Il Ducato di Benevento: storia della città che dominò il Sud Italia

Il Ducato di Benevento: storia della città che dominò il Sud Italia

Per circa 300 anni Benevento fu una delle città più potenti d’Italia. Durante la lunga storia del Ducato di Benevento, infatti, la città riuscì a dominare quasi per intero le regioni meridionali.

Fu una storia intensa e ricca di battaglie, eroi e opere che, ancora oggi, caratterizzano i territori di tutto l’entroterra campano.
Quasi ogni paese del Sannio e dell’Irpinia conserva infatti una torre di origine longobarda. Per non parlare di Salerno e Capua, che ebbero il momento di massima gloria proprio durante il tempo del Ducato.
E non dimentichiamo l’importanza che ebbero i longobardi sulla cultura italiana, dall’introduzione di nuove parole alla nascita di istituti giuridici moderni.

Benevento fu protagonista delle vicende italiane dell’intero medioevo. Almeno finché altri uomini venuti dal nord non verranno di nuovo a cambiare le carte in tavola. Erano i Normanni e, grazie a loro, nascerà un regno esistito per circa 800 anni.

Ducato di Benevento
Ducato di Benevento nel momento di massimo splendore.

Un territorio indipendente sulle macerie della Campania Felix

La città di Benevento ha sempre avuto un’orgogliosa indipendenza nel suo DNA. Dai Sanniti, che fecero penare non poco i romani, arrivando al Ducato, fino allo stesso Stato della Chiesa, che la fece trovare completamente separata dal resto del Sud Italia fino al 1860. Non ci meraviglierà, insomma, che la cultura e l’identità del beneventano siano spesso estremamente diversi da ciò che caratterizza tutto il resto della Campania.

La nostra storia comincia nel VI Secolo. L’Impero Romano era caduto già da molto tempo, le istituzioni centrali di Roma erano collassate, lasciando deserte e abbandonate le gigantesche strade consolari che collegavano l’Italia intera e le città, lasciate impreparate alle orde barbariche, furono saccheggiate e devastate dai Visigoti e poi dai Bizantini, che risalirono per l’intera penisola per riprendersi ciò che un tempo era di Roma. E infine di nuovo dai Longobardi, che scesero dalla Scandinavia, passando per l’attuale Friuli con l’unico intento di prendere il loro pezzo di gloria.

Dall’Italia aperta e al centro del mondo, si passò alle città fortificate, ai confini e alle guerre fra comuni che un tempo erano collegati da strade, acquedotti e infrastrutture strategiche. Tutto andò in malora.

Era il 571 quando Zottone, uomo di cui non sappiamo quasi nulla, giunse a Benevento e si fece nominare “Duca”. La città non ritrovava un ruolo di potere da sei secoli, dai tempi delle guerre sannitiche. Ormai il mondo era completamente cambiato e dell’orgoglioso popolo sannita rimaneva solo una regione che portava ancora il loro nome, mentre a dominare la nuova capitale della Langobardia minor erano i giovani discendenti di un popolo venuto dal profondo nord.

Ducato di Benevento
Benevento ai tempi del Ducato

Perché Duca e non Re di Benevento?

Formalmente il Ducato di Benevento non era un territorio indipendente, ma era un distaccamento del Regno longobardo che, come capitale, aveva Pavia. Il Duca di Benevento doveva infatti essere riconosciuto dai vari re dei Longobardi, ma i beneventani riuscirono spesso a rendere questo passaggio una pura formalità. Di fatto, nonostante diversi tentativi di unificare il regno e di aumentare l’influenza sui domini meridionali, Benevento rimase autonoma. Anzi, una volta crollato il regno del Nord Italia, diventò la città più potente della penisola, capace di fermare addirittura Carlo Magno.

