Luigi Manzi

Luigi Manzi, il garibaldino di Ischia che creò la sambuca

Dopo aver parlato della figura dell’acquavitaro, il papà del barman napoletano, si è parlato anche di alcuni personaggi famosi legati a questo mondo, tra cui Luigi Manzi, l’inventore della sambuca.

Luigi Manzi, il garibaldino che creò la sambuca

Luigi Manzi è stato un imprenditore ischitano nato nel 1809, il quale crescendo, per via delle sue simpatie repubblicane, specialmente rivolte a Garibaldi e a Mazzini, decise di spostare la sua attività a Civitavecchia, dal momento che Napoli attraversava il periodo della monarchia borbonica.

Luigi Manzi, il garibaldino di Ischia che creò la sambuca
Luigi Manzi, l’imprenditore ischitano che inventò la sambuca

Non era insolito, infatti, che lo stesso condottiero trascorresse molte delle sue giornate ad Ischia, per gustare la bevanda dell’amico e per fargli visita, si racconta infatti che “l’eroe dei Due Mondi” si fece regalare un’intera cassa.

Ancora oggi a Casamicciola, nell’isola di provenienza del distillatore, sono presenti le “Terme Manzi“, che furono di proprietà del padre.

Per via della sua idea politica in più di un’occasione rifornì l’esercito del Mille, e gli uomini che si battevano per i suoi stessi ideali repubblicani, preferendo al posto dei soldi gli opuscoli che producevano e che accompagnavano i soldati e una parte dell’opinione pubblica “pre-italiana”, innamorandosi dell’idea dell’Italia unita.

Luigi Manzi, il garibaldino di Ischia che creò la sambuca
La sambuca Manzi venne prodotta a Civitavecchia sin dal 1851

Risulta noto anche come sovvenzionò autonomamente il Regio esercito Sabaudo e la missione garibaldina.

Luigi Manzi morì nella sua terra natale nel 1873.

L’origine del nome “sambuca”

Per quanto riguarda l’origine del nome del liquore invece, ci sono diverse teorie, una di queste riguarda la terra che diede i natali a Manzi.

Ischia infatti, ed i suoi popolani, basavano la loro economia principalmente sul reparto agricolo e per dissetare i contadini dalle estenuanti fatiche durante le loro pause, dei ragazzini erano incaricati di portar loro dell’acqua. Questi giovani erano definiti “sambuchelli“.

Un’altra versione invece riguarda il sambuco, ovvero la pianta da cui si ricava l’estratto della bevanda, un’altra ancora invece ricopre un settore “esoterico“.

Grazie al suo ingegno infatti, Luigi Manzi escogitò un metodo per agevolare i trasporti limitando il pagamento delle tasse dovuti alla merce che avrebbe dovuto trasportare.

Insieme ai suoi collaboratori quindi scavò una fossa attraverso la quale venivano trasportate le bottiglie, molto simili a quelle attuali della Molinari, con un’etichetta e di vetro trasparente, celebrando dunque quel “San Buco” che tanto aveva fatto bene ai suoi affari.

L’avvento di Angelo Molinari

La sambuca nacque dunque nella distilleria dell’imprenditore ischitano per deliziare i commensali dopo il caffè, nel 1851, oppure per “correggerlo” e veniva prodotta utilizzando l’anice verde.

Tuttavia oggi identifichiamo la bevanda con il nome di Molinari, che rese invece questo liquore “internazionale“.

Luigi Manzi, il garibaldino di Ischia che creò la sambuca
Angelo Molinari produsse la sambuca a Civitavecchia, imitando Luigi Manzi, ma la commercializzò all’estero

Angelo Molinari, tuttavia, fu un imprenditore italiano durante il ventennio ed il periodo coloniale in Africa, tant’è che durante il periodo della sua attività decide di localizzare la produzione e la vendita in Etiopia, ad Addis-Abeba.

Quando tornò in Patria, nel 1936, decise di abitare in un luogo vicino la sua città di origine, per non separarsene, ma per non essere costretto alle turbolenze della Capitale, Roma, e giunse a Civitavecchia.

Qui la fiorente attività di Luigi Manzi, nata nel 1851, proseguiva con successo, fu allora che Molinari scelse di intraprendere la medesima strada dell’imprenditore ischitano.

Cominciò a studiare e a provare, fino a produrre un liquore simile, ma diversificandolo, non potendo competere con un’attività più strutturata sul territorio, e giunse alla conclusione di voler utilizzare un’altra base: l’anice stellato“.

Mentre il prodotto di Manzi rimase ancorato ad una tradizione locale, o nazionale, Molinari decise di esportarlo all’estero dopo la fine della guerra nel 1945.

La differenza riguardo la nomea che ancora oggi è presente fra i due “colleghi” infatti, può risultare banale quanto fondamentale per comprendere i due differenti contesti nei quali questi hanno vissuto ed hanno costruito la propria storia imprenditoriale e personale.

Se, da un lato, Luigi Manzi è nato in un periodo di mutazioni profonde riguardo non solo i contesti internazionali, ma primariamente locali, come appunto l’Unità d’Italia, i moti rivoluzionari e tutti i relativi scenari, dall’altro, Angelo Molinari ha saputo costruire la sua identità “aziendale“, in un periodo in cui i prodotti italiani venivano tutelati maggiormente e, alla fine, quando ebbe l’intuizione dell’espansione del suo brand, divenuto universalmente riconosciuto, la guerra era finita, l’umore puntava verso la ricostruzione dalle macerie in cui era finito il Paese ed iniziava il periodo meglio noto come la Dolce Vita nella sua città: Roma.

Fonti:

Sambuca Manzi, la Capostipite

La «mosca» finì nella sambuca in una notte della Dolce Vita, articolo de Il Corriere della Sera

Storia dell’azienda Molinari Archiviato il 21 marzo 2008 in Internet Archive., dal sito ufficiale

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