Cosa fare a Torre Annunziata: 6 meraviglie da scoprire

di Luca Fortis

Torre Annunziata è uno dei piccoli tesori della costa del Golfo di Napoli ancora da riscoprire. Spesso ci si passa in autostrada per raggiungere la Penisola Sorrentina, Amalfitana o Pompei, ma non ci si ferma mai. 

In pochi si chiedono cosa fare a Torre Annunziata, eppure nasconde tesori nascosti di inestimabile valore. In epoca romana, secondo la Tabula Peutingeriana, copia medioevale di un’antica mappa stradale romana, si chiamava Oplontis ed era una zona di ricche tenute agricole o di ville di nobili romani, tra Pompei ed Ercolano.

Dopo che l’eruzione del 79 d.C., la stessa che sommerse Pompei ed Ercolano, distrusse tutto, la zona non fu più abitata per un millennio e prese il nome di Silva Mala, poiché infestata da belve e ladroni. Nell’anno mille alcuni pescatori ripopolarono la zona e sotto la dinastia angioina l’area prese il nome di Torre dell’Annunciata, a seguito della costruzione di una torre.

L’eruzione esplosiva del Vesuvio del 1631 distrusse nuovamente quasi tutto. La cittadina venne ricostruita e sotto il regno di Carlo III incominciò a diventare un polo industriale. Sotto il regno napoleonico invece cambiò addirittura nome per diventare Gioacchinopoli. Con la restaurazione borbonica si prolungò la ferrovia da Portici fino a Torre Annunziata e, dopo l’unificazione italiana, fino alla Calabria.

Grazie al nuovo porto e alla ferrovia nella fine dell’Ottocento ci fu un notevole sviluppo industriale e nacquero molti pastifici artigianali. Nel secondo dopoguerra, la città decadde, anche per pesanti infiltrazioni camorristiche, drammatica situazione che culminò con l’omicidio del giornalista Giancarlo Siani negli anni Ottanta. Per comprendere bene la cittadina, bisogna perderesi tra i suoi vicoli e si può seguire la nostra guida su cosa fare a Torre Annunziata.

Cosa fare a Torre Annunziata: La Villa di Poppea e la Real Fabbrica d’Armi

Cosa fare a Torre Annunziata: 6 meraviglie da scoprire
Cosa fare a Torre Annunziata, Villa di Poppea

La villa di Poppea, inserita nella lista Unesco dei beni considerati patrimonio dell’umanità, è una grandiosa dimora della metà del I secolo e ampliata in età imperiale, che era in restauro durante l’eruzione del 79 d.C. Si pensa che appartenesse alla seconda moglie di Nerone, Poppea Sabina ed è certo che appartenesse al patrimonio imperiale.

La grandissima villa, riportata alla luce solamente per metà, in quanto alcune parti sono sotto lo Spolettificio Borbonico, vanta tra gli affreschi più raffinati e sorprendenti dell’Area Vesuviana. Camminando nelle sue stanze e nelle sue corti, si ha veramente la sensazione che si potrebbe incontrare da un momento all’altro la moglie di Nerone. Le persiane, ritrovate grazie a i vuoti che il legno decomposto ha lasciato nella lava e cenere e che sono state riempite con colate di gesso, sono nella medesima posizione in cui la lava le ha spinte.

Grandiosi e lucenti affreschi, con templi, uccelli, maschere teatrali, adornano le sale da pranzo, mentre nelle stanze da letto sono dipinti cestini di frutta protetti da sottilissime reti e vicino alla piscina di dimensioni olimpioniche, nelle corti aperte adornate con fontane di pietra, vi sono splendidi affreschi di fontane con fiori e uccelli che si abbeverano. La villa sembra un incredibile miraggio del passato, come se una macchina del tempo ci permettesse di fare un salto dal centro di Torre Annunziata, al lusso più sfrenato di Nerone e della sua famiglia. Si possono ancora sentire le onde del mare, che all’epoca, lambivano la villa.

La villa di Poppea è ancora parzialmente da scavare in quanto sotto la Real Fabbrica d’Armi Borbonica. Il governo vicereale spagnolo, una volta domata la rivolta di Masaniello nel 1647, si accorse che produrre polvere da sparo dentro le mura della città poteva essere un punto debole in caso di rivolte e decise di spostarne la produzione a Torre Annunziata, anche per la vicinanza del fiume Sarno. 