Guerrieri longobardi di Benevento
Guerrieri longobardi di Benevento

Arriva Carlo Magno

Uno degli uomini più importanti della Storia di tutta l’Europa, il re dei Franchi e fondatore del Sacro Romano Impero, giunse fino alle porte di Benevento. Nel 774, dopo una guerra feroce con Re Desiderio, riuscì a spazzar via il regno longobardo del Nord Italia e, convinto di non avere più alcuna resistenza, mandò suo figlio a conquistare Capua e Benevento.
Le resistenze dei beneventani furono invece notevolissime, tanto da sorprendere lo stesso Re. Fu in quest’occasione che, dopo aver rapito il figlio del Duca di Benevento, impose un accordo: i longobardi si sarebbero sottomessi ai Franchi, ma avrebbero mantenuto l’indipendenza. Furono imposte tre regole: Carlo sarebbe stato accettato come unico re, Benevento avrebbe dovuto stampare monete con il volto del nuovo re e, soprattutto, tutti i longobardi avrebbero dovuto radersi la barba. Quest’ultima proposta fu presa come la massima delle offese e scoppiò una rivolta che riuscì ad allontanare i Franchi da Benevento fino alla morte del loro re.

Scrittura beneventana
Un esempio di scrittura beneventana

La vita al tempo dei longobardi

Non chiamiamoli barbari. I longobardi del Ducato di Benevento, infatti, furono ben diversi dalle orde di Vandali e Visigoti che distrussero gli antichi territori romani quando cadde l’Impero. Una volta stanziati, infatti, nonostante una cultura grezza rispetto alle complesse e raffinate istituzioni giuridiche e sociali romane, decisero con grande umiltà di imparare ciò che di buono aveva da offrire l’eredità del mondo antico.

Giunsero in Italia infatti convinti di essere discendenti di Odino e figli della popolazione mitica dei Winnili. Perseguitavano i cristiani e parlavano in una lingua germanica che ci ha lasciato numerosissime eredità nell’Italiano moderno. Pensiamo come esempio semplice ai vari nomi delle città, come San Bartolomeo in Galdo: “Wald” significa foresta in tedesco.
Le cose cambieranno presto, soprattutto a Benevento: i longobardi cominciarono a parlare in latino, impararono ed adattarono ai loro costumi le norme e le consuetudini della tradizione romana. Poi si convertirono al cristianesimo, anzi, gelosi dei propri territori, addirittura si arrivò al paradosso: nel VIII secolo i longobardi del Ducato di Benevento si allearono con il Papa pur di non essere sottomessi ai longobardi del Nord Italia.

Il Ducato di Benevento sviluppò anche una sua cultura molto particolare che sopravvisse anche alla sua caduta: pensiamo ad esempio alla “scrittura beneventana“, che è di fatto un corsivo diventato caratteristico delle opere del Sud Italia, oppure al “canto beneventano“, che è invece una intonazione particolare nei canti religiosi che ancora oggi sopravvive in alcune antichissime litanie tradizionali dei paesi sanniti.

Anche i rapporti con le donne erano molto diversi da quelli che spesso immaginiamo nel Medioevo: per i longobardi la donna aveva diverse libertà ed aiutava alla pari il marito nella gestione delle cose di famiglia. Abbiamo notizia anche di diverse regine longobarde. Oppure pensiamo alla Scuola Medica Salernitana, con un’intera generazione di docenti e studentesse, le mulieres salernitanae.

Arechi II re dei Longobardi
Arechi II re dei longobardi

La nascita del principato di Salerno

Erchemperto, il monaco che ci ha raccontato buona parte delle vicende del Ducato di Benevento, racconta la nascita del Principato di Salerno come “inizio della fine” dei Longobardi. Cominciarono ad essere infatti sempre più forti le presenze dei re del Nord Europa che cercavano di conquistare il piccolo ducato. Dopo aver resistito agli stessi longobardi di Pavia, a Carlo Magno e poi ai vari imperatori germanici, spesso barattando l’indipendenza con accordi economici, Benevento riuscì ad allungare la sua vita per ulteriori tre secoli.

Il protagonista di questo periodo storico fu Arechi II (vissuto dal 734 al 787), ricordato come uno dei migliori uomini politici del suo tempo e che, ancora oggi, a Salerno ha dato il suo nome a strade, edifici e luoghi pubblici. Il duca guardava al Mediterraneo e, dopo secoli di lotte e faide fra famiglie, desiderava creare un regno capace di dire la propria anche fuori dai confini cittadini. Il problema è che Benevento era troppo isolata e Napoli, nonostante continue aggressioni e invasioni che la sfiancavano da secoli, non riusciva proprio ad essere conquistata.

