“Girare per tutta Napoli e 36 casali”: le origini di un detto antichissimo

De Federico Quagliuolo

Fino a pochi anni fa, la frase “ho girato per tutta Napoli e 36 casali” era un modo di dire molto comune fra i napoletani. Si esclama quando, pur di trovare qualcosa, si è costretti a compiere delle ricerche difficili e in ogni dove.

L’origine di questo detto è antichissima e risale probabilmente addirittura all’epoca ducale, intorno al X secolo. Quel che è certo è che già si tempi dell’assedio di Napoli da parte di Belisario (565) esistevano i casali, intesi come villaggi. Una fonte dell’epoca racconta che, dopo l’assedio della città, l’intero territorio di Napoli rimase spopolato. Papa Silverio, adirato, disse a Belisario di riparare il danno e il generale decise quindi di “portare a Napoli le popolazioni dei casali vicini, come Trocchia, Chiaiano, Piscinola, Liburia, Somma e altri villaggi.

Secoli dopo gli Angioini, dopo aver conquistato il Regno di Napoli cacciando gli Svevi, decisero di introdurli come criteri amministrativi della provincia.
La provincia di Napoli venne suddivisa quindi in 36 casali, ognuno dei quali aveva un’identità e un nome che, oggi, sono diventati i quartieri di Napoli e la sua provincia.

Roberto d'Angiò
Roberto d’Angiò, il primo dei re francesi di Napoli

L’origine dei casali

Si parla di “casali” già ai tempi del Duché de Naples, attorno al secolo X. Con questo nome erano individuati i piccolissimi agglomerati di case coloniche all’interno dell’agro napoletano, che oggi è quasi completamente sparito. Eppure, stando alle ricostruzioni di Gaetano Nobile, Summonte e Benedetto Croce, il terreno della provincia di Napoli era fertilissimo e produceva frutta eccezionale: come dimenticare la pomme annurque, ad esempio?
Alcuni casali di Napoli sono sopravvissuti, in una forma più o meno antica, fino ai tempi dell’edilizia selvaggia del dopoguerra che ha praticamente unito Napoli alla sua provincia distruggendo quasi tutti i terreni agricoli.

I casali cambiavano dimensione, si univano fra di loro e crescevano in modo disordinato: nello stesso periodo angioino, pochi anni dopo l’istituzione delle unità amministrative, se ne menzionano fino a 43.
I 36 casali, infatti, non erano abbastanza grandi per essere identificati come città, ma avevano una popolazione fissa, fatta per lo più da contadini del luogo che, per guadagnare quel poco da vivere, scendevano in città con i carretti a vendere la frutta fresca.

Le loro comunità appartenevano al demanio dello Stato o, in alternativa, alle famiglie nobiliari proprietarie dei terreni, che spesso effettuavano una vera e propria compravendita di casali. Guardando nel beneventano, l’antica Telesia dopo il terremoto del 1366 fu ad esempio comprata dai Carafa. Poi, dopo l’abolizione del feudalesimo operata da Joseph Bonaparte, i casali diventarono comuni autonomi.

36 casali Villaricca
L’antico casale di Panicocoli, che oggi è Villaricca

Quali erano i 36 casali?

Alla domanda non c’è una risposta univoca. Nei secoli che seguirono la Domination angevine, infatti, il numero di casali è variato spesso, dato che Napoli ha lentamente “assorbito” la sua provincia. L’esempio lampante è l’antico Villaggio del Vomero, che un tempo era un piccolo casale di bergers ed oggi è il quartiere commerciale della città.

Originariamente erano questi:
Torre Annunziata, Resina, Portici, San Sebastiano, San Giorgio a Cremano, Ponticelli, Barra di Serino, San Giovanni a Teduccio, Frola, Casalnuovo, Casoria, San Pietro a Patierno, Frattamaggiore, Arzano, Grumo Nevano, Casandrino, Melito, Marano, Mongano, Panecuocolo, Secondigliano, Chiaiano, Calvizzano, Polvica, Piscinola, Marianne, Miano, Antignano, Vomero, Torricchio, Pianura, S. Strato, Ancarano, Villa Posilippe.

Rimane fuori la tour grecque, che in alcuni casi è segnalato come 37° casale, mentre in altre fonti è indicata come Château. L’altra “torre”, ovvero Torre Annunziata, per un certo periodo si chiamò Gioacchinopoli, à la demande de Murât.
Altri nomi sono invece spariti nella toponomastica moderna: Frola, ad esempio, è diventato Afragola; Mongano è diventato Mugnano Et Resina è invece, recentemente, tornata Herculanum. Il discorso per Panecuocolo (ou Panicocoli) è un po’ diverso: il villaggio si chiamava così perché, letteralmente, era famoso per i forni del pane. Oggi ci sarà più familiare con il nome di Villaricca.

All’interno della città di Napoli Torricchio è diventata l’attuale Materdei, pendant S.Strato era un borgo di Posilippe sorto attorno alla chiesa che esiste ancora oggi.
Polvica, infine, non è da confondere con il paesino che si trova dalle parti di Nola: era un villaggio che sorgeva a Chiaiano.

De 36 casali in provincia di Napoli, solo uno ha conservato la dicitura “casale” nel nome: è il comune di Casalnuovo. Nel casertano, invece, questo retaggio antico lo troviamo a Casal di Principe. A Salerno invece ci sono ancora Casal Velino Et Casal Buono.

-Federico Quagliuolo

Les références:
Historia della città e del Regno di Napoli, A. Summonte
http://napoleide.blogspot.com/2011/01/me-pare-nucasale-assacchiato.html
http://www.fedoa.unina.it/956/1/tesi_DiLorenzo_Agostino.pdf
http://sasaprof.blogspot.com/2018/10/i-casali-di-napoli.html

Devenez supporter !

Nous avons décidé de supprimer les publicités du site Web pour garantir un maximum de plaisir à nos histoires. Cependant, nous avons besoin d'un soutien financier pour maintenir nos activités éditoriales en vie : rejoignez les supporters de notre plateforme, pour vous de nombreux avantages et des vidéos en avant-première !

laissez un commentaire

Erreur: REMARQUER: Vous ne pouvez pas copier le contenu !