L’attività della Real Fabbrica d’Armi, comunemente denominata Spolettificio, iniziò però solamente più di un secolo dopo, nel 1761. Il corpo di fabbrica più interessante dal punto di vista architettonico risale al 1758 ed è opera del Sabatini, anche se risente dell’influenza vanvitelliana, alcune fonti attribuiscono il disegno allo stesso Luigi Vanvitelli. Era adibito a fabbrica di munizioni fino a pochi anni fa, oggi è in disuso e vi è il progetto di unirla alla villa di Poppea, per farvi spazi museali e per permettere ulteriori scavi archeologici.

Lo scoglio di Rovigliano e il birdwatching

Cosa fare a Torre Annunziata: 6 meraviglie da scoprire
Cosa fare a Torre Annunziata, antica cartolina dello scoglio di Rovigliano.

Per chi chiede cosa fare a Torre Annunziata, non si può non consigliare di vedere lo scoglio di Rovigliano, una piccolissima isola con i resti di due torri saracene, che sembra essere uscita da un libro di epica antica. Si trova davanti alla foce del Sarno e regala scorci affascinanti.

Lo scoglio ha una struttura geologica simile a quella dei Monti Lattari ed è probabile che fosse la sommità di una montagna sprofondata in mare a seguito della collisione della placca africana con quella euroasiatica. Un tempo si trovava a quattro chilometri dalla costa, poi dopo le varie eruzioni del Vesuvio e l’accumulo dei sedimenti del Sarno, si è avvicinato molto alla linea di costa. 

In epoca antica era chiamato Petra Herculis, in quanto le leggende raccontavano che Ercole, di ritorno dalla Spagna e dalla decima delle sue dodici fatiche, prima di fondare le città di Ercolano e Stabiae, avesse staccato la cima del Monte Faito e l’avesse scagliata in mare, formando così l’isolotto. In epoca romana, sullo scoglio sorgeva il tempio di Ercole, di cui oggi rimane solamente un pezzo di muro in opus reticolatum. In seguito, fu anche chiamato Pietra di Plinio, in quanto il famoso scrittore romano trovò la morte durante l’eruzione del Vesuvio del 79 d.C qui vicino.

Nei secoli successivi divenne prima nel VI secolo un’abitazione privata, poi nel IX secolo un luogo di accoglienza per giovani donne dedite alla vita monastica e successivamente, nel XII secolo un monastero cistercense. Nel XVI secolo, a seguito di incursioni saracene, venne trasformato in una fortezza. 

Oggi lo scoglio versa in pessime condizioni ed è rimasta in piedi solo una delle due torri, ma resta di un fascino incredibile e rimane del tutto incomprensibile come non diventi una delle maggiori mete turistiche della zona.

La foce del Sarno, davanti allo scoglio di Rovigliano, ai confini tra i comuni di Torre Annunziata e Castellammare di Stabia, è uno dei luoghi dove gli appassionati vengono a vedere la Berta maggiore e minore, il Gabbiano corallino, il Gabbiano reale, il Gabbiano comune e il Gabbianello. Si viene qui anche per avvistare la Sterna zampenere, i più rari Beccapesci, la Moretta, il Gabbiano Franklin e ogni tanto i fenicotteri.

Gli uccelli amano sostare tra la foce del fiume e lo scoglio di Rovigliano. Nonostante il degrado della zona, che è circondata da ex edifici industriali e i problemi di inquinamento del Sarno, gli amanti del birdwhatching non possono mancare una visita in questo luogo che meriterebbe più rispetto. 

Il porticciolo  antico

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Cosa fare a Torre Annunziata, la marina

Torre Annunziata ha un deliziosa marina, con antichi palazzi costruiti sopra le arcate della ferrovia ottocentesca. Le case colorate vi si aggrappano, così come una bella chiesa. Se solo la restaurassero, non avrebbe nulla da invidiare ai centri storici di tante note mete turistiche, poterebbe essere tranquillamente simile a Rapallo o altre famose località liguri. Non si può non suggerirla in un articolo su cosa fare a Torre Annunziata, vale davvero la pena girarla e fermarsi a mangiare nei ristorantini tra i vicoli e scale. Le arcate sotto cui passa la ferrovia, con i suoi locali, ancora sottoutilizzati, offrono poi ulteriori spazi per futuri sviluppi turistici. 

