significato della rinascita.

La cupola ha i simboli di fanti nel sole alato (l’eternità), la palma (la pace), la quercia (la gloria), mentre sulla parte superiore della struttura, oltre al panorama mozzafiato sull’intero Golfo di Napoli, sono visibili altri guerrieri della luce, in questo caso armati di bastoni.
Anche i materiali non sono lasciati al caso e sono tutti selezionati dai progettisti per un determinato ruolo cromatico o energetico: dal travertino all’alabastro, passando al piperno napoletano al marmo di Carrara. Alcune rifiniture sono in oro, per lo più il resto è in bronzo.

La cupola del Mausoleo di Posillipo

Il Mausoleo di Posillipo diventa un Sacrario Militare

Se oggi abbiamo il Mausoleo di Posillipo dobbiamo ringraziare Camillo Guerra, il figlio dell’architetto, e più o meno tutti gli intellettuali d’Italia che si mossero a favore dell’opera, che altrimenti sarebbe stata sostituita da qualche bel parco residenziale.
Dopo la morte di Schilizzi nel 1905, il mausoleo di Posillipo rimase abbandonato a metà dell’opera e molti si chiedevano che fine avrebbe fatto. Il banchiere era morto senza moglie e senza eredi e non era stato sepolto nel luogo che sognava.
Nacque allora un comitato di cittadini che cercò in ogni modo di convincere il Comune di Napoli ad acquistare i terreni, ma le cose non erano fattibili a causa dell’enorme indebitamento di Palazzo San Giacomo. Che novità.

Ma servì la Prima Guerra Mondiale a cambiare le carte in tavola: Napoli soffrì solo un bombardamento, ma furono più di 2000 i napoletani morti sui fronti del nord. A favore della conversione del Mausoleo di Posillipo in un sacrario militare scese quindi in campo addirittura Armando Diaz, l’uomo più famoso d’Italia. Senza dimenticare le lettere di Gabriele D’Annunzio dirette a Vittorio Emanuele III in persona, e gli appelli di Salvatore Di Giacomo e dello stesso Guerra.
Alla fine i fondi arrivarono grazie all’intervento dello Stato. E Nel 1930 fu inaugurato il nuovo sacrario della Patria in presenza di Mussolini e Vittorio Emanuele III, che salutarono gli eroi della Grande Guerra. Non sapevano che il museo, vent’anni dopo, avrebbe accolto anche gli innumerevoli giovani che morirono durante il secondo conflitto mondiale.

Ipogeo mausoleo di posillipo
L’ipogeo del Mausoleo di Posillipo, con le tombe della II Guerra Mondiale. Foto di Federico Quagliuolo

Ed oggi?

Oggi il Mausoleo di Posillipo è lì, silenzioso e in una dignitosa decadenza. Il Comune di Napoli ha più volte promesso di restaurarlo, ma di fatto gli interventi sono sempre rimasti minimi e la struttura non è aperta al pubblico per motivi di sicurezza. Ed il cancello si apre solo in occasione di celebrazioni speciali.

Non è più la tomba del banchiere, anche se si dice che il suo fantasma ogni tanto torni davanti al cancello a guardare, malinconico, la sua sfida fallita alla morte.

-Federico Quagliuolo
La storia è dedicata a Leda Fusco per la sua generosa donazione. Sostieni anche tu Storie di Napoli!

Riferimenti:
Antonio Lazzerini, Il sacrario militare del Mausoleo di Posillipo, Youcanprint, 2016
Achille della Ragione, Il Mausoleo Schilizzi: una potenziale attrazione turistica
https://www.comune.napoli.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/37251
https://napoli.repubblica.it/cronaca/2015/10/04/news/restauro_del_mausoleo_schilizzi_ma_non_ci_sono_i_soldi-124321218/

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