Sicardo Duca di Benevento
Una moneta con il volto di Sicardo, ultimo duca di Benevento

Salerno fu così la scelta perfetta per trasferire la corte e tutti gli interessi politici della dinastia longobarda: Arechi costruì un palazzo gigantesco e cominciò a sviluppare la città con mura, un porto moderno e infrastrutture nuove.
Con Napoli isolata, Amalfi conquistata nell’838 e Sorrento ininfluente, la Salerno longobarda diventò presto la città d’Italia più ricca e potente, anche perché il principe Sicardo di Benevento, prima della definitiva separazione dei principati, decise di deportare tutti i migliori capitani amalfitani a Salerno per insegnare ai salernitani l’arte della navigazione.
Siamo nel secolo IX ed erano i tempi dell'”Opulenta Salernum“, della scuola medica salernitana.

Benevento, nonostante si trovasse comunque a capo del più grande dominio d’Italia, si trovava ad affrontare l’inizio del suo declino: il principe Sicardo era un uomo violento, spietato e dissoluto e, dopo aver sottomesso gli Amalfitani nell’838 e deportato tutti i migliori navigatori a Salerno, fu ucciso in una congiura di palazzo organizzata proprio da Amalfi, che sostenne segretamente il tesoriere Radelchi e il fratello Siconolfo.

Dopo la morte di Sicardo, infatti, i due congiurati si divisero il bottino: Radelchi sarà il primo Principe di Benevento e Siconolfo il primo di Salerno. Da allora le città vivranno vite separate, anche se rimarranno alleate. Ad andarci bene fra le due, però, sarà Salerno.

Santa Sofia Benevento
La chiesa di Santa Sofia a Benevento, costruita da Arechi II. Fotografia di Federico Quagliuolo

La morte di un regno morto

Quando arriviamo all’inizio dell’anno 1000, il Ducato di Benevento (che ormai si chiamava principato) era in piedi quasi come un corpo morto. Dopo la congiura di Sicardo, cominciò una scia infinita di sangue che caratterizzò la vita di tutti i principi beneventani.

Allo stesso tempo, dal mare tornavano i bizantini, i saraceni ed anche gli antichi alleati di Capua cominciavano a fare la voce grossa.
Benevento fu costretta ad accettare compromessi e vassallaggi di re e imperatori.
E poi il guaio lo fecero i napoletani, quando donarono la contea di Aversa a un giovane condottiero carismatico e ambizioso venuto dal nord. Si chiamava Roberto il Guiscardo,

Era l’anno 1077 e Landolfo II, ultimo principe di Benevento, si era arreso ai Normanni che ormai giungevano dalla Puglia e dalla Campania e avevano accerchiato i domini dei vecchi duchi. Nel frattempo Roberto aveva conquistato Salerno e si accingeva a renderla prima capitale del Sud Italia, in attesa di conquistare anche la Sicilia assieme a suo fratello.

Il tempo dei vecchi longobardi era davvero finito per mano di giovani venuti, di nuovo, dal Nord.

L’epopea dell’indipendenza beneventana, però, non finirà qui. Benevento ce l’ha infatti nel sangue la voglia di non essere provincia e, nella sua millenaria storia, avrà infatti una vita completamente indipendente dal resto del Sud Italia: passò infatti presto sotto il dominio dello Stato Pontificio e nel corso della sua Storia fu numerose volte rimpallata fra i regnanti di Napoli e il Papa: a causa della sua lontananza da Roma, però, Benevento mantenne sempre una forma di governo abbastanza indipendente.
Almeno fino al 1861, quando diventò una volta e per tutte provincia del Regno d’Italia.

-Federico Quagliuolo

Riferimenti:
Erchemperto, Historia Langobardorum Beneventanorum
Paolo Diacono, Chronicum Salernitanum
Procopio di Cesarea, bellum gothicum
Ferdinando Hirsch, Il ducato di Benevento, L. Roux editori, Napoli, 1890
Marchese Nicola Borgia, L’importanza del ducato di benevento nella storia del Regno Longobardo, Parigi, 1883
Sicardo principe di Benevento nell’Enciclopedia Treccani
http://www.labeneventolongobarda.it/pagine/storia.html

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