Il Quadrilatero, una Pompei Moderna

Cosa fare a Torre Annunziata: 6 meraviglie da scoprire
Quadrilatero, la nuova Pompei

Il Quadrilatero è un luogo che raramente si consiglia a chi chiede cosa fare a Torre Annunziata. Si tratta di un quartiere antico, a ridosso del porticciolo vecchio, completamente abbandonato e dal 2020 off limits, dopo che le ultime famiglie che vi vivevano sono state allontanate dalla magistratura per il continuo pericolo di crolli.

Il quartiere subì i primi danni quando il 21 gennaio 1946, a pochi mesi dalla fine della seconda guerra mondiale, 30 vagoni ferroviari pieni, carichi di munizioni e bombe per aeroplani, esplosero danneggiando pesantemente il Quadrilatero e la zona della Marina. Morirono 54 persone. Quando avvenne il terremoto dell’Irpinia, per motivi burocratici, non era ancora stato restaurato, il terremoto diede la mazzata finale.

Incredibilmente, negli anni post terremoto non venne mai ricostruito e ormai è una moderna Pompei, dove se non fosse per nuovi crolli, le lancette sono ferme al giorno del terremoto. Un giorno, il quartiere potrebbe essere restaurato e diventare un albergo diffuso a ridosso dell’antico porto. 

I pastai

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Macchine antiche pastificio Setaro

Un tempo Torre Annunziata rivaleggiava con i pastai della vicina Gragnano. Il centro era pieno di laboratori artigianali di pasta. Oggi, ne rimane solamente uno, alle spalle della Villa di Poppea, il pastificio Setaro. Vale assolutamente la pena visitarlo, al piano di sopra custodisce anche le macchine per la trafilatura in bronzo anni ’30.

Finito il tour, si possono poi vedere a Gragnano, le belle sedi di altri antichi pastai, come Gentile, Faella e tanti altri. 

I riti dei femminielli

Cosa fare a Torre Annunziata: 6 meraviglie da scoprire
Circo Sciò Sciò, Ciro Ciretta e la Poppea

A Torre Annunziata ancora si organizzano i matrimoni dei femminielli, antiche cerimonie che non possono non essere inserite nella lista di cosa fare a Torre Annunziata. Un rito antichissimo, probabilmente di origine greca e legato al mondo dei cantori di tammorre, alle varie feste legate alla Madonna e alla tombola. I femminielli sono persone, allo stesso tempo, sia maschili e femminili, che portano avanti antiche tradizioni legate ai riti campani.

Per essere femminielli si deve per forza essere nati in Campania, perché il lato culturale del loro modo di vivere è certamente legato al genere. I loro riti, oltre al matrimonio, prevedono la figliata, il funerale del Carnevale e riti dedicati a molte feste della Madonna tra le province di Napoli, Avellino e Salerno. La tammurriata e i suoi cerimoniali sono fondamentali per i femminielli, per capirlo basta seguire il cantore più famoso tra loro, Marcello Colasurdo, il maestro di Pomigliano D’Arco.

Lo sposalizio è un finto matrimonio tra femminielli, che ogni anno ha un tema diverso per quanto riguarda i costumi e che viene celebrato per le vie dei vari paesi, con tanto di sfilata, per poi finire in un pranzo o cena con tammorre e cantori. Per sapere quando vengono organizzati, bisogna chiedere ai ben informati a Torre, come negli altri luoghi in cui avvengono.

Bibliografia

Nicola Illardi, Istoriografia Politico-Civile-Ciesastica di Torre Annunziata, Tipografia di Martino, 1873.

Angela Valente, Gioacchino Murat e l’Italia Meridionale, Collana: Biblioteca di cultura storica (8), Torino, Eiunaudi, 1941.

Carlo Malandrino, Oplontis, Napoli. Ed.Loffredo, 1978.

Mario Prosperi, Oplontis, L’Eco della Provincia Editrice.

Brunello de Stefano Manno, Gennaro Matacena, Le Reali Ferriere ed Officine di Mongiana, Napoli, casa editrice storia di Napoli e delle due Sicilie, 1979.

I femminielli, il labile confine tra il sacro e l’umano. Marco Bertuzzi. MarKreathor, Ass.Multinage, 2018

Sitografica

http://pompeiisites.org/oplontis/

https://www.ov.ingv.it/index.php/storia-vesuvio/pompei

https://unesco.it/it/PatrimonioMondiale/Detail/123

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